Dogman, il significato del finale: la morte di Doug e la verità sul cane che protegge Evelyn
Luc Besson ha creato un racconto oscuro e visionario in cui dolore, fede, vendetta e amore per gli animali si intrecciano. Ma è l’ultima scena a dare un senso definitivo al destino di Doug.
Presentato in concorso all’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2023, Dogman è una delle opere più singolari della filmografia di Luc Besson. Il regista francese, autore di titoli come Nikita, Léon e Il quinto elemento, abbandona in parte i territori del cinema d’azione per raccontare una storia molto più cupa e personale. Al centro c’è Doug, interpretato da un magnetico Caleb Landry Jones, un uomo costretto sulla sedia a rotelle che ha sviluppato un legame quasi inspiegabile con i cani. Il film mescola dramma, formazione, thriller, elementi fantastici e suggestioni da cinecomic, senza però aderire completamente a nessuno di questi generi. Ed è proprio questa ambiguità a essere fondamentale per comprendere il finale.
La situazione precipita quando l'uomo tenta di uccidere alcuni cuccioli. Doug cerca di impedirglielo e viene colpito da un proiettile, riportando una lesione che lo condannerà alla sedia a rotelle. Da questo momento emerge la caratteristica più misteriosa del personaggio: Doug sembra possedere una capacità straordinaria di comunicare con i cani e di guidarne le azioni. Salvato dalla polizia, il ragazzo cresce lontano dalla famiglia e incontra Salma, un'insegnante che gli trasmette l'amore per la letteratura e per Shakespeare. Il teatro diventerà per lui uno strumento per costruirsi un'identità diversa da quella imposta dalla sua infanzia.
Da adulto, Doug vive con i suoi cani e si esibisce anche come drag queen. Quando le difficoltà economiche lo spingono ai margini della società, utilizza i suoi animali per compiere furti ai danni dei più ricchi. Successivamente, però, il suo rapporto con la violenza cambia: Doug comincia a utilizzare quella sorta di esercito a quattro zampe per proteggere persone vulnerabili e contrastare criminali e prepotenti: la vittima quindi diventa una sorta di giustiziere.
In questo senso, il protagonista può essere letto come una sorta di "angelo imperfetto". Ha perso l'uso delle gambe, ma ha ricevuto un'altra forma di forza: attraverso i cani può arrivare dove il suo corpo non gli consente di arrivare. Dopo aver raccontato la propria vita a Evelyn, Doug capisce qualcosa di importante: la psicologa ha subito a sua volta violenze e si trova ancora in una situazione di pericolo a causa dell'ex marito. Evelyn decide di aiutarlo. Poco dopo, però, i cani riescono a liberare Doug dalla stazione di polizia. La scena conclusiva è costruita come una vera e propria morte simbolica e fisica del personaggio. Doug esce dall'edificio con enorme fatica. È gravemente ferito e ormai allo stremo delle forze. Di fronte a lui si trova una chiesa. L'uomo riesce ad alzarsi dalla sedia a rotelle, compie alcuni passi e apre le braccia. Poi crolla e muore, circondato dai suoi cani. Perché?
Una possibile interpretazione è che Doug abbia finalmente completato la propria missione. Per tutta la vita ha cercato un senso alla sofferenza subita. La sua esistenza è stata segnata dall'abbandono, dalla violenza, dalla solitudine e dall'impossibilità di vivere una vita normale. Eppure, attraverso i cani, è riuscito a trasformare quella sofferenza in protezione verso gli altri. La sua morte, quindi, non rappresenta semplicemente una sconfitta. È la liberazione di un uomo che, dopo avere trascorso l'intera vita combattendo contro la propria condizione, sembra finalmente trovare pace.
Evelyn e sua figlia rappresentano infatti la possibilità di interrompere quel ciclo di violenza che Doug non è mai riuscito a spezzare completamente nella propria vita. Tuttavia Il finale di Dogman non deve necessariamente essere interpretato in senso letterale: non sappiamo se Doug possieda davvero poteri soprannaturali, se il rapporto con i cani sia una metafora oppure se Besson voglia deliberatamente mantenere entrambe le possibilità. La sua storia può quindi essere letta come quella di un moderno outsider che trasforma il trauma in una missione. I cani sono contemporaneamente la sua famiglia, la sua forza, la sua coscienza e, nella dimensione più fantastica del film, quasi un'estensione della sua anima.