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Gal Gadot recita in un film con l'AI e difende la scelta: "O ci lavori o sei fuori"

Gal Gadot ha girato Bitcoin in un set vuoto: l'AI ha creato scenografie e luci, risparmiando 200 milioni. L'attrice difende la scelta ma chiede tutele contrattuali.

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Immaginate un set cinematografico senza scenografie. Niente arredi, niente luci posizionate con cura, niente pareti decorate. Solo un capannone spoglio, gli attori e le telecamere. Il resto, tutto il resto, lo aggiunge dopo l'intelligenza artificiale. Non è fantascienza distopica, è quello che è successo sul set di Bitcoin, il nuovo film diretto da Doug Liman con Gal Gadot, Casey Affleck, Pete Davidson e Isla Fisher.

L'attrice israeliana, nota per aver interpretato Wonder Woman nell'universo DC di Zack Snyder, ha difeso la scelta di partecipare a questa produzione controversa durante un'intervista al podcast Happy Sad Confused condotto da Josh Horowitz. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: "Il treno è partito. O lavori con l'intelligenza artificiale o sei completamente fuori dal gioco".

La produzione di Bitcoin rappresenta un esperimento radicale nel panorama cinematografico contemporaneo. Secondo Ryan Kavanaugh, produttore del film, l'uso dell'intelligenza artificiale per creare scenografie e illuminazione ha permesso di risparmiare oltre 200 milioni di dollari su una produzione da 70 milioni. Un risparmio che, se confermato, potrebbe rivoluzionare l'economia del cinema come la conosciamo.

Gal Gadot in Wonder Woman, fonte: Warner Bros.

Ma come funziona concretamente questo processo? Gli attori recitano in quello che Gadot ha definito uno spazio essenzialmente vuoto, un ambiente minimale che ricorda più un palcoscenico teatrale che un set hollywoodiano. Niente attese infinite per l'allestimento delle luci, niente pause tecniche per riposizionare elementi scenografici. Solo recitazione pura, ininterrotta. L'esperienza, per quanto innovativa dal punto di vista produttivo, ha sollevato comprensibili preoccupazioni tra gli attori. Gadot non lo nasconde:

"Come attori giravamo senza sosta per 10 ore. È stata un'esperienza straordinaria", ha raccontato l'attrice. "Non dovevamo aspettare l'illuminazione. C'è quella citazione leggendaria: 'Come attore vieni pagato per aspettare'. Qui era l'opposto. Ho paura dell'intelligenza artificiale. È stato il contratto più lungo su cui abbia mai lavorato. Ci sono voluti sei mesi ai miei avvocati per esaminare ogni possibile scenario legato alla componente AI. Non volevo che l'intelligenza artificiale avesse nulla a che fare con la mia performance. Dovevamo proteggere questo aspetto a tal punto che la SAG ha chiamato i miei legali per chiedere suggerimenti su come aggiornare i contratti sindacali e proteggere altri attori".- Gal Gadot

La questione tocca nervi scoperti in un'industria ancora scossa dagli scioperi del 2023, quando sceneggiatori e attori si sono fermati per mesi chiedendo proprio garanzie sull'uso dell'intelligenza artificiale. Il timore non è infondato: se l'AI può già sostituire scenografi, direttori della fotografia e tecnici delle luci, dove si fermerà. Gadot sembra aver trovato una risposta pragmatica: "Devo avere paura e guardare dall'altra parte. No. Ho paura ma ci gioco, la imparo, cerco di educarmi".

Bitcoin uscirà nelle sale in un momento cruciale per il dibattito sull'intelligenza artificiale nel cinema. Rappresenta un test estremo, un esperimento che potrebbe aprire la strada a nuovi modelli produttivi o rivelarsi un azzardo troppo radicale. Gadot, nel frattempo, ha scelto la sua posizione: non ignorare la tecnologia, ma imparare a conviverci stabilendo paletti chiari. Il capannone vuoto in cui ha girato potrebbe diventare, nel bene e nel male, il simbolo di un'epoca di transizione.

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