Dragon Ball, svelato il finale alternativo: un vero lutto per milioni di fan

Vegeta morto per sempre, Gohan nuovo protagonista, Goku che resta nell'aldilà. Un finale che avrebbe cambiato tutto — e che per fortuna (o per sfortuna?) non è mai esistito.

Condividi

Il 1° aprile 2026, nelle ore in cui le community di appassionati di manga e anime di mezzo mondo stavano già tenendo d'occhio qualsiasi annuncio con la giusta dose di scetticismo, è circolata una notizia capace di mettere in crisi anche i fan più smaliziati: durante i lavori di digitalizzazione dell'archivio storico di Weekly Shonen Jump, alcuni assistenti avrebbero ritrovato una cartella etichettata "DB-Final_Draft_95" contenente gli storyboard originali di Akira Toriyama per la conclusione della saga di Majin Bu. Storyboard che mostravano un finale radicalmente diverso da quello che il mondo conosce: Vegeta morto definitivamente nel suo sacrificio contro Majin Bu Grasso, nessuna Genkidama, nessuna fusione, e Gohan che prendeva il testimone di protettore della Terra con Goku rimasto nell'aldilà a guidarlo da lontano. La notizia era talmente credibile — nei dettagli, nel tono, nell'aggancio emotivo — che migliaia di persone ci hanno creduto almeno per qualche minuto. Poi, in calce all'articolo, la firma: "Sei arrivato fin qui sperando fosse vero? Anche noi! Buon 1° Aprile dalla redazione."

Il finale alternativo di Dragon Ball Z non esiste. Non ci sono storyboard segreti nella Shueisha, non è emerso nessun cartella "DB-Final_Draft_95", e le bozze "un po' sfocate" circolate online erano ovviamente costruzioni ad hoc. Ma il fatto che la notizia abbia funzionato — che abbia fatto battere il cuore a milioni di persone prima che arrivasse la smentita — dice qualcosa di molto preciso su Dragon Ball Z e su quanto quella storia continui a essere viva, trent'anni dopo la sua conclusione.

Dragon Ball

Perché quel finale finto era così convincente

La beffa del 1° aprile funziona sempre meglio quando ha un aggancio nella realtà, e questo ne aveva uno molto solido. Toriyama aveva davvero intenzione di rendere Gohan il protagonista di Dragon Ball Z, almeno in un certo momento della sua elaborazione narrativa. Lo confermano le fonti ufficiali: dopo la fine della saga di Cell — in cui Gohan sconfigge l'antagonista trasformandosi in Super Saiyan di secondo livello in uno degli archi più celebrati dell'intera serie — l'autore stava valutando di passare il testimone al figlio di Goku, lasciando il padre nell'aldilà. Gohan avrebbe dovuto essere il nuovo eroe, più studioso e riflessivo del padre, meno ossessionato dalla battaglia. Una scelta narrativamente coraggiosa, capace di portare la serie in una direzione più matura. Poi, nei primissimi capitoli della saga di Majin Bu, Toriyama cambiò idea. Il perché non è stato mai dichiarato in modo esplicito, ma l'ipotesi più accreditata è che sia stato lo stesso autore a rendersi conto che il pubblico non era pronto per un Gohan-protagonista, o che il personaggio non reggesse il peso narrativo nel modo che aveva immaginato.

L'altro elemento che rendeva la notizia così credibile è il sacrificio di Vegeta contro Majin Bu Grasso, che nella versione canonica è uno dei momenti più potenti dell'intera serie. Il Principe dei Saiyan — l'orgoglioso antagonista diventato antieroe, il rivale per eccellenza di Goku — si immola con la Final Explosion in un gesto di redenzione totale, convinto di distruggere l'avversario. Non ci riesce. E poi, grazie alle sfere del drago, viene resuscitato. La notizia falsa sosteneva che questa resurrezione fosse stata imposta dagli editor della Shueisha, troppo spaventati all'idea di perdere definitivamente un personaggio così commercialmente rilevante. Anche questa è una dinamica reale nella storia dei manga giapponesi: la pressione delle case editrici sui loro autori di punta è documentata e ben nota, e non è affatto inverosimile che una morte definitiva di Vegeta avrebbe trovato resistenze nella redazione. Il meccanismo funzionava perché era plausibile.

Il finale vero, e perché è comunque un grande finale

La saga di Majin Bu si conclude, nel manga di Toriyama pubblicato su Weekly Shonen Jump tra il 1994 e il 1995, con Goku che sconfigge Bu attraverso una Genkidama alimentata dall'energia di tutti gli esseri della Terra. Prima di annientarlo, Goku esprime il desiderio che il suo nemico possa rinascere come essere buono. Dieci anni dopo, nell'epilogo finale della serie, Goku incontra Ub — la reincarnazione di Majin Bu — durante il Torneo Tenkaichi, e lo porta via con sé per addestrarlo come nuovo protettore della Terra. È un finale aperto, malinconico nel modo in cui tutti i grandi finali sono malinconici: Goku che vola via con un ragazzino sconosciuto, lasciando indietro amici e famiglia, incapace di fermarsi anche quando potrebbe farlo. Gohan, nel frattempo, è diventato un ricercatore. Ha sposato Videl. Ha abbandonato i combattimenti. La versione di Dragon Ball Z che aveva voluto la madre Chichi per lui — lo studioso, non il guerriero — si è avverata. In un certo senso, quella storia sul passaggio di testimone che il finale falso prometteva c'è davvero, solo che è più sottile e meno cinematografica di come la immaginava chiunque.

Il fatto che milioni di persone abbiano sperato, anche solo per un momento, che il finale alternativo fosse vero — e che al tempo stesso siano stati sollevati di scoprire che non lo era — dice tutto su come funziona Dragon Ball Z nell'immaginario di chi ci è cresciuto. Non è solo una serie. È una struttura emotiva.

Immagini Copyright by production studio and/or distributor - Moviestill DB

Continua a leggere su BadTaste