È morto Béla Tarr, il regista ungherese che sfidò il pubblico con un film da sette ore e mezzo
È morto Béla Tarr, maestro del cinema d'autore ungherese. Il regista di Sátántangó, pioniere dello slow cinema, si è spento a 70 anni dopo lunga malattia.
Il cinema d'autore europeo ha perso uno dei suoi maestri più radicali e visionari. Béla Tarr, regista ungherese celebrato in tutto il mondo per la sua poetica apocalittica e per opere cinematografiche che hanno ridefinito i confini della settima arte, è morto oggi, martedì 6 gennaio 2026, all'età di 70 anni. L'annuncio è arrivato dalla European Film Academy, che ha confermato la scomparsa avvenuta quella stessa mattina dopo una lunga e grave malattia. In una nota ufficiale, l'accademia ha reso omaggio a un cineasta che non è stato soltanto un innovatore tecnico, ma una personalità dalla forte voce politica, rispettata dai colleghi e celebrata dal pubblico internazionale. La famiglia ha chiesto riservatezza in questi giorni difficili, chiedendo a stampa e pubblico di comprendere il momento di lutto privato.
Oltre a "Sátántangó", Tarr ha firmato altri titoli fondamentali come Damnation (1988), un noir filosofico ambientato in una città industriale decadente, dove la pioggia incessante diventa metafora di un'esistenza senza via d'uscita. I suoi film sono stati proiettati nei festival più prestigiosi del mondo, da Cannes a Berlino, conquistando una nicchia di appassionati disposti a seguirlo nelle sue lunghe meditazioni visive sulla condizione umana. Il cinema di Béla Tarr non è mai stato facile né consolatorio. Le sue inquadrature che durano minuti, i suoi personaggi schiacciati dal peso dell'esistenza, i suoi paesaggi fangosi e desolati hanno creato un linguaggio cinematografico riconoscibile e inimitabile. Eppure, dietro l'apparente austerità formale, c'è sempre stata una profonda umanità, uno sguardo compassionevole verso gli ultimi, i dimenticati, coloro che vivono ai margini della storia.