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Gene Wilder, le rare foto degli ultimi anni segnati dall’Alzheimer: “Lo guardavo scomparire”

Rare immagini mostrano Gene Wilder negli ultimi anni della sua vita, mentre la moglie Karen racconta la battaglia dell’attore contro l’Alzheimer.

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Negli ultimi anni della sua vita Gene Wilder aveva scelto di restare lontano dai riflettori, mentre l'Alzheimer gli portava via lentamente ricordi e autonomia. Ora due rare fotografie private mostrano l'indimenticabile protagonista di Frankenstein Junior e Willy Wonka in una dimensione completamente diversa da quella che milioni di spettatori conservano nella memoria. Le immagini sono state condivise attraverso i canali ufficiali dedicati all'attore in occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer.

In uno degli scatti Wilder appare a letto, sorridente e circondato dall'affetto delle persone che gli erano accanto; nell'altro emerge invece uno degli aspetti più dolorosi della malattia che ha segnato l'ultima parte della sua vita. Gene Wilder morì il 29 agosto 2016, all'età di 83 anni, per complicazioni legate all'Alzheimer. La sua diagnosi era rimasta privata per circa tre anni e la decisione di non renderla pubblica era stata presa dallo stesso attore e dalla sua famiglia. Wilder non voleva che i bambini che continuavano a riconoscerlo come Willy Wonka associassero quel personaggio alla tristezza o alla malattia.

Prima che l'Alzheimer entrasse nella loro quotidianità, Wilder conduceva una vita molto più tranquilla rispetto agli anni trascorsi sui set. Insieme alla moglie Karen Boyer divideva il proprio tempo tra Connecticut e California, giocava a tennis, scriveva e dipingeva. Il cinema era ormai alle spalle, ma la sua vita privata, secondo il nipote Jordan Walker-Pearlman, era diventata particolarmente ricca e serena. Poi iniziarono ad arrivare i primi segnali.

Karen Boyer ha raccontato negli anni quanto sia stato difficile assistere alla progressiva trasformazione dell'uomo che aveva sposato nel 1991. In un lungo intervento pubblicato dopo la morte del marito spiegò di essersi ritrovata a ricoprire un ruolo che non avrebbe mai immaginato: quello di caregiver della persona che amava. Anche alcuni episodi apparentemente piccoli cominciarono ad assumere un peso enorme e nel documentario Remembering Gene Wilder, Karen ha ricordato il momento in cui comprese quanto la memoria del marito stesse cambiando: Wilder faticava persino a ricordare il titolo di Frankenstein Junior, uno dei film più importanti della sua carriera.

Per chi aveva condiviso con lui decenni di vita e lavoro, assistere a quel processo significava vedere lentamente allontanarsi una persona che era ancora fisicamente presente. Lo stesso Mel Brooks, amico e collaboratore con cui Wilder aveva realizzato alcuni dei capitoli più importanti della propria carriera, ha raccontato di aver provato ad aiutarlo stimolando i suoi ricordi. Durante le loro conversazioni cercava di riportarlo ai film, agli episodi vissuti insieme e alle esperienze condivise, ma con il progredire della malattia diventava sempre più difficile raggiungerlo. Brooks ha definito quel periodo profondamente triste.

Eppure, secondo Karen, qualcosa di Wilder riuscì a resistere quasi fino alla fine: il suo senso dell'umorismo. La vedova ha ricordato un episodio avvenuto dopo una caduta. Gene non riusciva più ad alzarsi e, dopo circa venti minuti di tentativi, invece di lasciarsi sopraffare dalla situazione si guardò intorno come se davanti a lui ci fosse ancora il pubblico di un teatro e improvvisò una battuta. Era un riflesso di quell'istinto comico che aveva accompagnato praticamente tutta la sua vita.

Anche uno degli ultimi giorni raccontati da Karen conserva qualcosa di sorprendente. Wilder non camminava da solo da tempo quando, pochi giorni prima della morte, attraversò improvvisamente la cucina e disse di voler andare a nuotare. Entrò in piscina come faceva un tempo, lasciando la moglie incredula davanti a quel momentaneo ritorno dell'uomo che aveva conosciuto. Le sue ultime parole sono diventate uno dei passaggi più toccanti di Remembering Gene Wilder. Karen era accanto a lui mentre in sottofondo suonava Somewhere Over the Rainbow nella versione di Ella Fitzgerald, con Wilder che si mise seduto e le disse prima di fidarsi di lei e poi di amarla.

Proprio il documentario diretto da Ron Frank ha permesso negli ultimi anni di riscoprire anche questa parte meno conosciuta della sua storia, affiancando filmati familiari mai visti, materiale d'archivio e testimonianze di persone come Mel Brooks, Alan Alda e Carol Kane ai momenti più celebri della sua carriera. Oggi il suo nome continua inoltre a essere legato alla sensibilizzazione sull'Alzheimer. Il sito ufficiale di Gene Wilder porta avanti iniziative dedicate alla sua eredità e alla raccolta di fondi, mentre Karen continua a raccontare la propria esperienza anche per richiamare l'attenzione sulle difficoltà affrontate da chi assiste quotidianamente una persona colpita dalla malattia.

È anche per questo che le rare fotografie degli ultimi anni hanno un significato che va oltre la semplice curiosità. Mostrano un Gene Wilder lontanissimo dal sorriso beffardo di Willy Wonka e dallo sguardo spiritato del dottor Frederick Frankenstein, ma raccontano anche ciò che continuava a circondarlo mentre i ricordi iniziavano a svanire: la famiglia, gli amici e soprattutto Karen, rimasta al suo fianco fino alla fine.

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