FILM

Eyes Wide Shut, esistono davvero 20 minuti perduti? La figlia di Stanley Kubrick fa chiarezza

Da anni si parla di 20 minuti tagliati da Eyes Wide Shut dopo la morte di Stanley Kubrick. Ora sua figlia Vivian interviene e smonta la teoria sul misterioso montaggio perduto.

Condividi

Per venticinque anni, una leggenda ha attraversato i corridoi di Hollywood, i forum online e le conversazioni degli appassionati di cinema: Stanley Kubrick avrebbe girato una versione più lunga e oscura di Eyes Wide Shut, il suo testamento cinematografico del 1999. Venti minuti tagliati. Un finale diverso. Una setta che si trasformava in qualcosa di molto più sinistro, con Tom Cruise e Nicole Kidman che avrebbero sacrificato la propria figlia. Una storia talmente potente da diventare quasi più famosa del film stesso.

Ora, dopo anni di silenzio, è Vivian Kubrick in persona a prendere la parola. La figlia del maestro, collaboratrice in diversi suoi progetti, ha deciso di affrontare frontalmente questa teoria del complotto in un lungo e dettagliato post su X, corredato di hashtag che tirano in ballo Jeffrey Epstein e tag diretti a Joe Rogan e Alex Jones. Perché proprio ora? Perché la leggenda ha preso nuova vita nel 2024, quando lo sceneggiatore Roger Avary, ospite del podcast di Rogan, ha raccontato di aver sentito voci su questa versione perduta, alimentando ulteriormente le speculazioni.

Ma andiamo con ordine. La teoria completa suona così: Kubrick avrebbe assemblato un montaggio iniziale di 179 minuti invece dei 159 della versione distribuita. In questo cut originale, l'orgia rituale alla quale assiste il dottor Bill Harford di Cruise non sarebbe stata solo una cerimonia intima tra adulti consenzienti dell'alta società, ma la facciata di un traffico di minori. Il finale avrebbe mostrato i coniugi Harford, consapevoli e impotenti, che accettano di consegnare la loro bambina alla setta. Warner Bros, inorridita, avrebbe fatto sparire questo materiale dopo la morte improvvisa del regista, avvenuta il 7 marzo 1999, pochi giorni dopo aver mostrato il film ai vertici dello studio.

Eyes Wide Shut, fonte: Warner Bros.

Secondo i teorici del complotto, Kubrick non sarebbe morto per cause naturali, ma eliminato proprio per quella visione troppo scomoda. L'idea è che il regista conoscesse Jeffrey Epstein, o almeno sapesse dell'esistenza di network simili, e avesse deciso di denunciarli attraverso il suo film. Un'accusa pesantissima, carica di implicazioni che vanno ben oltre il cinema. Vivian Kubrick smonta tutto, pezzo per pezzo, con la precisione chirurgica di chi conosce dall'interno i meccanismi della produzione cinematografica. "Sarà molto deludente per molte persone", esordisce, "ma non ho sentito nulla riguardo a 20 minuti mancanti all'epoca, né ho sentito nulla da allora che confermi che una tale sezione sia mai esistita. Potete smettere di leggere qui, se volete".

Ma Vivian non si ferma e offre un'analisi tecnica che merita attenzione. Al momento della morte di Stanley Kubrick, spiega, Eyes Wide Shut aveva raggiunto il picture lock, quello stadio della post-produzione in cui il montaggio visivo è definitivo e si passa alla fase finale: mix audio, colonna sonora, correzione colore. Il film era appena stato proiettato ai vertici della Warner, probabilmente con una traccia musicale temporanea. Una volta raggiunto il picture lock, il negativo originale della pellicola veniva fisicamente tagliato per corrispondere al montaggio digitale definitivo.

