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Forse ti è sfuggita questa serie su HBO: è il migliore thriller degli ultimi 10 anni

Full Circle è la miniserie thriller HBO di Soderbergh che nessuno ha visto: sei episodi ambientati in una New York labirintica e oscura.

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Ci sono serie che escono, vengono apprezzate da una cerchia ristretta di spettatori, e poi scompaiono nel catalogo senza che nessuno le cerchi più. Full Circle è esattamente questo tipo di produzione: un thriller da sei episodi firmato da Steven Soderbergh, disponibile su TIMVision, con un cast che farebbe alzare dalla poltrona qualunque appassionato del genere, e tuttavia rimasto stranamente sotto il radar. È uscita nel luglio 2023 su Max e non ha mai smesso di meritare più attenzione di quanta ne abbia ricevuta. Se l'avete già vista, sapete perfettamente di cosa si parla. Se non la conoscete ancora, quello che trovate qui sotto è un motivo più che sufficiente per rimediare nel prossimo weekend.

Soderbergh e il piccolo schermo: un rapporto di lunga data

Prima di entrare nel merito della serie, vale la pena ricordare chi la firma. Steven Soderbergh non è uno che si limita al cinema, anche se il suo curriculum da regista parla da solo: Traffic, che gli valse il Premio Oscar, Erin Brockovich, la trilogia di Ocean's Eleven, Contagion. Ha già lavorato con le serie televisive in passato, dirigendo per Cinemax il medical drama The Knick, ambientato in un ospedale di New York nei primi anni del Novecento, che aveva dimostrato la stessa cura formale e la stessa precisione chirurgica che caratterizzano il suo cinema. Full Circle nasce dalla collaborazione con lo sceneggiatore Ed Solomon e porta sullo schermo un'idea che in apparenza potrebbe sembrare un thriller ordinario, ma che nelle mani di Soderbergh diventa qualcosa di molto più stratificato.

La trama: un rapimento che apre il vaso di Pandora

Il punto di partenza è un rapimento. La famiglia al centro della storia è quella dei Browne, una coppia potente interpretata da Timothy Olyphant e Claire Danes, i cui figli sono cresciuti nell'ombra di un cognome pesante. Il nonno paterno è il celebre "Chef Jeff" (un ottimo Dennis Quaid), un personaggio che ha costruito il suo impero in un settore dove la visibilità porta con sé esposizione e rischi. Il figlio adolescente dei due, Jared (Ethan Stoddard), vive con evidente disagio il privilegio della propria condizione, una frattura interiore che la serie costruisce con precisione. Quando Jared diventa il bersaglio di un piano di rapimento orchestrato da Mrs. Mahabir (una straordinaria CCH Pounder), tutto quello che sembrava sotto controllo comincia a cedere. Un errore nel piano, uno solo ma determinante, trasforma un'operazione già di per sé complessa in una spirale di conseguenze che nessuno dei personaggi coinvolti riesce più a governare.

CCH Pounder nel ruolo di Mrs. Mahabir in Full Circle

New York come personaggio

Una delle scelte più precise di Full Circle è l'uso della città. New York in questa serie non è uno sfondo: è un organismo vivo, con strati sovrapposti di classe, etnia e potere che determinano chi riesce a cavarsela e chi no. Le atmosfere che Soderbergh costruisce rimandano ai grandi classici del cinema urbano americano, in particolare a Mean Streets di Scorsese e a King of New York di Ferrara, due film che avevano fatto della città un ecosistema morale prima ancora che geografico. Non è un riferimento decorativo: Full Circle appartiene genuinamente a quella tradizione, con una New York che funziona come moltiplicatore delle tensioni sociali già presenti nella storia. Le comunità caribee, i circuiti del potere informale, i meccanismi dell'economia sommersa: tutto contribuisce a creare un universo che si percepisce come reale, non come scenario.

Il cast: perché ogni nome conta

In un thriller di questa natura il cast è tutto, e Full Circle non sbaglia un'uscita. Timothy Olyphant porta alla sua interpretazione quella qualità di tensione trattenuta che lo ha reso indimenticabile in Justified, un modo di occupare lo spazio fisico di ogni scena che comunica pericolo senza bisogno di alzare la voce. Claire Danes costruisce un personaggio femminile che la serie non riduce a vittima né a funzione narrativa: è una donna che gestisce la pressione con gli strumenti sbagliati, e la distanza tra quello che mostra e quello che sente è lo spazio più interessante dell'intera produzione. CCH Pounder è la rivelazione della serie, capace di rendere Mrs. Mahabir un personaggio che si comprende anche quando non si condivide nulla di quello che fa. Attorno a questi tre gravitano Jim Gaffigan, in un ruolo che sfrutta il suo registro comico per fini completamente diversi da quelli a cui lo si associa di solito, e Jharrel Jerome, già vincitore di un Emmy per When They See Us, che conferma di essere uno degli attori più interessanti della sua generazione. Zazie Beetz, nota al grande pubblico per Bullet Train, completa un ensemble che non ha praticamente punti deboli.

Sei episodi: perché il formato conta

Full Circle è composta da sei episodi di circa quaranta minuti ciascuno, pensati per essere visti in un arco di tempo concentrato. La struttura originale prevedeva la distribuzione di due episodi a settimana su Max, una scelta che rispecchia la logica narrativa della serie: ogni coppia di puntate forma un'unità relativamente autoconclusa, mentre il quadro generale si costruisce per accumulo fino a un finale che paga tutto quello che la storia ha investito nelle fasi precedenti. Non ci sono episodi di riempimento, non ci sono digressioni che servano solo a guadagnare minuti. Soderbergh lavora con l'economia di un regista che sa esattamente quante parole servono per dire quello che ha da dire, e quella disciplina si sente in ogni sequenza. Sei episodi sono pochi, ma sono sufficienti, e quella sufficienza è già di per sé un risultato raro nel formato seriale contemporaneo.

Perché recuperarla adesso

C'è un motivo pratico e uno più profondo. Il motivo pratico è che la serie è disponibile su TIMVision, quindi accessibile senza bisogno di abbonamenti aggiuntivi per chi ha già la piattaforma. Il motivo più profondo ha a che fare con quello che questa miniserie rappresenta nel panorama del thriller televisivo degli ultimi anni. In un momento in cui il genere produce una quantità industriale di prodotti mediocri costruiti su meccaniche prevedibili, Full Circle dimostra che il thriller può ancora essere un'operazione intellettuale oltre che emotiva. Soderbergh non spiega, non accompagna lo spettatore per mano attraverso le intenzioni dei personaggi: mostra, lascia spazio, e si fida di chi guarda. Quella fiducia è rara, e rende la visione un'esperienza che si porta dietro anche dopo che il finale è andato in scena.

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