Due parole a Toni Servillo sulla "riduttività" del Fumetto (con il massimo rispetto)
Toni Servillo, protagonista del film 5 è il numero perfetto, diretto da Igort, ci tiene a distinguere tra Fumetto e graphic novel
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
Non graphic novel: fumetto.
Stavolta è toccato a Toni Servillo. Vi riportiamo le sue parole:
Igort è uno straordinario autore di graphic novel, cioè un genere che si affranca dalla riduttività del termine "fumetto" e va verso un'ambizione, mi sembra ormai conclamata, di vera e propria letteratura. 5 è il numero perfetto appartiene a questo genere, per cui noi non abbiamo mai avuto la sensazione di dover passare dalla bidimensionalità alla tridimensionalità. Sia detto con il massimo rispetto: nessuno di noi ha mai pensato di fare Topolino e Paperino al Cinema. È una storia che ha una forza drammaturgica, una chiarezza di contorni dei personaggi, dei bellissimi dialoghi, per cui è come se ci fosse stata consegnata una vera e propria sceneggiatura.
Ora, siamo certi che Servillo non avesse alcuna intenzione di risultare impreciso e approssimativo, di ridurre a poca cosa il Fumetto in generale, di diminuire in qualche modo la dignità di un termine, che definisce "riduttivo", e di un linguaggio.
Cosa vorremmo dire a Toni Servillo, se mai ci leggesse? Forse che la parola "Fumetto", che lui identifica con Paperino e Topolino, non è diversa dalla parola Cinema, che noi, com'è giusto, non identifichiamo arbitrariamente con Gianni e Pinotto, perché siamo consapevoli del fatto che abbracci una varietà di generi molto ampia, che rappresenti un mezzo comunicativo, il quale ha una storia importante e gloriosa, in continua evoluzione, in grado di regalare emozioni, sogni, intrattenimento, risate, lacrime, ispirazione ed eccitazione al pubblico. Proprio come il Fumetto, di ogni genere e forma, se fatto bene.
Non è però questa la distinzione sottesa dalle sue parole. No, Servillo fa un distinguo snobista ed elitario, affermando che il Fumetto non ha poi tutta questa dignità, mentre la graphic novel sì; si affranca dai supposti limiti del Fumetto perché - come soffriamo ogni volta che lo sentiamo dire - ha un'ambizione di vera e propria Letteratura. Mica Topolino e Paperino. Secondo le parole dell'attore, si tratterebbe di una questione di autorialità, di ambizione, di valore intrinseco.
Motivo per cui chiederemmo a Servillo come mai non si faccia problemi nel definire Cinema tanto quello di Sorrentino quanto quello dei Vanzina o dei fratelli Wayans, di John Carpenter o di Umberto Lenzi. Perché chi gira un film, a prescindere dalla sua supposta serietà, dall'altezza dei suoi temi, dalla pretesa di fare cultura, popolare o meno, è sempre un regista, mentre Igort non può essere un fumettista come lo sono Leo Ortolani, Francesco Artibani, Diego Cajelli e Roberto Recchioni, bensì un "autore di graphic novel"?
Questo diremmo, probabilmente, a Servillo. Non siamo sicuri che servirebbe a qualcosa. Sono anni che lo ripetiamo a moltissimi. Sempre di più ci ascoltano, anche se non sono ancora a sufficienza. Forse l'interprete di 5 è il numero perfetto avrebbe la pazienza di ascoltarci e realizzerebbe il suo errore tecnico, certamente in buona fede, che lo ha fatto suonare un po' supponente alle orecchie di coloro che conoscono la differenza tra genere e linguaggio e degli appassionati di Fumetto, mai così presente nella vita e nell'immaginario culturale del mondo eppure ancora tristemente e ingiustamente bistrattato.
