Hellboy torna in una nuova miniserie (con un restyling che Guillermo Del Toro apprezzerebbe molto)

Giant Robot Hellboy torna il 22 luglio 2026 con una nuova miniserie Dark Horse. Il mecha è danneggiato: scopri cosa gli è successo negli abissi del Pacifico.

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Esiste un angolo particolare dell'universo di Hellboy che pochi conoscono ma che, una volta scoperto, difficilmente si dimentica. È un territorio dove il folklore demoniaco incontra i mecha giapponesi, dove Big Red diventa un colosso d'acciaio alto decine di metri. Questa non è fantascienza casuale: è Giant Robot Hellboy, una delle creazioni più audaci e visivamente stupefacenti mai partorite dalla mente di Mike Mignola. E quest'estate, precisamente il 22 luglio 2026, questo titano meccanico tornerà sulle pagine dei fumetti Dark Horse con una nuova miniserie in due parti che promette di espandere ulteriormente questa bizzarra ma affascinante mitologia.

La notizia del ritorno ha già acceso l'entusiasmo dei fan, non solo per la reunion creativa tra Mignola e l'illustratore Duncan Fegredo, ma soprattutto per un dettaglio che emerge dalle prime cover rivelate: il mecha non è più quello di un tempo. Ammaccato, graffiato, mutilato. Gli manca un braccio. La coda è sparita. È una mappa di battaglie combattute, un reduce che porta addosso i segni di qualcosa che è accaduto nelle profondità più oscure del Pacifico.

Per capire dove stiamo andando, però, occorre fare un passo indietro e ricostruire come questo progetto sia nato. Giant Robot Hellboy non è sempre esistito nel canone fumettistico. L'idea germogliò durante il lockdown, quando Mignola, confinato in casa come milioni di persone nel mondo, iniziò a pubblicare schizzi a matita nel suo Mike Mignola: The Quarantine Sketchbook. Tra quelle tavole emerse un concept assurdo e geniale: Hellboy trasformato in un gigantesco mecha, ispirato ai kaiju e ai robot giganti della tradizione nipponica. I disegni divennero virali. I fan impazzirono. Dark Horse capì che c'era del potenziale narrativo e così, nel giro di poco tempo, nacque la prima miniserie in tre parti scritta da Mignola e illustrata da Fegredo.

Giant Robot Hellboy Returns - Dark Horse

La trama originale era semplice ma efficace: Hellboy viene rapito e collegato a un enorme robot meccanico costruito negli anni Cinquanta da un gruppo segreto di scienziati giapponesi. L'obiettivo? Una missione su un'isola misteriosa e pericolosa, infestata da creature mostruose. Il design del mecha era una fusione perfetta tra l'estetica classica del personaggio e l'immaginario del mecha giapponese: corna massicce, Right Hand of Doom sovradimensionata, una silhouette inconfondibile anche a scala titanica.

Ora, con Giant Robot Hellboy Returns, la storia riprende da dove si era interrotta, ma con un cambio di registro. La sinossi ufficiale rivela che un gruppo di scienziati sta setacciando gli abissi oceanici alla ricerca del robot scomparso. Quello che trovano, però, va ben oltre le loro aspettative: un portale interdimensionale che minaccia di risucchiarli o, peggio ancora, di liberare creature di origine sconosciuta. È un setup che mescola horror cosmico, fantascienza e avventura pura, elementi che Mignola sa orchestrare come pochi altri autori.

Le prime immagini rilasciate raccontano già una storia visiva potente. La cover principale di Fegredo mostra un primo piano del volto del mecha: ammaccature profonde, graffi che solcano la superficie metallica, uno sguardo che sembra portare il peso di battaglie indicibili. È un ritratto da veterano di guerra, non da supereroe invincibile. La variant cover di Ben Stenbeck va oltre, offrendo una visuale completa del corpo: l'assenza del braccio e della coda non sono dettagli casuali, sono cicatrici narrative. Qualcosa di tremendo è accaduto laggiù, nelle fosse oceaniche, e il mecha ne porta i segni indelebili.

Giant Robot Hellboy - Dark Horse

Questo approccio al redesign non è solo estetico, è concettuale. Mignola e Fegredo stanno trattando il Giant Robot Hellboy come un personaggio vero, non come un semplice veicolo narrativo. Il deterioramento fisico riflette un percorso, una storia che si è consumata lontano dagli occhi del lettore e che ora richiede di essere raccontata. È una scelta che aggiunge strati di profondità a quello che potrebbe essere stato solo un esperimento visivo divertente.

Il ritorno di questa iterazione di Hellboy arriva in un momento interessante per il franchise. Dopo l'era d'oro dei film di Guillermo del Toro con Ron Perlman, il personaggio ha attraversato vari tentativi di reboot, alcuni più riusciti di altri. Ma è nel fumetto che Hellboy continua a dimostrare una vitalità creativa inesauribile, capace di reinventarsi senza perdere mai la propria identità. Giant Robot Hellboy è l'esempio perfetto di questa capacità: un'idea nata quasi per scherzo che si è trasformata in una delle aggiunte più iconiche del franchise nell'ultimo decennio.

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