È stato ucciso a colpi d'arma da fuoco sul set: stava per sposarsi

Il 31 marzo 1993, durante le riprese de Il Corvo, un proiettile che non avrebbe mai dovuto esserci uccise Brandon Lee. Aveva 28 anni. Il matrimonio era fissato per diciassette giorni dopo.

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Il figlio di Bruce Lee e il film che lo avrebbe reso immortale

Brandon Lee era nato ad Oakland il 1° febbraio 1965 da Bruce Lee e da Linda Emery, e aveva trascorso l'intera vita professionale cercando di costruirsi un'identità che non fosse solo il riflesso del padre. Quando Bruce morì per un edema cerebrale nel luglio del 1973, Brandon aveva otto anni — abbastanza per capire la perdita, troppo poco per elaborarla davvero. Negli anni seguenti si specializzò nelle arti marziali, sulla scia del padre, ma il sogno era la recitazione, non i film di kung fu. I suoi primi lavori — B-movie semiviolenti, qualche apparizione televisiva — non gli diedero mai il salto di qualità che cercava. Poi, nel 1993, arrivò Il Corvo, il film del regista australiano Alex Proyas tratto dall'omonimo fumetto di James O'Barr. Per la prima volta nessuno gli chiedeva di combattere: il personaggio di Eric Draven, musicista rock resuscitato da un corvo psicopompo per vendicare sé stesso e la fidanzata assassinata, era un ruolo emotivo, romantico, cupo. Brandon lo disse chiaramente in un'intervista: non sopportava più di essere etichettato come "il figlio di Bruce Lee", e Il Corvo era la sua occasione di dimostrare di essere qualcos'altro. Non ne vide mai l'uscita.

Cosa successe sul set quella sera

La dinamica dell'incidente

Era il 31 marzo 1993, mancavano otto giorni alla fine delle riprese. La scena da girare era quella in cui Eric Draven rientra nel suo appartamento con la spesa e viene aggredito e ucciso dai malviventi. L'attore Michael Massee, nel ruolo del criminale Funboy, doveva sparare a Brandon con una pistola — una Smith & Wesson .44 Magnum che avrebbe dovuto essere caricata a salve. Ma nella canna dell'arma era rimasto incastrato il frammento di un proiettile vero utilizzato in una scena precedente: per risparmiare tempo, alcuni membri della troupe avevano costruito artigianalmente proiettili inerti rimuovendo la polvere da sparo da munizioni reali, invece di acquistare quelli appositi, e uno di questi non era stato rimosso correttamente dopo l'uso. Quando Massee premette il grilletto con il proiettile a salve, l'esplosione della carica fu sufficiente a espellere l'ogiva incastrata. Il frammento colpì Brandon allo stomaco, perforò l'addome e provocò un'emorragia interna devastante.

I minuti sul set e le ore dopo

Il regista Alex Proyas non capì immediatamente cosa fosse accaduto. "Lo vidi crollare a terra, con un lamento. Il foro del proiettile mi parve perfettamente simulato e il sangue era forse fin troppo abbondante", racconta nella sua testimonianza più citata. Gridò "stop", disse che avrebbero girato un'altra ripresa per sicurezza, e la troupe si mosse per ricominciare. Brandon rimase immobile a terra. Quando il regista si avvicinò e toccò il sangue che si stava allargando — "Era tiepido e denso. Sul set cadde un silenzio di morte" — la prima a capire fu Eliza Hutton, la fidanzata di Brandon, che lavorava sul set come assistente alla produzione. Lanciò un urlo e si precipitò verso di lui. I soccorsi arrivarono in pochi minuti. Brandon Lee fu operato per dodici ore al New Hanover Regional Medical Center di Wilmington, Carolina del Nord. Non ce la fece. Morì alle 13:04 del 31 marzo 1993. Aveva 28 anni.

Il matrimonio che non ci fu e il film che divenne un culto

Diciassette giorni

Il dettaglio che rende la storia di Brandon Lee impossibile da raccontare senza una stretta allo stomaco è la sua coincidenza con la trama del film che stava girando. Come il personaggio di Eric Draven — ucciso poco prima di sposare la sua Shelly — anche Brandon avrebbe dovuto sposarsi subito dopo la fine delle riprese. La data era fissata per il 17 aprile 1993, in Messico: diciassette giorni dopo la sua morte. A fare i conti con questa coincidenza assurda c'era Eliza Hutton, che aveva assistito in prima persona all'incidente dal quale l'uomo che stava per diventare suo marito non si era mai rialzato. La dedicazione finale del film — "For Brandon and Eliza" — è rimasta come epitaffio di un matrimonio che non è mai esistito e di un'attrice che non è mai più tornata a lavorare in un film.

Le indagini confermarono che si era trattato di un incidente per negligenza. La madre di Brandon, la sorella Shannon e Eliza Hutton ritirarono la denuncia in cambio di un risarcimento extragiudiziale milionario, e nessuno fu mai processato — scelta che provocò le critiche esplicite del coroner che conduceva l'inchiesta, perché almeno sette persone stavano per essere rinviate a giudizio per omicidio colposo. Michael Massee, l'attore che aveva premuto il grilletto senza sapere cosa ci fosse nella canna, visse per dodici anni con i ricordi di quella notte sotto forma di incubi ricorrenti. Morì nel 2016, e non aveva mai smesso di portarne il peso. Il Corvo uscì postumo nel 1994 — completato grazie alla tecnica digitale e a scene girate con una controfigura — incassò 170 milioni di dollari e consacrò Brandon Lee come icona di una generazione. È sepolto al Lake View Cemetery di Seattle, accanto al padre Bruce.

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