Far Cry diventa una serie e fan i sognano: è il momento di Vass e Rook Islands? La sfida di un adattamento irripetibile

Una delle saghe games più famose di sempre, Far Cry, diventerà una serie.

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Il franchise Far Cry, nato nel 2004 e arrivato al sesto capitolo nel 2021, ha conquistato oltre 100 milioni di giocatori nel mondo. Ubisoft ha ora deciso di portare questo universo narrativo in TV con una serie live-action sviluppata da FX, lo stesso network dietro successi come Shogun e The Bear. Alla guida del progetto ci saranno Noah Hawley, creatore di Fargo e Alien: Pianeta Terra, e Rob Mac (Rob McElhenney), noto per It’s Always Sunny in Philadelphia, che sarà anche protagonista.

La serie seguirà una struttura antologica, proprio come i videogiochi: ogni stagione avrà un cast, una storia e un’ambientazione diversa. Questo approccio consente di esplorare temi simili – potere, sopravvivenza, follia – in contesti radicalmente differenti, mantenendo però lo spirito del franchise.

Far Cry 3 sarà l'anima della serie Far Cry?

Tra tutti i capitoli, Far Cry 3 (2012) è considerato il più iconico. Ambientato su un’isola tropicale dominata da pirati e mercenari, il gioco ha introdotto uno dei villain più memorabili della storia videoludica: Vaas Montenegro, interpretato da Michael Mando. La sua celebre frase sulla definizione di follia è diventata un manifesto culturale, e il personaggio ha incarnato la perfetta miscela di carisma e brutalità.

Nonostante la serie non abbia ancora confermato quali capitoli verranno adattati, l’impianto antologico lascia intendere che una stagione potrebbe ispirarsi direttamente a Far Cry 3. L’isola come microcosmo di violenza e libertà, il protagonista catapultato in un mondo ostile e il conflitto tra civiltà e barbarie sono elementi narrativi perfetti per il linguaggio televisivo. Inoltre, il successo di The Last of Us e Fallout ha dimostrato che i fan vogliono rivivere le atmosfere dei giochi più amati, e sarebbe difficile immaginare un adattamento di Far Cry senza almeno un richiamo a Vaas.

Screenshot from Far Cry 3 (videogame), courtesy of Ubisoft

La forza di Far Cry 3 sta nella sua capacità di raccontare la trasformazione del protagonista, Jason Brody, da turista ingenuo a guerriero spietato. È un arco narrativo che si presta perfettamente a una serie TV, capace di approfondire i dilemmi morali e psicologici che il videogioco solo accennava. La televisione, con i suoi tempi più dilatati, potrebbe esplorare meglio la discesa nella follia, i rapporti con gli altri personaggi e il conflitto tra libertà e schiavitù.

Inoltre, l’ambientazione tropicale offre un contrasto visivo potente: paesaggi paradisiaci che nascondono violenza e degrado. Questo dualismo, già centrale nel gioco, potrebbe diventare un elemento estetico e narrativo di grande impatto sullo schermo. La scelta di Noah Hawley come showrunner è significativa. Hawley ha dimostrato con Fargo di saper trasformare un universo narrativo in un mosaico di storie autonome, mantenendo coerenza tematica e qualità. Applicare questa formula a Far Cry significa dare vita a stagioni indipendenti ma legate da un filo rosso: la lotta per la sopravvivenza e il confronto con il lato oscuro dell’uomo.

Se una stagione sarà dedicata a Far Cry 3, la sfida sarà rendere giustizia a un capitolo che ha segnato un’intera generazione di gamer. Replicare il carisma di Vaas e la tensione morale del gioco non sarà semplice, ma proprio questa difficoltà rende l’attesa ancora più alta.

Cover image: screenshot from Far Cry 3 (videogame), courtesy of Ubisoft

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