Dopo Carrie e The Mist, Mike Flanagan potrebbe adattare il romanzo "maledetto" che King non voleva finire
Mike Flanagan potrebbe finalmente dare a Pet Sematary l'adattamento che merita. Il romanzo che spaventò Stephen King attende il regista giusto.
Mike Flanagan sta costruendo un impero di adattamenti Stephen King che potrebbe ridefinire il modo in cui le opere dell'autore del Maine vengono tradotte sullo schermo. Dopo il successo di Il gioco di Gerald e Doctor Sleep, il regista si prepara a portare Carrie sul piccolo schermo, mentre lavora contemporaneamente su una nuova versione di The Mist. Nel cassetto, come un sogno ancora distante ma ben presente, c'è anche La Torre Nera, la saga che King stesso considera il suo magnum opus. Ma tra tutti i progetti possibili, ce n'è uno che attende da decenni un adattamento all'altezza della sua reputazione. Un romanzo quasi "maledetto", che lo stesso Stephen King quasi non volle completare, perché si era spinto troppo oltre anche per i suoi standard.
Pet Sematary rappresenta un caso unico nella bibliografia kinghiana. La genesi del libro è radicata in un trauma personale che King faticò a metabolizzare attraverso la scrittura. Tutto iniziò quando Smucky, il gatto della figlia dello scrittore, venne investito su una strada vicino alla loro casa nel Maine, una strada tristemente nota per la quantità di animali domestici uccisi dal traffico. Poco dopo, il figlio più piccolo di King, Owen, corse verso quella stessa strada prima che il padre riuscisse a fermarlo. Quell'attimo di puro terrore divenne il seme narrativo del romanzo: cosa farebbe un genitore di fronte alla perdita definitiva di un figlio? Fino a dove si spingerebbe per riportarlo indietro?
Anche la reazione della figlia alla morte del gatto, l'elaborazione infantile del lutto attraverso il rito della sepoltura in un cimitero per animali, alimentò la domanda centrale del libro: e se i morti potessero davvero tornare? King iniziò a scrivere, ma si fermò prima di completare il manoscritto. La materia era troppo oscura, troppo vicina al suo nucleo familiare più vulnerabile. Solo un obbligo contrattuale con il suo editore lo costrinse a finirlo. Il risultato fu uno dei suoi romanzi più disturbanti, quello che lui stesso ha ammesso essere l'unico che lo abbia veramente spaventato.
Nonostante il suo status di classico moderno dell'horror, Pet Sematary non ha mai ricevuto un adattamento cinematografico che rendesse giustizia alla complessità emotiva e al terrore esistenziale del romanzo originale. La versione del 1989, diretta da Mary Lambert, è oggi considerata un cult movie, un prodotto del suo tempo con momenti iconici ma che manca completamente il punto centrale del libro di King. Il film si concentra sugli elementi più splatter e sulle immagini disturbanti, perdendo di vista il cuore pulsante della storia: il dolore paralizzante della perdita, la disperazione di un padre disposto a infrangere le leggi della natura pur di non affrontare l'inaccettabile.
Il remake del 2019, diretto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer, tentò di correggere alcuni degli errori della versione precedente, introducendo modifiche alla trama che avrebbero dovuto approfondire i temi del romanzo. Ma anche questo tentativo non riuscì a catturare la devastazione emotiva che permea ogni pagina del libro di King. Entrambi gli adattamenti hanno ridotto Pet Sematary a un horror convenzionale, quando invece il romanzo è una meditazione straziante sul lutto, sulla negazione e sulle conseguenze catastrofiche del rifiuto di accettare la morte.
È qui che entra in gioco Mike Flanagan. Il regista ha dimostrato più volte di possedere una sensibilità unica nel tradurre in immagini i temi più profondi dell'horror letterario. Con The Haunting of Hill House ha esplorato come i traumi familiari si tramandino di generazione in generazione. Con Midnight Mass ha analizzato la paura della morte e il desiderio disperato di immortalità che può corrompere un'intera comunità. Con La caduta della casa degli Usher ha decostruito l'avidità e la degenerazione morale che ne consegue. Tutte queste opere condividono un elemento fondamentale: Flanagan non usa l'horror come fine a sé stesso, ma come strumento per esplorare le fratture emotive umane.
Pet Sematary richiederebbe esattamente questo approccio. Al centro del romanzo c'è Louis Creed, un medico razionale che si trova ad affrontare l'irrazionale: la morte prematura. Quando il suo figlio piccolo, Gage, viene ucciso da un camion, Louis scopre che oltre il cimitero degli animali domestici esiste un luogo ancora più antico, un terreno di sepoltura micmac dove i morti possono tornare. Ma tornano cambiati, corrotti, svuotati della loro umanità. Louis sa tutto questo, eppure seppellisce suo figlio là. La sua scelta non nasce da ignoranza, ma da un'incapacità totale di accettare la perdita. È questa disperazione, questa volontà di negare la realtà a qualsiasi costo, che rende Pet Sematary così terrificante.
C'è anche una dimensione filosofica nel romanzo che meriterebbe di essere esplorata più approfonditamente. King pone una domanda scomoda: i morti hanno il diritto di restare morti? Louis Creed non solo viola le leggi naturali, ma anche l'autonomia di suo figlio, riportandolo in un'esistenza che è poco più di una parodia grottesca della vita. È un atto d'amore o di supremo egoismo? Flanagan, che in Midnight Mass ha esplorato le implicazioni morali dell'immortalità forzata, sarebbe il regista ideale per affrontare questa dimensione etica.
Stephen King ha dichiarato in diverse interviste che Pet Sematary rappresenta un territorio che probabilmente non avrebbe dovuto esplorare, un romanzo che ha scavato troppo in profondità nelle sue paure più primordiali. Questa vulnerabilità dell'autore è palpabile in ogni pagina, ed è ciò che distingue il libro da molte altre sue opere. Non è semplicemente una storia di zombie o di resurrezione malvagia. È il grido di angoscia di un padre che immagina l'impensabile e poi si chiede cosa farebbe se l'impensabile si avverasse.