TV

Euphoria, cosa sappiamo della stagione 4: parla il creatore Sam Levinson

Il futuro di Euphoria: Sam Levinson apre a diverse possibilità

Condividi
TV

Il destino di Euphoria torna al centro della scena mentre l’attesa per la terza stagione si intreccia con una domanda che, tra fan e addetti ai lavori, continua a restare senza risposta: ci sarà davvero una quarta stagione?

A chiarire la posizione della produzione è stato direttamente il creatore Sam Levinson, che ha scelto una linea narrativa netta, quasi radicale, nel panorama delle grandi serie contemporanee.

Il futuro di Euphoria

L’approccio è quello di chi non vuole lasciare spiragli aperti per inerzia o per esigenze di mercato. Levinson lavora su ogni ciclo narrativo come se fosse l’ultimo, senza pianificazioni a lungo termine, evitando di costruire archi pensati per prolungarsi indefinitamente. Una scelta che va controcorrente rispetto alla serialità moderna, spesso orientata a mantenere vivi i franchise finché il pubblico risponde.

In questo momento, il lavoro del regista è ancora concentrato sulla rifinitura degli ultimi episodi della terza stagione, composta da otto capitoli. L’obiettivo dichiarato è uno solo: arrivare a una chiusura forte, completa, che non lasci zone d’ombra o sviluppi sospesi. Non un finale aperto, dunque, ma un punto fermo, capace di reggere anche come conclusione definitiva dell’intero progetto.

Copyright by HBO and other relevant production studios and distributors

Questo orientamento cambia profondamente le aspettative attorno a una possibile quarta stagione. Non è esclusa, ma non è nemmeno pianificata. E soprattutto, non è necessaria. Nel linguaggio di Levinson, Euphoria non deve sopravvivere a tutti i costi: deve, semmai, arrivare dove deve arrivare.

A influenzare il tono della nuova stagione c’è anche un contesto umano segnato da eventi che hanno colpito duramente la produzione. La scomparsa di Angus Cloud, interprete di Fezco, ha lasciato un vuoto che va oltre la dimensione artistica. Levinson ne ha parlato apertamente, sottolineando quanto l’impatto emotivo sia stato profondo e condiviso da tutto il cast.

Accanto a questo, il regista ha voluto rendere omaggio anche a Eric Dane, riconoscendone la professionalità e la forza mostrata in momenti personali complessi. Elementi che non restano sullo sfondo, ma che entrano nel tessuto narrativo della stagione, contribuendo a orientarne i temi.

La terza stagione si muove infatti su coordinate più intime e riflessive. Non solo dipendenze e identità, che restano centrali, ma anche questioni legate alla perdita, alla fede, al senso di smarrimento. Una trasformazione che segna un’evoluzione rispetto alle stagioni precedenti, ampliando il raggio emotivo della serie.

Il debutto è avvenuto il 13 aprile su Sky Atlantic e in streaming su NOW, portando sullo schermo un racconto più cupo e stratificato, meno legato all’impatto immediato e più orientato a lasciare un segno duraturo.

In questo scenario, parlare di Euphoria 4 significa muoversi su un terreno ancora incerto. Non c’è una chiusura definitiva, ma nemmeno una promessa. C’è piuttosto una visione: quella di un autore che preferisce chiudere una storia nel momento giusto, piuttosto che diluirla nel tempo.

E forse è proprio questo il punto che distingue davvero Euphoria nel panorama televisivo attuale: non quanto durerà, ma quanto riuscirà a restare, una volta finita.

Foto copertina: Copyright by HBO and other relevant production studios and distributors

Continua a leggere su BadTaste