Guy and Madeline on a Park Bench, riscopriamo l’esordio di Damien Chazelle
In occasione dell'uscita su Netflix di The Eddy, ripercorriamo l’inizio della carriera di Damien Chazelle rivedendo Guy and Madeline on a Park Bench.
È raro che un titolo riesca a descrivere la poetica di un autore. Eppure in quel La La Land, che sancì definitivamente il successo popolare di Damien Chazelle, è impossibile non vedere i due punti cardinali del suo cinema. Da una parte abbiamo il “La La”, come due note canticchiate distrattamente per schiarirsi la voce. Dall’altro lato c’è la vita della città, espressa da quel “Land”, la strada delle passeggiate sotto la pioggia di Gene Kelly and Stanley Donen. Damien Chazelle è il regista della musica: la rende meccanismo fondamentale dell’ingranaggio cinematografico, la racconta come scontro tra personaggi opposti tra di loro, come i vuoti e i pieni della partitura. Altre volte è il ritmo a fare da padrone, come nella sequenza dell’allunaggio in First Man - Il primo uomo, non propriamente un film musicale, dove la colonna sonora e le immagini interagiscono in una danza a 24 fotogrammi al secondo. E poi c’è la terra, le strade in cui i personaggi camminano, la concretezza della realtà che si infrange contro i sogni e le aspirazioni. Il rumore di fondo che sovrasta le melodie, il vero nemico dei personaggi da lui creati.

Nella seconda inquadratura, molto più realistica della prima, vediamo dall’alto verso il basso un uomo che cammina su un marciapiede. Egli incrocia una donna e la cinepresa la segue mentre la partitura di Justin Hurwitz (musicista che collaborerà con lui in tutti i film seguenti) imposta un’atmosfera frizzante, in dissonanza con il grigiore delle immagini. C’è tutto il corpo melodico di La La Land in queste prime note: dall’uso degli strumenti musicali al tema principale molto simile a quello di Mia e Sebastian.

Non ci sono però i colori in questo inizio di carriera. Il film è stato infatti girato con pochissimi mezzi: siamo nel 2009 e Chazelle, all’epoca, era ancora un aspirante musicista. Convintosi di non avere sufficiente talento per sfondare era appena ritornato alla sua prima passione: il cinema. L’ispirazione nacque proprio dall’incontro con Hurwitz con cui Chazelle divideva l’appartamento mentre frequentava l’università di Harvard. Guy and Madeline nacque come un’aggiunta alla sua tesi di laurea in… Studi Visivi e Ambientali. Insomma, un piccolo prodotto semiamatoriale senza grandi ambizioni, che venne però adocchiato e presentato con successo al Tribeca Film Festival.
Il film racconta, proprio come il suo incipit, gli incroci delle vite di tre giovani di Boston: Guy, un trombettista jazz, la giovane Madeline in cerca di lavoro e Sandha l'amante di Guy. Ma i caratteri dei personaggi e le loro vite sembrano importare poco. L’intera ossatura del film è un pretesto per portarli di luogo in luogo e scoprire nuove sonorità. Persino durante i dialoghi la cinepresa sembra più attratta dagli strumenti musicali che i personaggi hanno tra le mani, rispetto alle loro reazioni. Guy and Madeline è, in questo senso, una vera opera prima, che ci mostra un regista ancora non maturo, che fatica a mantenere l’attenzione e la chiarezza narrativa. Ma quanta passione!
https://www.youtube.com/watch?v=rAWn7B9vKW4
L’intera psicologia di Guy è espressa attraverso il suo strumento musicale. In una sequenza lo vediamo addirittura dialogare con la sua ragazza suonandole una canzone, salvo poi vederla allontanarsi offesa. È come se si fossero detti parole che non possiamo sentire.

Guy and Madeline on a Park Bench è un film sincero, che mostra un talento in nuce, non ancora pienamente in grado di esprimersi. È anche una lettera d’amore agli strumenti di comunicazione universali come la fotografia e i suoni. Ed è questa la grandezza di Chazelle espressa già nel 2009: saper trasformare la musica in immagini e le immagini in musica.
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