Digger, il nuovo film di Iñárritu con Tom Cruise costa 125 milioni di dollari: ecco perché rischia il disastro al botteghino
Digger con Tom Cruise costa 125 milioni a Warner Bros. Dopo il flop di Una battaglia dopo l'altra, il film di Iñárritu rischia di diventare un nuovo disastro.
di Alba Rossi
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Hollywood sembra non imparare mai la lezione. Mentre l'industria cinematografica è ancora alle prese con le perdite monstre di Una battaglia dopo l'altra, Warner Bros si prepara a lanciare un'altra scommessa ad altissimo rischio: Digger, il nuovo film di Alejandro G. Iñárritu con Tom Cruise protagonista, che secondo le prime indiscrezioni avrebbe un budget di almeno 125 milioni di dollari. Una cifra che, per un film originale e non un sequel o franchise consolidato, rappresenta una vera e propria roulette russa nel clima attuale del box office.
Una battaglia dopo l'altra, l'acclamato film di Paul Thomas Anderson uscito nel 2025 e candidato agli Oscar, è diventato il paradigma del fallimento commerciale mascherato da trionfo critico. Nonostante sia considerato uno dei migliori film dell'anno e abbia incassato 205 milioni di dollari a livello mondiale, le stime parlano di perdite intorno ai 100 milioni per Warner Bros, a causa di un budget di produzione compreso tra 130 e 175 milioni di dollari. Un paradosso doloroso: fare un capolavoro e perdere una fortuna.
Warner Bros sembra puntare tutto sulla stagione dei premi. Il film uscirà il 2 ottobre 2026, una data strategica per posizionarsi nella corsa agli Oscar 2027, dove potrebbe competere con altri titoli di peso come The Social Reckoning e L'Odissea di Christopher Nolan. La strategia è chiara: trasformare il prestigio critico in longevità al botteghino, sfruttando le nomination per mantenere il film nelle sale durante i mesi cruciali delle premiazioni.
Il problema è che questa strategia ha mostrato tutti i suoi limiti proprio con Una battaglia dopo l'altra. Anche essere il film più acclamato dell'anno non basta più a garantire profitti, soprattutto quando il pubblico generalista percepisce il prodotto come troppo d'autore, impegnativo o semplicemente "da Oscar" più che da intrattenimento puro.
Fonte /
Puck.news