Fascino, ambiguità e Alessandro Borghi come non l'avete mai visto: 4 curiosità su questo film in uscita oggi al cinema
L'attore romano affronta uno dei ruoli più insoliti della sua carriera nel nuovo film di Alejandro Amenábar, ispirato alla giovinezza di Miguel de Cervantes.
Oggi nelle sale italiane approda Il Prigioniero, il nuovo film del regista spagnolo Alejandro Amenábar che porta sul grande schermo una delle pagine meno conosciute della vita di Miguel de Cervantes, il futuro autore del Don Chisciotte. Un film che apre l’estate con un sapore esotico e ricco di avventura, poesia e coraggio. Ma è anche un film che vede nel cast uno degli attori più amati del cinema italiano contemporaneo, Alessandro Borghi, protagonista di una trasformazione sorprendente.
In attesa di un riscatto che potrebbe non arrivare mai, il giovane Miguel de Cervantes affronta la dura realtà della prigionia. Per resistere alla disperazione, inizia a raccontare storie ai compagni di cella, trovando nella narrazione una forma di libertà interiore. Le sue parole finiscono però per attirare l'attenzione di Hasan (Alessandro Borghi), il potente governatore della città, dando vita a un rapporto complesso destinato a cambiare il destino di entrambi.
Il film vanta almeno quattro curiosità su cui vale la pensa soffermarsi:
Nel corso della sua carriera Borghi ha interpretato nomi conosciuti della cronaca italiani, artisti, criminali e personaggi contemporanei segnati da profonde contraddizioni. In Il Prigioniero, però, l'attore romano si allontana radicalmente dai ruoli che lo hanno reso celebre.
Qui veste infatti i panni di Hasan, Bey di Algeri e figura centrale nell'amministrazione ottomana della città. Non si tratta semplicemente di un antagonista, ma di un personaggio sfaccettato, sospeso tra autorità, fascino e ambiguità morale. Costumi, ambientazione e contesto storico contribuiscono a restituire un Borghi inedito, immerso in un universo lontanissimo dall'Italia storica o contemporanea che spesso ha fatto da sfondo ai suoi lavori più noti.
2. Dietro la macchina da presa c'è un regista premio Oscar
Un'altra ragione per tenere d'occhio Il Prigioniero è il nome del suo autore. A dirigere il film è infatti Alejandro Amenábar, uno dei registi spagnoli più apprezzati degli ultimi decenni.
Con Il Prigioniero torna a confrontarsi con il racconto storico, scegliendo però una prospettiva meno convenzionale: non il Cervantes già consacrato dalla letteratura, ma il giovane uomo che avrebbe trasformato le proprie esperienze di vita in materiale narrativo.
3. Una produzione internazionale tra Italia e Spagna
Le riprese si sono svolte in diverse località spagnole, tra Alicante, Santa Pola, Valencia e gli storici Reales Alcázares di Siviglia. A completare il lavoro di ricostruzione sono intervenuti gli studi della Ciudad de la Luz, che hanno consentito di creare scenografie complesse e suggestive.
Il risultato è un film che punta molto sull'impatto visivo e sulla ricostruzione d'epoca, elementi fondamentali per trasportare lo spettatore nel mondo dei corsari, dei mercanti e delle tensioni politiche che attraversavano il Mediterraneo del Cinquecento.
Non tutti sanno che Amenábar, oltre a dirigere e scrivere i propri film, è anche compositore. In Il Prigioniero ha scelto nuovamente di occuparsi personalmente delle musiche, seguendo una tradizione che accompagna da anni il suo percorso artistico.
La scelta permette al regista di controllare direttamente anche la dimensione delle emozioni del racconto, costruendo un legame ancora più stretto tra immagini e suoni. In un'opera che alterna momenti di tensione, introspezione e avventura, la colonna sonora diventa una parte molto importante di tutta la narrazione.