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Esposito e Cerlino dopo Gomorra di nuovo insieme: trama e cast sul film tratto da una storia vera

Dal romanzo autobiografico di Fortunato Cerlino nasce un intenso racconto di formazione ambientato nella Napoli degli anni Ottanta. Tra sogni, povertà e speranza, "Avemmaria" segna anche l'atteso ritorno sullo schermo della coppia artistica formata da Fortunato Cerlino e Salvatore Esposito.

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Avemmaria è il primo lungometraggio diretto da Fortunato Cerlino, ma non è l'unica curiosità che incanta il pubblico. Questo film prende ispirazione proprio dal suo romanzo autobiografico Se vuoi vivere felice, un racconto universale sulla crescita, sulla speranza e sulla capacità dell'immaginazione di resistere anche negli ambienti più difficili. Tra gli elementi che hanno maggiormente attirato l'attenzione del pubblico c'è sicuramente la presenza di Salvatore Esposito, che torna a lavorare con Cerlino dopo il successo internazionale di Gomorra. Ma questa volta il registro cambia profondamente: se la celebre serie raccontava la criminalità organizzata nella sua dimensione più brutale, Avemmaria sceglie di osservare quello stesso mondo dal punto di vista innocente di un bambino.

La vicenda è ambientata nella Napoli dei primi anni Ottanta, nel quartiere di Pianura, una periferia dove il disagio sociale, la povertà e la violenza sembrano scandire il ritmo della quotidianità. Protagonista è Felice, un ragazzino di dodici anni che cresce in una famiglia costretta a fare i conti con mille difficoltà economiche e con un contesto in cui gli episodi di criminalità rappresentano quasi la normalità. Intorno a lui si alternano tensioni familiari, regolamenti di conti, paura e assenza di prospettive.

Eppure il giovane protagonista non perde mai la capacità di immaginare un futuro diverso. I suoi sogni diventano il rifugio più prezioso, l'unico spazio davvero libero in cui costruire una realtà alternativa rispetto a quella che vive ogni giorno. Ad accompagnarlo in questo percorso c'è una figura fondamentale: la maestra Giulia, donna che intuisce il talento e la sensibilità del ragazzo e che lo convincerà sul fatto che il destino non è già scritto e che nascere in un quartiere difficile non significa essere condannati a ripetere gli stessi errori delle generazioni precedenti.

Salvatore Esposito in Avemmaria - Fonte: Rai Cinema

Il film si sviluppa così come un autentico racconto di formazione, nel quale ogni esperienza contribuisce alla crescita di Felice, chiamato a confrontarsi con paure, delusioni e desideri che appartengono, in fondo, a qualsiasi essere umano. Salvatore Esposito e Fortunato Cerlino, diventati celebri in tutto il mondo grazie ai personaggi di Genny Savastano e Pietro Savastano nella serie Gomorra, sono qui di nuovo insieme anche se il loro rapporto artistico assume un significato completamente diverso.

Salvatore Esposito interpreta infatti Felice da adulto, una presenza quasi simbolica che dialoga idealmente con il bambino che è stato. Più che un personaggio tradizionale, rappresenta una coscienza, la voce della memoria che accompagna il protagonista lungo il difficile cammino della crescita. Si tratta di un ruolo particolarmente intenso, costruito più sulle emozioni che sull'azione, che permette all'attore napoletano di mostrare una sfumatura interpretativa differente rispetto ai personaggi duri e spietati ai quali il pubblico lo ha spesso associato. La sua partecipazione contribuisce inoltre a creare un ponte ideale tra il passato televisivo condiviso con Cerlino e questa nuova esperienza cinematografica.

Pur prendendo spunto dall'infanzia realmente vissuta dal regista, Avemmaria evita accuratamente di trasformarsi in un semplice racconto autobiografico. Fortunato Cerlino utilizza i propri ricordi come punto di partenza per parlare di qualcosa che riguarda tutti: il peso dei sogni, il desiderio di emancipazione e la ricerca della propria identità. L'ambientazione napoletana non diventa quindi soltanto uno sfondo geografico, ma rappresenta il simbolo di tutte quelle periferie, fisiche ed esistenziali, in cui crescere significa imparare molto presto il valore della sopravvivenza. Il messaggio del film si allontana dalla cronaca criminale per concentrarsi invece sulle possibilità offerte dall'istruzione, dalla cultura e dalla capacità di immaginare una vita diversa.

Lo stesso Fortunato Cerlino ha definito il film "l'altra faccia di Gomorra", una definizione che sintetizza perfettamente lo spirito dell'opera. Se nella celebre serie televisiva il potere della criminalità sembrava quasi inevitabile, qui l'attenzione si sposta sulle persone che cercano di sfuggire a quel destino. La violenza non viene nascosta né edulcorata, ma resta sullo sfondo come una presenza costante, mentre il vero centro della narrazione diventa la forza della speranza.

Oltre a Salvatore Esposito, il film può contare su un gruppo di attori particolarmente affiatato: il giovane protagonista è interpretato da Mario Di Leva, chiamato a sostenere il peso emotivo dell'intera storia con una prova intensa e credibile. Nel cast figurano inoltre Marianna Fontana, Gennaro Di Colandrea, Carmine Borrino e Franca Abategiovanni, interpreti che contribuiscono a dare autenticità al racconto e a restituire con realismo il microcosmo umano della periferia partenopea. Il film è stato presentato in anteprima nella sezione Zibaldone del 43° Torino Film Festival, dove ha attirato l'attenzione proprio per la capacità di affrontare temi complessi senza rinunciare alla delicatezza dello sguardo infantile.

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