"Era una tortura" Jacob Elordi racconta la scena della bara: realmente sepolto con un vero serpente
Jacob Elordi racconta di essere stato rinchiuso in una bara con un serpente vero per due giorni durante le riprese della morte di Nate in Euphoria stagione 3.
Jacob Elordi durante la sua apparizione al Jimmy Kimmel Live, condotto in quell'occasione dal collega di Euphoria Colman Domingo, l'attore australiano ha raccontato i dettagli agghiaccianti della sequenza finale del suo personaggio Nate Jacobs nella terza stagione della serie HBO Euphoria. Il suo destino si compie quando viene sepolto vivo e morso da un serpente a sonagli.
Ma il peggio doveva ancora arrivare. Per filmare la sequenza finale, Elordi è stato letteralmente rinchiuso in una bara per due giorni consecutivi. "Mi hanno chiuso dentro con protesi e una lingua finta, e non riuscivo a vedere fuori dai miei occhi. E poi Sam ha messo dei serpenti nella bara." L'attore ha specificato che si trattava di un boa costrittore, successivamente trasformato in un serpente a sonagli attraverso gli effetti visivi.
Quello che doveva essere un momento di tensione estrema si è rivelato, almeno in parte, un'esperienza surreale e quasi tenera. "Aveva una personalità molto dolce", ha raccontato Elordi del rettile. "Era molto docile e assonnato. Non credo avesse preso molto sole. Quindi lo stuzzicavo, cercando di farlo muovere per girare la scena, perché avrebbe dovuto essere minaccioso. Ma era come un cagnolino. Continuava a rannicchiarsi ai miei piedi."
Il prossimo capitolo della carriera di Elordi lo vedrà infatti protagonista in The Dog Stars di Ridley Scott, in uscita il 28 agosto. Un film che rappresenta l'ennesima conferma di come l'attore australiano sia riuscito a trasformare l'esperienza in Euphoria – torture sul set incluse – in un trampolino verso ruoli sempre più ambiziosi nel panorama cinematografico internazionale.
La storia di quelle due giornate rinchiuso in una bara con un serpente docile diventerà probabilmente una di quelle leggende del dietro le quinte che gli attori raccontano per anni. Un aneddoto che mescola il macabro con il comico, la dedizione professionale con l'assurdità pratica del fare cinema. E che ricorda a tutti quanto sia sottile, e a volte ridicolo, il confine tra l'orrore sullo schermo e la realtà del set.