De Niro a Roma per i 50 anni di Novecento: "Un capolavoro fatto per la gente"
Robert De Niro infiamma Roma per i 50 anni di Novecento. Tra ricordi di set e grandi cene, il ritratto inedito del suo legame con Bertolucci
Piazza San Cosimato, che a Roma è il cuore delle serate estive del "Cinema in piazza", si è riempita all'inverosimile per fare cerchio intorno a Robert De Niro. L'attore è arrivato per festeggiare una pellicola che quest'anno compie cinquant'anni: Novecento, l'affresco monumentale e provocatorio di Bernardo Bertolucci.
Tra grande cinema e trattorie emiliane
Con una mezza risata e un italiano masticato con affetto ("Bernardo? Very simpatico"), De Niro ha riportato tutti all'estate del 1974. All'epoca, una troupe internazionale gigantesca si era accampata nelle campagne emiliane: insieme a lui c'erano Gérard Depardieu, Burt Lancaster, Sterling Hayden, Stefania Sandrelli e Donald Sutherland.
Era un set che somigliava a Babele, dove ognuno recitava nella propria lingua madre. A tenere insieme quel gruppo così eterogeneo, però, ci pensava il regista, soprattutto a tavola: "Per me è stata l’esperienza gastronomica migliore della carriera", ha confessato l'attore, ricordando che Bertolucci alla fine delle riprese portava tutti a cena in ristoranti pazzeschi.
Bertolucci arrivava dal successo planetario e scandaloso di Ultimo tango a Parigi. Una scia che gli aveva garantito una libertà totale: tre major americane (Paramount, Fox e United Artists) si erano alleate per finanziargli un budget enorme da 5 milioni di dollari, per oltre un anno di riprese. L'intento del regista era quasi situazionista: usare i soldi del grande capitalismo hollywoodiano per finanziare, nelle sue stesse parole, "la più grande bandiera rossa mai vista al cinema".
Un'operazione monumentale incentrata interamente sullo sdoppiamento di un unico nucleo emotivo: da una parte Alfredo (De Niro), il rampollo dei padroni; dall'altra Olmo (Depardieu), l'istintivo figlio della gleba. Due destini paralleli nati nello stesso identico giorno, simboli di un'Italia spaccata dalle contraddizioni del Novecento e dall'ombra del fascismo.