EXCL - Il trailer di Fantasticherie di un Passeggiatore Solitario!
Vi mostriamo in esclusiva il full trailer di Fantasticherie di un Passeggiatore Solitario, assieme al resoconto dell'incontro dedicato al film a Lucca
Prima di parlarvi dell'incontro, al quale hanno partecipato il regista, Leonardo Cruciano di Makinarium (creatori degli effetti di film come Il Racconto dei Racconti e Ben Hur) e Dennis Cabella (di Illusion), moderato da Sara Sagrati, vi presentiamo in esclusiva il full trailer del film, che trovate qui sotto (cliccateci sopra per vederlo in HD):
L’Italia ha una notevole storia di cinema di genere, ma negli ultimi anni questa tradizione è andata perdendosi rispetto ai capolavori di registi come Mario Bava (che mescolava horror e fantasy)...
Gaudio - È proprio così. È quello che ho vissuto io crescendo in questo paese. Quando ero giovane il cinema di genere creava indotto, i film si producevano, c’erano capacità produttive, i registi facevano prodotti di cassetta. Poi il nostro cinema è diventato più d'autore: dopo gli anni ottanta abbiamo smesso di fare film di genere, e questi ultimi sono diventati i veri film d’autore. È un vero e proprio ossimoro: nel mondo i film di genere fanno staccare i biglietti, qui da noi l'opposto.
Gaudio - Da piccolo sceglievo i film in base agli effetti speciali. Ero convinto che la mia strada fosse quella. Registi come Zemeckis, Carpenter (il mio preferito), Gilliam, Donner, Burton mi hanno infettato. Ero convinto di poter fare ciò che facevano loro. Poi ho avuto la fortuna di incontrare persone in gamba come Leonardo, che per chi studiava a Cinecittà era un vero laboratorio delle meraviglie: guardavamo come lavorava. Lui era sempre gentilissimo, pronto a dispensare il suo sapere: in quel momento stava lavorando alla serie tv Rome, costruiva statue bellissime. Tutto questo mi ha portato a scegliere di lavorare nel cinema di genere.
Puoi parlarci della trama del film?
Come è nato il progetto?
Gaudio - Da un fallimento. Ero riuscito a finanziare un corto da 12 minuti da realizzare in green screen, un "Chi ha Incastrato Roger Rabbit" al contrario, con attori in carne e ossa in un contesto completamente cartoon, un omaggio al cinema delle scatole magiche, quello prima del cinema. Le riprese sono state bellissime, mentre la post è stata un disastro, tanto che abbiamo dovuto interrompere il film. Mi sono quindi convinto che se non ero riuscito a fare 12 minuti del mio cinema sarei riuscito a farne 90. Mi sono convinto che mi sarebbe bastato l’aiuto di due amici: Leonardo e Dennis, ora produttori associati. Ovviamente non bastava questo, il film ha avuto un percorso produttivo difficile. 9 mesi di animazione, 5 settimane di riprese, non avevamo una lira. Per fortuna Leonardo mi ha presentato Angelo Poggi, che ha dato una dignità cinematografica al nostro impegno, portando il film al Ministero siamo diventati interesse culturale nazionale, la Regione Lazio ci ha sostenuti e siamo riusciti a concluderlo. Il mio era un film nato contro il sistema, contro il genere fantasy stesso, perché diventa presto una favola sull’incompiutezza, sul fallimento e il senso di colpa, un film anarchico. Prevede animazione e live action, inconsueto quindi, ma anche nei contenuti è inconsueto.
Gaudio - Diciamo tutt’e due. L’evento fantastico, il ritrovamento del libro, entra in una tradizione di cinema fantastico. Il viaggio dell’eroe però è introspettivo. Gli eroi di questo film vanno incontro al proprio fallimento, sanno che quello che stanno facendo non avrà successo, ma partono ugualmente. È questo che rende i personaggi eroici in senso fantasy.
Leonardo, Dennis, come siete stati coinvolti nel progetto? Cosa vi ha colpito di questa storia?
Cabella - Io ho uno studio di videoproduzione, una sezione è dedicata ai visual effects. Ci siamo conosciuti a Cannes anni fa, mi fece vedere il corto di 12 minuti in green screen. Girato benissimo, di livello altissimo, ma pensai fosse una impresa da folli per motivi di budget e di tempi. Ci salutammo e ce ne andammo. In seguito mi mostrò le animazioni in stop motion, anche quelle mi sembravano di livello altissimo e mi convinsi di collaborare con lui. Gli effetti speciali erano stati gestiti da Leonardo sul set, noi ci occupammo degli effetti visivi.
Che competenze deve avere chi vuole girare con effetti speciali nel fantasy o meno, e come ottenerle?
I nomi dei personaggi sono molto particolari: Edgar, Jean Jaques…
Gaudio - Sono omaggi a filosofi e scrittori, ho studiato filosofia. Le fantasticherie è un libro incompiuto di Jean-Jacques Rousseau. In filosofia il passeggiare in solitario è l’atto propedeutico al pensiero, passeggiando, camminando si compie fisicamente quello che la mente fa quando proviamo ad operare dei pensieri e dei ragionamenti. Mi piaceva legare l’idea di una avventura fantastica in cui la fantasia è la lente attraverso la quale osservare l’animo umano, con i testi incompiuti e l’approccio alla filosofia.
Gaudio - Abbiamo realizzato prima la parte in animazione con Gianluca Maruotti. È una fase che è durata circa nove mesi. Per il live action ci abbiamo messo cinque settimane. Gli esterni sono stati girati al Parco di Veio, le condizioni a dicembre erano estreme ma era l’atmosfera che volevo, un bosco "respingente". Grazie a Leonardo poi abbiamo fatto la parte in interni, in un seminterrato, e la bottega infernale.
E il set dei pupazzi quanto era grande?
Come avete lavorato alla post-produzione e agli effetti visivi?
Cabella - Ci abbiamo messo tantissimo, la difficoltà maggiore era il formato di ripresa, che ci era pervenuto compresso. Abbiamo lavorato su molte cancellazioni per rendere più realistiche diverse inquadrature. Abbiamo usato il digitale per implementare l’artigianale, non doveva dare l'impressione di essere digitale.
Cruciano - Noi ci stiamo specializzando, anche con Dennis, in effetti speciali “poetici”, non per forza realistici, che non si scontrino cioè con lo stile del film per ottenere il fotorealismo. Deve essere tutto al servizio della narrazione e della visione del regista.
Gaudio - Era necessario trovare una linea comune per creare questo universo, una linea nella quale tutti diventano autori, anche i supervisori agli effetti visivi.
Gaudio - È stata fondamentale fin dalla fase di scrittura. Io di solito non scrivo soggetti veri e propri, lavoro come se realizzassi racconti, e solitamente durante la scrittura ascolto qualche album a ripetizione. In questo caso ho ascoltato moltissimo i Chemical Brothers e i Blonde Redhead oltre ai Mercury Rev, che sono anche nella colonna sonora del film. Cercavo suggestioni elettroniche e intime, ma anche fanciullesche. Il risultato è una colonna sonora elettronica inquietante e bambinesca, realizzata da Sandro Di Stefano, con il quale ho lavorato molto intensamente.
Durante l'evento abbiamo anche visto circa 20 minuti di film e un interessante backstage reel dedicato agli effetti visivi.