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Ha 15 anni, un problema e i genitori non se ne rendono conto: oggi in tv il film sui disturbi alimentari che devi vedere

Un racconto delicato su una delle emergenze più difficili tra gli adolescenti: bulimia, disagio psicologico e il difficile cammino verso la consapevolezza.

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I disturbi del comportamento alimentare sono tra le problematiche più diffuse, ma anche più difficili da intercettare durante l'adolescenza. Essi si insinuano lentamente e in totale invisibilità, tanto che persino la famiglia fa fatica a notarli. Dietro comportamenti apparentemente normali possono nascondersi sofferenze profonde, spesso ignorate, fino a quando diventano enormi e impossibili da gestire. È da questa consapevolezza che nasce Qualcosa di Lilla, il film tv diretto da Isabella Leoni, che racconta la bulimia e il disagio giovanile in modo diretto, ma non brutale e senza concedere troppe rassicurazioni. Una visione perfetta per chi, di sabato, ha bisogno di qualcosa di intenso da guardare e oggi che arriva in tv su Rai Premium alle 21:20 è davvero il momento migliore per recuperarlo.

Presentato in anteprima a Roma nel marzo scorso, realizzato con il sostegno di Rai Fiction, la pellicola punta a trasformare una storia personale in una riflessione più ampia su un fenomeno che coinvolge sempre più famiglie. Al centro del racconto c'è Nicole, una ragazza di quindici anni sveglia e studiosa che, nel delicato equilibrio tra scuola, affetti e crescita personale, si trova ad affrontare una fragilità che non sa decifrare.

Margherita Buoncristiani e Federica Pala in una scena di Qualcosa di Lilla - Fonte: Rai Fiction

L'incontro con Luce, una nuova compagna di classe rappresenta la svolta della vicenda. Luce è carismatica, ma è anche segnata dalla malattia. Tra le due ragazze si crea un rapporto forte, complesso ma che evidenzia allo stesso tempo la necessità di appartenenza a qualcosa, e la facilità di cadere in comportamenti autodistruttivi.

Il film però non vuole trasformare la bulimia in uno spettacolo: preferisce osservarla da vicino, estrapolando i piccoli cambiamenti che, giorno dopo giorno, alterano il rapporto con il proprio corpo e con gli altri.

Anche il titolo possiede un significato preciso. Il lilla è il colore che in Italia identifica le iniziative di sensibilizzazione dedicate ai disturbi alimentari e richiama il percorso di consapevolezza costruito negli anni da associazioni, famiglie e operatori sanitari. La sceneggiatrice Maruska Albertazzi ha voluto che questo riferimento fosse parte integrante dell'opera, trasformandolo in un simbolo di memoria e attenzione verso chi ha combattuto queste patologie.

Federica Pala in una scena di Qualcosa di Lilla - Fonte: Rai Fiction

Uno degli aspetti più interessanti di Qualcosa di Lilla è la scelta di raccontare non soltanto chi soffre della malattia, ma anche chi le vive accanto. I genitori di Nicole, separati e incapaci di leggere fino in fondo il malessere della figlia, diventano il ritratto di un mondo adulto spesso presente ma disorientato, ma attenzione: non ci sono colpevoli né figure completamente negative. Emerge piuttosto la difficoltà di un disagio che riesce a camuffarsi e a non farsi riconoscere, anche se si trova davanti agli occhi di chi ama la persona coinvolta.

Al centro c’è soprattutto il momento del risveglio, della consapevolezza, che anticipa la fase del percorso di guarigione. A dare volto a Nicole è Federica Pala, giovane attrice emergente già vista nei panni di Sarah Scazzi in Avetrana - Qui non è Hollywood. La sua interpretazione racconta il progressivo isolamento della protagonista attraverso dettagli e sfumature più che attraverso grandi esplosioni drammatiche. Al suo fianco troviamo Alessandro Tersigni e Raffaella Rea nei ruoli dei genitori, mentre Margherita Buoncristiani presta il volto a Luce, personaggio centrale nell'evoluzione della storia.

Girato a Roma nel 2025 e prodotto da Rai Fiction e Masterfive Cinematografica, Qualcosa di Lilla è un film che apre il dibattito su un tema quanto mai attuale: la salute mentale degli adolescenti. Certo, non dà risposte, ma prova a porre almeno una domanda allo spettatore: ci accorgiamo facilmente della sofferenza di chi abbiamo accanto?

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