Dopo 30 anni nei Simpson, un personaggio storico dice addio alla serie animata
I Simpson ritirano Duffman dopo 30 anni nella stagione 37. Scopri cosa è successo nell'episodio "Seperance" e perché il personaggio iconico ha abbandonato il costume.
Nella lunga e sorprendente storia de I Simpson, personaggi entrano ed escono di scena con una frequenza che solo una serie animata in onda da decenni può permettersi. Ma quando un volto iconico come quello di Duffman decide di appendere il costume al chiodo, anche i fan più navigati alzano le antenne. L'ultimo episodio della stagione 37 ha infatti sancito, in modo tanto inaspettato quanto definitivo, il ritiro di Barry Duffman, l'energico portavoce della birra Duff che per quasi trent'anni ha scandito le apparizioni a Moe's Tavern con il suo inconfondibile "Oh yeah".
L'episodio in questione, intitolato Seperance, gioca su una brillante parodia della serie Apple TV+ Severance, immergendo Homer in un lavoro per la Enthusiasm on Demand, un'azienda che lo lascia letteralmente prosciugato di energie ogni giorno. È Duffman stesso a reclutarlo, ma il vero colpo di scena arriva quando il personaggio annuncia che la Duff Corporation ha ritirato definitivamente il suo alter ego commerciale. Niente più costume da supereroe della birra, niente più muscoli guizzanti e slogan urlati: Duffman si deprogramma dall'azienda e rimane in abiti civili, suggellando quella che potrebbe essere la sua ultima apparizione nel celebre costume rosso e blu.
Ma facciamo un passo indietro. Duffman ha fatto il suo debutto nel lontano autunno del 1997, nell'episodio The City of New York vs. Homer Simpson, un episodio che ha vissuto una storia particolare: è stato infatti bandito per anni a causa dei riferimenti alle Torri Gemelle. Da quel momento, il personaggio è diventato una presenza ricorrente, anche se mai veramente centrale nella mitologia della serie. La sua funzione era chiara: incarnare la satira del marketing aggressivo e dell'entusiasmo artificiale che pervade il mondo della pubblicità americana. Con il suo tono sovraeccitato e la sua dedizione totale al brand Duff, rappresentava l'epitome del corporate enthusiasm portato all'assurdo.
Quello che rende questa scelta narrativa particolarmente interessante è il contesto in cui avviene. I Simpson sono noti per la loro gestione estremamente flessibile della continuità: eventi monumentali vengono dimenticati nell'episodio successivo, personaggi morti tornano in vita senza spiegazioni, e persino matrimoni o divorzi possono essere cancellati con un colpo di spugna. Questa libertà creativa ha i suoi vantaggi: permette agli sceneggiatori di osare, di sperimentare, di non essere vincolati da una lore rigida che limita le possibilità narrative. D'altra parte, significa anche che nulla è davvero permanente, che le poste in gioco sono quasi sempre reversibili.
Ed è proprio qui che il ritiro di Duffman assume un significato ambivalente. Da un lato, l'annuncio esplicito della Duff Corporation suggerisce una volontà precisa di chiudere un capitolo, di dare una conclusione formale a un personaggio che ha attraversato tre decenni di storia televisiva. Dall'altro, la natura stessa de I Simpson lascia la porta socchiusa: in un universo dove la continuità è un concetto fluido, chi può dire che Duffman non possa tornare, magari per un flashback, un episodio speciale o una trovata narrativa che giustifichi il suo ritorno in grande stile.
Quello che è certo è che I Simpson continuano a dimostrare una vitalità narrativa sorprendente. In un panorama televisivo sempre più affollato e competitivo, la capacità di generare questo tipo di momenti, di far parlare di sé per scelte coraggiose e inaspettate, è un asset raro. Che si tratti di uccidere Marge o di mandare in pensione Duffman, la serie sa ancora come catturare l'attenzione e ricordarci perché, dopo quasi quattro decenni, rimane un punto di riferimento della cultura pop mondiale.