Deep Impact (1998): il film catastrofico che Spielberg non girò mai, e le curiosità che in pochi conoscono
Prodotto da Steven Spielberg e diretto da Mimi Leder, il film del 1998 sulla cometa in rotta verso la Terra resta uno dei disaster movie più seri e scientificamente onesti della storia del genere.
La regia che cambiò mano all'ultimo momento
Spielberg doveva dirigerlo lui. Era stato coinvolto fin dall'inizio nello sviluppo del progetto, ma i suoi impegni con Amistad — uscito nel 1997 — gli impedirono di mettersi dietro la macchina da presa in tempo. La questione si complicò ulteriormente quando la Touchstone Pictures annunciò la produzione di Armageddon, un film con lo stesso identico presupposto narrativo: una roccia spaziale in rotta di collisione con la Terra, una missione per fermarla, il destino dell'umanità appeso a un filo. La corsa era aperta, e i produttori di Deep Impact non potevano aspettare.
La scelta cadde su Mimi Leder, già nota per The Peacemaker (1997). Spielberg rimase come produttore esecutivo, mantenendo un peso creativo sul progetto senza figurare alla regia. Fu una decisione che si rivelò giusta: Leder girò un film sobrio, centrato sui personaggi piuttosto che sulle esplosioni, e quello stile — insolito per il genere — è ancora oggi la sua cifra più riconoscibile.Il duello con Armageddon: chi vinse davvero
Deep Impact uscì nelle sale americane l'8 maggio 1998, circa due mesi prima del suo rivale diretto. Il primo weekend fu da capogiro: oltre 41 milioni di dollari solo nel mercato nordamericano, primo posto immediato al botteghino. A fine corsa, il film incassò 140 milioni negli Stati Uniti e circa 209 milioni all'estero, per un totale mondiale di quasi 350 milioni di dollari. Numeri importanti, ma inferiori a quelli di Armageddon, che con oltre 553 milioni fu il maggior successo commerciale dell'intero 1998.
Sul piano della critica e della credibilità scientifica, però, il verdetto andò nella direzione opposta. Astronomi ed esperti di astrofisica definirono Deep Impact molto più accurato rispetto alla concorrenza, e non è un dettaglio marginale: il film si era avvalso della consulenza diretta degli scienziati Eugene Carolyn Shoemaker — la coppia di astronomi che aveva scoperto la cometa Shoemaker-Levy 9, quella che nel 1994 si era schiantata su Giove e aveva ispirato l'intero filone narrativo. Avere i veri scopritori di una cometa come consulenti scientifici è qualcosa che Armageddon non poteva permettersi di replicare.Il cast e la curiosità su Morgan Freeman
La scelta degli attori racconta molto delle ambizioni del film. Elijah Wood interpreta Leo Beiderman, il quattordicenne appassionato di astronomia che per primo individua la cometa: era ancora lontano dal consacrarsi con Il Signore degli Anelli, e il ruolo in Deep Impact rimane una delle sue prove più intense di quel periodo. Téa Leoni è Jenny Lerner, la giornalista che ricostruisce la storia dall'interno, con Vanessa Redgrave e Maximillian Schell nei panni dei suoi genitori. Robert Duvall, premio Oscar, interpreta il comandante della missione spaziale — un astronauta veterano con la freddezza e il peso degli anni sulle spalle.
Morgan Freeman è il Presidente degli Stati Uniti Tom Beck, e intorno a questa scelta gira uno degli aneddoti più curiosi della lavorazione. Freeman chiese di poter indossare un orecchino per il ruolo. Mimi Leder disse no, ma concesse un compromesso: lasciare intravedere uno dei tatuaggi che l'attore ha sul braccio, a suo avviso capace di conferirgli un aspetto più ordinario, meno distante. Un dettaglio invisibile a chi non lo sa, ma che l'attore considerò rilevante per costruire il personaggio.
Una cometa in due pezzi e un finale che non risparmia nessuno
La struttura narrativa del film rifiuta la logica del salvataggio totale che domina il genere. I tentativi di neutralizzare la cometa falliscono: la missione Messia riesce soltanto a spezzarla in due frammenti, il più piccolo dei quali — detto Beiderman — colpisce comunque l'Oceano Atlantico nei pressi delle Bermuda, generando uno tsunami che spazza via New York, Washington, Boston e Miami. L'onda raggiunge un'altezza variabile tra i 300 e i 1.000 metri secondo le zone. Jenny Lerner muore. Milioni di persone lungo le coste dell'Atlantico muoiono.
Il finale non è trionfante. È un respiro di sollievo. Il frammento più grande viene distrutto grazie al sacrificio dell'equipaggio del Messia, che vola dentro la cavità della cometa e si fa esplodere assieme a essa. La Terra sopravvive, ma devastata. È una scelta narrativa che distingue Deep Impact dalla maggior parte dei film catastrofici, dove l'eroe torna sempre a casa. Qui qualcuno non torna, e il mondo che rimane non è quello di prima.
Le riprese si svolsero dal 16 giugno al 24 ottobre 1997, in poco più di quattro mesi. Il risultato è un film che, a distanza di quasi trent'anni, continua a reggere meglio del previsto — non per gli effetti speciali, ma per la serietà con cui tratta l'idea che certe catastrofi non abbiano eroi abbastanza grandi da fermarle davvero.