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Dolph Lundgren sulla lotta al cancro: "Mio fratello doveva aiutarmi a smettere di soffrire"

Dolph Lundgren racconta la sua battaglia contro il cancro e come aveva pianificato il suicidio assistito in Svizzera prima della diagnosi corretta che gli ha salvato la vita.

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Ci sono momenti in cui anche i giganti dello schermo, quelli che ci hanno fatto credere nell'invincibilità umana a suon di pugni e muscoli d'acciaio, crollano. E quando crollano, lo fanno in un modo che ci ricorda quanto sia fragile la linea tra la forza apparente e la disperazione più totale. Dolph Lundgren, l'uomo che in Rocky IV prometteva a Sylvester Stallone "I must break you" con quell'accento russo glaciale, ha appena aperto una finestra su uno dei capitoli più bui della sua esistenza.

Nel suo nuovo memoir Fights Worth Fighting: Finding Strength in Struggle, la stella svedese di 68 anni racconta senza filtri i momenti in cui la lotta contro il cancro lo aveva portato a considerare seriamente l'autoeliminazione assistita. Non parliamo di pensieri passeggeri, ma di piani concreti discussi con suo fratello Johan.

"Quando ero nel pieno dei trattamenti contro il cancro e pensavo alla possibilità di uccidermi, mio fratello Johan mi avrebbe aiutato. Non sapevo in che condizioni mi sarei potuto trovare una volta presa quella decisione. Avrei potuto essere in condizioni davvero pessime e non essere in grado di completarlo da solo. Ci sono paesi in Europa, come la Svizzera, che permettono il suicidio legale per persone malate terminali, ma avrei comunque potuto aver bisogno di qualcuno lì ad aiutarmi". - Dolph Lundgren

La storia di Lundgren è un thriller medico che merita di essere raccontato dall'inizio. Nel 2015 arriva la prima mazzata: cancro ai reni. L'attore affronta la cosa con la stessa determinazione che metteva sul ring, si sottopone alle cure e per un po' sembra andare tutto bene. Ma nel 2020 il plot twist crudele: i tumori si sono diffusi. I medici gli danno pochi anni di vita, forse meno. È in questo limbo tra speranza e rassegnazione che Lundgren inizia a considerare l'opzione più estrema.

Dolph Lundgren in una scena de I dominatori dell’Universo

"Ero depresso e avevo quasi rinunciato a ogni speranza", ammette nel libro. Proprio quando tutto sembrava perduto, entra in scena la dottoressa Alexandra Drakaki. All'inizio del 2022, la specialista rivede i campioni di Lundgren, ordina nuovi test e fa una scoperta che cambia tutto: l'attore era stato diagnosticato male. Non aveva un cancro ai reni diffuso, ma un cancro ai polmoni. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma in oncologia la differenza tra un tipo di tumore e un altro può significare la differenza tra una condanna a morte e una possibilità di cura.

Con il nuovo protocollo terapeutico, Lundgren inizia a sentirsi meglio. I trattamenti mirati per il cancro ai polmoni funzionano. Nel 2024, dall'ospedale di Los Angeles, condivide un video con i fan che lo mostra su un lettino, pronto per l'ultima procedura: "Sto per entrare e liberarmi di quell'ultimo tumore morto. Visto che non ci sono più cellule cancerose nel mio corpo, immagino che sarò libero dal cancro, quindi non vedo l'ora di questa procedura".

Intervistato di recente a New York, Lundgren ha spiegato cosa lo ha convinto a non perseguire quell'opzione con suo fratello: i suoi figli. "I miei figli mi hanno convinto a continuare a lottare durante il trattamento", ha dichiarato. "Le persone devono essere disposte a combattere per restare con coloro che amano, anche quando le cose sembrano pesanti".

È un messaggio potente, che arriva da un uomo che ha fatto della forza fisica il suo marchio di fabbrica, ma che ora parla di un tipo di forza completamente diverso. Non quella dei bicipiti o dei calci volanti, ma quella di alzarsi ogni mattina quando il corpo ti tradisce, quando le statistiche ti danno torto, quando l'unica cosa che ti tiene ancorato al mondo sono i volti delle persone che ami.

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