"Gli avranno di sicuro dato un sacco di soldi": scoppia la polemica dopo la decisione di Scorsese di approvare l'IA
Boots Riley attacca Scorsese per la collaborazione con Black Forest Labs sull'IA. Polemica sul ruolo dell'intelligenza artificiale nel cinema.
Il mondo del cinema americano si è svegliato con una polemica che ha il sapore delle grandi controversie hollywoodiane. Da una parte Martin Scorsese, leggenda vivente della settima arte a 83 anni, che ha annunciato la sua collaborazione con Black Forest Labs, azienda specializzata in intelligenza artificiale. Dall'altra Boots Riley, regista di "Sorry to Bother You" e del recente "I Love Boosters", che non ha usato mezzi termini per attaccare la scelta del maestro italoamericano.
La vicenda è esplosa sui social quando Riley ha pubblicato su X un post al vetriolo in cui ipotizza le motivazioni dietro la decisione di Scorsese. "La mia ipotesi: a 83 anni, hanno dato alla sua famiglia un sacco di soldi (le aziende di AI buttano decine di milioni a destra e a sinistra), lui voleva garantire un flusso di reddito per loro e pensa che l'AI fallirà comunque, quindi non gliene frega niente. Se non è così, al diavolo il doppio. A parte questo, andate a vedere 'I Love Boosters' oggi".
L'attacco di Riley non si limita alla semplice critica personale. Il regista chiarisce che il suo problema non è tanto l'uso personale che Scorsese potrebbe fare dell'intelligenza artificiale nei suoi progetti, quanto piuttosto l'uso della sua immensa influenza per legittimare e promuovere una tecnologia controversa nell'industria cinematografica. "Il problema del cinema non era che non avevamo gli strumenti per essere creativi prima di questo", scrive Riley con evidente sarcasmo.
In un secondo messaggio, il filmmaker di "I Love Boosters" approfondisce la sua critica: "Per essere chiari, il mio livore non riguarda il fatto che lui la usi, probabilmente lo guarderei semplicemente con disprezzo in privato. Riguarda il fatto che usa il suo prestigio per promuovere questa tecnologia e tentare di spingere l'industria verso di essa. Hanno bisogno di lui. Un trilione speso in AI generativa e ancora non sta salvando nessuno o cambiando il cinema".
La posizione di Scorsese, annunciata martedì scorso sul sito web di Black Forest Labs, è diametralmente opposta. Il regista premio Oscar si è unito all'azienda come consulente con l'obiettivo dichiarato di "spingere i confini della creatività" e aiutare a creare elementi visivi come gli storyboard. "Il cinema è un mezzo giovane, ha solo circa 125 anni, quindi dobbiamo essere aperti a come può evolversi", ha scritto Scorsese nella sua dichiarazione ufficiale.
L'intelligenza artificiale generativa è diventata uno dei temi più divisivi, con gli scioperi degli sceneggiatori e degli attori del 2023 che hanno posto proprio la regolamentazione dell'AI tra le richieste principali. Le preoccupazioni riguardano non solo la creatività, ma anche la protezione del lavoro e dei diritti d'autore. Riley sottolinea un punto che molti nell'industria condividono: nonostante l'investimento di cifre astronomiche nell'intelligenza artificiale generativa, circa un trilione di dollari secondo le sue stime, la tecnologia non ha ancora dimostrato di poter rivoluzionare veramente il cinema o risolvere problemi reali del settore.
Ma l'intelligenza artificiale generativa presenta caratteristiche uniche che la distinguono dalle precedenti evoluzioni tecnologiche. La capacità di creare contenuti originali basandosi su opere esistenti solleva questioni etiche e legali senza precedenti, oltre a minacciare direttamente il lavoro di artisti, tecnici e professionisti dell'industria. Non è solo una questione di nuovi strumenti, ma di chi controlla il processo creativo e chi ne beneficia economicamente.
La frattura che questa polemica rivela attraversa generazioni e sensibilità diverse. Da un lato veterani come Scorsese che vedono l'I(A come l'ennesima evoluzione di un medium in costante trasformazione. Dall'altro registi più giovani e politicamente impegnati come Riley, che la percepiscono come una minaccia esistenziale mascherata da progresso tecnologico.