Giancarlo Giannini, dietro le quinte di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto: perchè si pensò di sostituire Mariangela Melato
Doveva essere un set da vacanza con una coppia artistica leggendaria, ma un incidente rischiò di mandare tutto all’aria.
Un film cult che già solo con il titolo evoca un’epoca e la grandezza di Lina Wertmüller , ma anche l’intensità attoriale di una coppia artistica iconica del grande schermo: Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. Una complicità la loro che arriva senza impalcature in un racconto che non è soltanto una storia d’amore ruvida e scomoda, ma un esperimento che ha segnato un’epoca, restando sorprendentemente attuale.
Il mare, il sole, le spiagge selvagge, il ferragosto: simboli dell’estate, della libertà e della possibilità di lasciare andare alle proprie passioni. Ma non è solo questo: la Wertmüller mette in scena il ribaltamento dei ruoli, smonta le certezze ideologiche e sociali dei personaggi, mette in chiaro che il potere non rende migliori e che la lotta di classe non si risolve con l’amore, ma semmai, la lascia in sospeso.Al di là del prodotto finito e del suo significato, dietro la costruzione del film si nasconde un retroscena di cui oggi se ne parla con curiosità, ma anche con un certo sollievo. Un imprevisto sul set condusse quasi ad una decisione drastica che aleggiò come un’ombra portando in bilico la presenza di Mariangela Melato sul set.
La soluzione insolita adottata sul set
Giancarlo Gianni è il testimone diretto di una lavorazione diventata leggendaria, insieme ad un’attrice senza la quale il film avrebbe perso la sua anima. Perché a un certo punto, davvero, qualcuno pensò che Mariangela Melato dovesse essere sostituita?
Uscito nel 1974, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto nasce da uno scambio di idee tra Giannini e Lina Wertmüller, all’epoca già uno dei nomi più originali del cinema europeo. L’idea, raccontata dallo stesso attore negli anni, era sorprendentemente semplice: realizzare un film che avesse il sapore di una vacanza, lontano dalle rigidità del set tradizionale. Una conversazione informale, quasi scherzosa, si trasformò in pochi giorni in una sceneggiatura che unisce satira politica, melodramma e scontro di classe.
La trama è nota: Raffaella Pavone Lanzetti, borghese milanese colta e aggressiva, e Gennarino Carunchio, marinaio siciliano orgoglioso e ideologicamente opposto, si ritrovano naufraghi su un’isola deserta. Il ribaltamento dei ruoli sociali diventa il cuore di una relazione fatta di conflitto, desiderio e ambiguità morale, che ancora oggi divide critici e spettatori.
Il contesto produttivo contribuì in modo decisivo al realismo del film. Le riprese si svolsero interamente in Sardegna, tra Cala Fuili, Cala Luna, Capo Comino e Arbatax, luoghi aspri e poco addomesticati, soprattutto all’epoca, dal turismo di massa. Spazi perfetti per raccontare una storia di sopravvivenza, ma anche estremamente insidiosi per una troupe cinematografica.
Ed è proprio su quegli scogli che avvenne l’episodio destinato a entrare nella leggenda del cinema italiano. “Il primo giorno Mariangela si taglia un piede sugli scogli affilati come lamette – ha raccontato Giancarlo Giannini in un’intervista – tanto che per camminarci sopra io mi incerottavo tutta la pianta dei piedi. In ospedale le mettono 15 punti e l’assicurazione, per non bloccare il set, ci chiede di sostituirla con un’altra attrice".
Una proposta che oggi può sembrare assurda, ma che all’epoca seguiva logiche industriali ben precise. Bloccare un set significava perdere tempo e denaro, e Melato, per quanto straordinaria, non era ancora l’attrice iconica che sarebbe diventata. Eppure, Wertmüller e Giannini si opposero con decisione. Senza di lei, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto avrebbe perso la sua forza dirompente.
La soluzione trovata fu piuttosto bizzarra: “Decidiamo di far recitare Mariangela seduta, ricorrendo ad alcune controfigure con la parrucca bionda nelle scene in movimento” ha specificato l’attore. Una creatività “di necessità” che oggi suona quasi romantica, lontana anni luce dalla possibilità di risolvere tutto in post-produzione. Quell’atmosfera estrema influenzò anche il rapporto tra i due protagonisti. L’immedesimazione fu totale, al punto che molte scene finirono per spingersi oltre il copione. Gli schiaffi, le spinte, le tensioni fisiche aumentarono giorno dopo giorno, contribuendo a rendere il film così visceralmente autentico. "Nel copione gli schiaffi erano una decina, nel film sono più di sessanta. Una volta inseguivo una controfigura di Mariangela, riempiendola di botte, e la donna si girò all’improvviso sferrandomi un calcio che mi ruppe il menisco". Ha concluso Giannini
In Copertina: Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto-Copyright dello studio di produzione e/o del distributore-badtaste