DiCaprio in vestaglia e bombe ideologiche: il delirio geniale di Paul Thomas Anderson (che punta dritto all'Oscar)
Paul Thomas Andreson travolge i Golden Globes 2026 e lancia DiCaprio verso un Oscar ormai annunciato
Tanti cari saluti alla compostezza cerimoniale dei Golden Globes. La kermesse del 2026 ha incoronato Paul Thomas Anderson (PTA per gli adepti) come sovrano assoluto, una resa incondizionata del sistema cinema davanti a un’opera che definire "film" appare riduttivo.
Una battaglia dopo l’altra è a tutti gli effetti un ordigno nucleare lanciato nel cuore della cultura pop, un thriller psichedelico che trasforma l’adattamento di Vineland di Thomas Pynchon in un manuale di guerriglia estetica.Al centro di questo affresco deformato brilla la stella polare di Leonardo DiCaprio. Il suo Bob Ferguson è un’antitesi vivente dell’eroe hollywoodiano. È un bombarolo in pensione che vive di whisky e paranoia in una baracca ai confini del mondo, avvolto in una vestaglia che puzza di nichilismo e anni '70 mai conclusi.
È a tutti gli effetti il simbolo di un'America che ha smesso di combattere ma non ha ancora imparato a morire. Ad affiancarlo, la rivelazione Chase Infiniti e una Teyana Taylor che sfida le leggi della fisica (e del decoro cinematografico) nell'incarnare Perfidia, madre combattiva che non batte ciglio nell’imbracciare un fucile d’assalto al nono mese di gravidanza.È un cinema che urla, che con un’ironia affilata come un bisturi sbeffeggia il machismo reazionario impersonato da un Sean Penn talmente viscido e autoritario che a stento si riesce a togliergli gli occhi di dosso quando è in scena.
La satira come arma di distrazione di massa
La critica si sta arrovellando nel tentativo di etichettarlo, ma ammettiamolo, l'unica cosa che si può dire del film di Anderson è che riprende con esattezza inquietante il collasso nervoso di una nazione. Rafforzato da riferimenti citazionisti che spaziano da Gillo Pontecorvo a Tom Cruise (venerato come un sensei della libertà dal Benicio del Toro più istrionico di sempre), il film è pura resistenza contro la "tossicità informativa" dei nostri tempi.
“Viviamo in un periodo oramai così “intossicato”, saturo di informazioni, che anche nel farsi ispirare, spesso, bisogna autodisciplinarsi”, ha detto il regista. “Dirigere ed essere parte del meccanismo è un privilegio, ma lo è ancora di più continuare a parlare, generare attenzione, condividere il proprio pensiero, ma ovunque tu vada, troverai sempre dei nuovi riferimenti, diversi e da preservare”.
Il genio di PTA si palesa proprio in questo, nella capacità di unire l'alto e il basso, il tutto condito e dinamicizzato da quel ritmo sincopato che rende la visione un'esperienza sensoriale oltre che, come sempre, intellettuale. Inutile dire che Una battaglia dopo l’altra è in prima linea per la vittoria agli Oscar 2026, e meritatamente, essendo la prova più tangibile della capacità di Paul Thomas Anderson di sovvertire le regole della narrazione sovrana e scardinare ogni residuo di linearità hollywoodiana.
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