Demi Moore accende il dibattito a Cannes 2026: “L’AI è qui e non possiamo fermarla”
La conferenza stampa di Demi Moore a Cannes 2026 ha toccato anche uno degli argomenti più chiacchierati ad Hollywood: l'utilizzo dell'AI in ambito cinematografico!
Durante la conferenza stampa della giuria del Festival di Cannes 2026, Demi Moore ha preso una posizione netta e controversa sul tema dell'intelligenza artificiale nel cinema. L'attrice, reduce dal successo di "The Substance" presentato proprio sulla Croisette l'anno scorso, ha risposto a una domanda di Variety sull'impatto dell'AI nell'industria cinematografica con parole che faranno discutere: "Combattere l'intelligenza artificiale significa combattere una battaglia che perderemo".
La riflessione di Moore parte da un presupposto filosofico preciso: l'opposizione genera opposizione. "Sento sempre che l'essere contro qualcosa alimenta ulteriore contrapposizione. L'AI è qui, è una realtà. Quindi combatterla significa ingaggiare una guerra persa in partenza. Trovare modi per lavorarci insieme è un percorso più prezioso da intraprendere", ha dichiarato l'attrice davanti alla stampa internazionale riunita al Palais des Festivals.Una posizione pragmatica che si discosta dalla retorica allarmistica che spesso domina il dibattito pubblico sull'intelligenza artificiale a Hollywood. Eppure Moore non si è fermata all'accettazione passiva della tecnologia. Quando le è stato chiesto se l'industria stia facendo abbastanza per proteggere i professionisti del settore, la sua risposta è stata diretta: "Non conosco la risposta a questa domanda. Ma il mio istinto mi dice che probabilmente non stiamo facendo abbastanza". L'attrice ha poi tracciato una linea di confine fondamentale tra ciò che l'intelligenza artificiale può fare e ciò che rimarrà per sempre dominio esclusivo dell'essere umano.
È un manifesto umanista in piena era digitale, quello di Moore. Un richiamo alla dimensione spirituale e intangibile della creatività che nessun algoritmo, per quanto sofisticato, potrà mai replicare. Una distinzione cruciale in un momento storico in cui Hollywood sta ancora elaborando le conseguenze dello sciopero degli sceneggiatori del 2023, nato proprio dalle preoccupazioni sull'uso dell'intelligenza artificiale nella scrittura."Ci sono aspetti bellissimi nell'utilizzo dell'AI, ma la verità è che non c'è davvero nulla da temere. Quello che non potrà mai sostituire è ciò da cui nasce la vera arte, che non è il fisico ma l'anima. Viene dallo spirito di ognuno di noi seduti qui, di ognuno che crea ogni giorno. E questo non potranno mai ricrearlo attraverso qualcosa di tecnico". - Demi Moore
La conferenza stampa ha toccato anche un altro tema scottante: il rapporto tra politica e cinema. Alla domanda se esprimersi liberamente su temi politici possa danneggiare il business cinematografico, Moore ha risposto con convinzione: "Spero di no. L'arte riguarda l'espressione, quindi se iniziamo a censurarci chiudiamo il cuore stesso della nostra creatività, che è dove possiamo scoprire verità e risposte".
Il presidente di giuria Park Chan-wook, regista sudcoreano di "No Other Choice", ha rincarato la dose affrontando il dibattito che ha infiammato il Festival di Berlino all'inizio dell'anno. "Penso sia un concetto strano pensare che arte e politica siano in conflitto tra loro", ha detto attraverso un traduttore.
"Solo perché un'opera d'arte fa una dichiarazione politica, non dovrebbe essere considerata nemica dell'arte. Allo stesso tempo, solo perché un film non fa dichiarazioni politiche, non dovrebbe essere ignorato. Anche se facciamo una brillante dichiarazione politica, se non è espressa con sufficiente maestria artistica, sarebbe solo propaganda". - Park Chan-wook
Le parole di Moore e Park Chan-wook arrivano in un'edizione del Festival di Cannes particolarmente significativa per l'assenza di grandi titoli hollywoodiani. Il direttore Thierry Fremaux ha spiegato lunedì che l'industria sta "attraversando una trasformazione epocale", citando gli effetti combinati della pandemia, dello sciopero degli sceneggiatori legato all'intelligenza artificiale, delle ristrutturazioni aziendali, fusioni e acquisizioni, oltre all'ascesa delle piattaforme streaming.
Ricordiamo che Demi Moore fa parte della giuria di questa 79esima edizione insieme a nomi come l'attrice irlandese Ruth Negga, la regista belga Laura Wandel, il regista cileno Diego Céspedes, l'attore ivoriano Isaach de Bankolé, lo sceneggiatore irlando-scozzese Paul Laverty, la regista premio Oscar Chloé Zhao e l'attore svedese Stellan Skarsgård. Una giuria internazionale chiamata a giudicare i film in concorso a partire dalla cerimonia di apertura con "The Electric Kiss", commedia drammatica francese di Pierre Salvadori.
Il dibattito sull'intelligenza artificiale nel cinema è destinato a intensificarsi nei prossimi anni e le posizioni di Moore rappresentano una voce significativa in questo confronto: non la negazione a priori della tecnologia, ma nemmeno l'entusiasmo fermo e convinto. Piuttosto si tratta di un invito al dialogo e alla ricerca di un equilibrio, accompagnato dalla consapevolezza che servono maggiori tutele per chi lavora nell'industria. E soprattutto, la certezza che esiste un nucleo irriducibile dell'arte che nessuna macchina potrà mai colonizzare: quello che nasce dall'anima umana.