Heart of the Beast è una storia vera? Dietro il film con Brad Pitt c’è qualcosa di molto personale
Heart of the Beast è tratto da una storia vera? Il film con Brad Pitt nasce in realtà da un’esperienza molto personale dello sceneggiatore Cameron Alexander.
Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio è tratto da una storia vera? Guardando il survival thriller con Brad Pitt, soprattutto per il modo realistico in cui racconta il rapporto tra James Belmont e il suo cane Odin, è facile pensare che dietro la loro drammatica avventura possa esserci un vero caso di sopravvivenza. In realtà, la storia raccontata nel film non è realmente accaduta, ma la sua origine nasconde qualcosa di molto personale: lo sceneggiatore Cameron Alexander si è infatti ispirato a uno dei periodi più difficili della propria vita e, soprattutto, al legame con il suo cane.
Una premessa abbastanza realistica da far pensare che dietro il film possa esserci un vero caso di sopravvivenza. In realtà, James Belmont e Odin non risultano essere personaggi realmente esistiti e il loro incidente non ricostruisce una vicenda accaduta in Alaska. Associated Press lo chiarisce esplicitamente: Heart of the Beast non è basato su una storia vera. La sceneggiatura è invece un'opera originale di Cameron Alexander e ha alle spalle una storia decisamente più lunga di quanto possa sembrare. Lo script era infatti già comparso nella Black List del 2017, la celebre selezione annuale delle sceneggiature non ancora prodotte più apprezzate dagli addetti ai lavori, prima di arrivare sul grande schermo quasi un decennio più tardi.
Ma è soprattutto l'origine dell'idea a spiegare perché il rapporto tra James e Odin abbia un peso così importante nel film. Alexander ha raccontato che, quando cominciò a scrivere la storia, stava attraversando uno dei periodi più difficili della propria carriera. Era praticamente senza soldi e aveva accumulato numerosi progetti che non erano riusciti a decollare, ma accanto a lui continuava a esserci il suo cane.
È un elemento che aiuta anche a comprendere perché David Ayer abbia deciso di dirigere una storia apparentemente molto diversa da alcune delle sue opere più conosciute. Il regista ha raccontato che la sceneggiatura lo aveva fatto piangere, descrivendola come una storia essenziale costruita attorno a un uomo, un cane e la natura, nella quale i due protagonisti continuano a salvarsi reciprocamente. Per Ayer, James e Odin non sono semplicemente padrone e animale domestico, ma due veri coprotagonisti.
Il realismo del film passa anche attraverso Odin, con il cane che è stato interpretato principalmente da Uber, un pastore tedesco con esperienza reale nel soccorso alpino individuato dalla produzione in Nuova Zelanda. Al suo fianco sono stati utilizzati anche altri tre cani della stessa famiglia, mentre gli effetti digitali sono intervenuti soltanto in parte.