Qui sta il punto cruciale: nel 1999, nonostante l'avvento del montaggio digitale su sistemi come Avid, il negativo della pellicola rimaneva l'elemento master. Ogni taglio distruggeva fisicamente un fotogramma all'inizio e alla fine di ogni inquadratura. Non si poteva semplicemente "ripristinare" materiale tagliato come si fa oggi con un file digitale. Gli scarti, gli outtakes, rimanevano su rulli separati, mai processati chimicamente come il negativo principale. E secondo Vivian, non esiste alcuna "riserva nascosta" di questi materiali Avid dal film.

Eyes Wide Shut, fonte: Warner Bros.

L'unica modifica di cui Vivian ha avuto notizia riguarda l'uso di figure generate al computer per oscurare parte della nudità in alcune sequenze, un intervento richiesto dalla Warner Bros per ottenere il rating R e garantire una distribuzione più ampia. Ma nessuna scena rimossa, nessun montaggio stravolto. La testimonianza di Vivian trova conferma nelle dichiarazioni precedenti di Nigel Galt, il montatore del film, che aveva già affermato come il montaggio finale di Kubrick corrispondesse sostanzialmente alla versione distribuita nelle sale. Due fonti dirette, entrambe profondamente coinvolte nella realizzazione del film, che raccontano la stessa storia.

Certo, Vivian ammette un vuoto temporale: le trenta ore circa immediatamente successive alla morte del padre. "Non ero lì", dice con onestà. "Non posso dirvi cosa possa o non possa essere accaduto in quelle ore". Ma subito dopo aggiunge: "Se davvero fossero stati rimossi 20 minuti, l'avrei scoperto prima o poi. Una volta che la nebbia dell'agonia si è sollevata, mi sono coinvolta molto da vicino nella protezione del lavoro di mio padre e ho preso quella responsabilità estremamente sul serio".

È un punto importante. Vivian Kubrick non è una voce marginale: ha lavorato come compositrice delle musiche per Full Metal Jacket e documentato la lavorazione di The Shining. Ha dedicato gran parte della sua vita alla tutela dell'eredità artistica paterna. Difficile immaginare che un'alterazione così radicale le sia sfuggita, ma allor, da dove nasce questa leggenda persistente? Probabilmente da una combinazione di fattori. La morte improvvisa di Kubrick, avvenuta nel sonno per un attacco cardiaco a 70 anni, ha naturalmente alimentato speculazioni. Il suo perfezionismo maniacale e la segretezza che circondava le sue produzioni hanno creato un'aura di mistero.

Eyes Wide Shut stesso, con la sua esplorazione ambigua di rituali sessuali dell'élite, si prestava a letture cospirazioniste. E infine, lo scandalo Epstein, esploso vent'anni dopo, ha fornito un contesto inquietante che ha fatto sembrare il film "profetico". Non è nemmeno la prima volta che Kubrick diventa protagonista di teorie bizzarre. La più famosa sostiene che abbia collaborato con la NASA per falsificare le riprese dell'allunaggio dell'Apollo 11, e che abbia poi disseminato indizi della sua partecipazione in The Shining attraverso il maglione del bambino, la stanza 237 e altri dettagli. Teorie smentite infinite volte, ma che continuano a circolare.

Vivian conclude il suo intervento con una nota quasi rassegnata: "Le persone spesso vogliono sensazionalizzare la loro parte in una storia, anche quando non ne hanno avuta una". È un'osservazione acuta su come funzionano le leggende urbane nell'era digitale. Ognuno aggiunge un dettaglio, abbellisce un ricordo, si inserisce in una narrazione più grande. E così la leggenda cresce, si consolida, diventa "verità" per forza di ripetizione.

La risposta di Vivian probabilmente non convincerà i veri credenti. Le teorie del complotto sono straordinariamente resistenti alle smentite, perché ogni negazione può essere letta come ulteriore conferma dell'insabbiamento. Ma per chi è disposto ad ascoltare la voce più autorevole disponibile su questo argomento, il messaggio è chiaro: i 20 minuti perduti di Eyes Wide Shut esistono solo nell'immaginazione collettiva di alcuni fan. Il film che Kubrick voleva farci vedere è quello che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi.

Continua a leggere su BadTaste