È tra i film italiani più visti su Netflix: perché oggi il tema è più attuale che mai
Dal caso reale che ha ispirato la storia alle tensioni tra ambiente e sviluppo economico: il film di Riccardo Milani assume oggi un significato ancora più attuale alla luce delle proteste scoppiate in Albania contro nuovi resort di lusso.
La vita va così, è un film diretto e co-scritto da Riccardo Milani, e arrivato su Netflix dopo il buon successo ottenuto nelle sale, è diventato uno dei titoli italiani più apprezzati della piattaforma, non soltanto per la forza della sua narrazione, ma anche per la straordinaria attualità del tema affrontato.
Le immagini delle proteste esplose in Albania contro la realizzazione di due resort di lusso lungo aree considerate di elevato valore naturalistico che stanno spopolando sui social, rendono infatti ancora più evidente quanto la vicenda raccontata dal film non sia confinata alla Sardegna. Il conflitto tra tutela del territorio, interessi economici e sviluppo turistico continua a dividere comunità locali e istituzioni in molte parti d'Europa, trasformando una storia personale in una riflessione di carattere universale.Ma quale storia ha ispirato il film? La sceneggiatura prende spunto dalla lunga battaglia realmente combattuta dal pastore sardo Ovidio Marras, che per anni si oppose alla costruzione di un grande complesso turistico in una delle spiagge più suggestive della Sardegna. Nel film questa vicenda viene rielaborata attraverso il personaggio di Efisio Mulas, senza limitarsi a una semplice ricostruzione dei fatti. Riccardo Milani sceglie piuttosto di utilizzare quella storia come punto di partenza per interrogarsi sul significato del progresso e sul valore del paesaggio come bene collettivo.
Nonostante ciò il racconto evita facili contrapposizioni: da una parte c'è chi vede nei grandi investimenti una possibilità concreta di crescita economica e occupazionale; dall'altra chi considera il territorio un patrimonio che non può essere sacrificato in nome del profitto. Due visioni del mondo che entrano inevitabilmente in collisione.
Ambientata tra la fine degli anni Novanta e il primo decennio del Duemila, la storia segue la vita di Efisio Mulas, un anziano pastore che vive affacciato su una splendida spiaggia della costa sud-occidentale della Sardegna. Quando una potente società immobiliare decide di costruire un resort di lusso proprio in quell'area, quasi tutti gli abitanti del paese accettano di vendere i propri terreni, attratti dalla prospettiva di nuovi posti di lavoro e di un futuro economicamente migliore. L'unico a opporsi è proprio Efisio, convinto che quella spiaggia debba restare libera e accessibile a tutti. Il suo rifiuto scatena tensioni crescenti con la comunità, mette in crisi perfino i rapporti familiari e dà vita a una battaglia legale destinata a durare quasi vent'anni.La forza del racconto risiede proprio nella capacità di mostrare come non esistano risposte semplici. Il desiderio di sviluppo della popolazione è comprensibile tanto quanto la volontà del protagonista di difendere un luogo che considera parte della propria identità. È impossibile guardare oggi La vita va così senza pensare alle proteste che stanno interessando l'Albania.
Migliaia di persone sono infatti scese in piazza contro alcuni progetti turistici destinati a sorgere in aree naturali considerate tra le più preziose del Paese. Gli attivisti denunciano il rischio di compromettere ecosistemi delicati, mentre il governo difende gli investimenti come un'opportunità di crescita economica e di sviluppo internazionale. Le analogie con il film sono evidenti. Anche in questo caso il dibattito ruota attorno a una domanda destinata a rimanere aperta: fino a che punto è giusto modificare il territorio in nome del turismo e dello sviluppo?
Naturalmente le due vicende presentano contesti differenti e non possono essere sovrapposte, ma condividono un elemento fondamentale: il difficile equilibrio tra interesse pubblico, tutela ambientale e grandi investimenti privati. È proprio questa coincidenza con l'attualità a rendere oggi il film ancora più significativo rispetto al momento della sua uscita. Tra gli aspetti più curiosi della produzione spicca la scelta del protagonista. A interpretare Efisio Mulas non è infatti un attore professionista, bensì Giuseppe Ignazio Loi, pastore ottantaquattrenne originario di Terralba.
Una decisione coraggiosa che dona al personaggio una naturalezza rara. Il volto segnato dal tempo, la parlata e i gesti quotidiani restituiscono un senso di autenticità difficilmente riproducibile con un interprete tradizionale. Accanto a lui troviamo Virginia Raffaele, che sorprende abbandonando completamente il registro comico per dare vita a Francesca, la figlia del protagonista. Per preparare il ruolo l'attrice ha lavorato anche sull'accento campidanese, cercando di restituire credibilità al personaggio.
Il cast comprende inoltre Diego Abatantuono nei panni dell'imprenditore Giacomo Greatti, Aldo Baglio nel ruolo del capocantiere Mariano e Geppi Cucciari, che interpreta la giudice chiamata a decidere la controversia. A completare il quadro compare anche un breve cameo dello chef Carlo Cracco. Anche le ambientazioni contribuiscono in modo determinante al fascino del film.
Le riprese si sono svolte principalmente nell'area di Teulada e lungo la celebre spiaggia di Tuerredda, trasformata nella cinematografica Bellesa Manna: ogni inquadratura sembra ricordare allo spettatore ciò che è realmente in gioco nella vicenda. Non soltanto un terreno edificabile, ma un patrimonio paesaggistico e culturale costruito nel corso dei secoli. Il successo di La vita va così nasce probabilmente dalla sua capacità di affrontare questioni che riguardano tutti. Senza slogan e senza risposte definitive. Invita invece lo spettatore a riflettere sul rapporto tra uomo e territorio, sul valore della memoria e sulle conseguenze delle scelte compiute oggi per le generazioni future.