“Ho sempre saputo che Alberto era innocente”: la madre di Stasi rompe il silenzio sul caso Garlasco
La madre di Alberto Stasi affida a una lettera il racconto di quasi vent’anni segnati dal caso Garlasco, ribadendo la sua convinzione sull’innocenza del figlio.
Il caso Garlasco continua a occupare uno spazio enorme nel dibattito pubblico italiano, ma questa volta a parlare è una voce che negli anni ha scelto quasi sempre di restare lontana dai riflettori. Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, ha affidato a una lunga lettera pensieri, ricordi e sofferenze accumulati dall'inizio della vicenda, tornando soprattutto su un punto sul quale non ha mai avuto dubbi: è convinta dell'innocenza del figlio. La lettera è stata scritta per Verità Nascoste, il nuovo programma di approfondimento condotto da Milo Infante, che ha debuttato il 1° settembre in prima serata su Rete 4 dedicando ampio spazio proprio al delitto di Garlasco.
“Ci sono cose che il tempo non riesce a portare via. Gli anni passano, la vita va avanti, ma certe vicende restano sempre con te”, scrive all'inizio della lettera, spiegando come anche il tentativo di tornare alle occupazioni più normali – il lavoro, la casa e gli impegni quotidiani – non sia mai riuscito realmente a cancellare quanto accaduto.
Una parte particolarmente dura riguarda gli anni nei quali Elisabetta Ligabò racconta di essersi sentita sola e osservata attraverso il peso dei giudizi degli altri. Essere la madre di un uomo processato per omicidio, spiega, significava spesso scontrarsi con un ragionamento che percepiva intorno a sé: se suo figlio era arrivato davanti a un giudice, allora “un motivo ci sarà”.
Anche per questo, racconta, ha preferito il silenzio. La lettera ripercorre poi uno dei periodi più difficili della sua vita. Alla vicenda giudiziaria si aggiunse infatti la morte del marito, Nicola Stasi, scomparso nel 2013 dopo una lunga malattia. Poco più di un anno dopo, nel dicembre 2014, arrivò la condanna in appello di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione, divenuta definitiva l'anno successivo.
“È come vedere la tua vita andare in frantumi”, racconta Ligabò ricordando quel periodo. Dopo aver perso il marito, anche il figlio entrò in carcere e per lei la sensazione fu quella di non avere più la famiglia che aveva conosciuto fino a quel momento. Da lì iniziò un'altra quotidianità, fatta di visite, telefonate e tentativi di restare accanto ad Alberto nonostante la distanza imposta dalla detenzione.
È un passaggio importante soprattutto considerando il momento in cui la lettera arriva. Il delitto di Garlasco è tornato da tempo al centro dell'attenzione dopo la riapertura delle indagini che coinvolgono Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, già indagato e archiviato in passato. La nuova inchiesta non modifica però, allo stato attuale, la posizione giudiziaria di Alberto Stasi: la sua condanna definitiva resta valida.
Le nuove indagini hanno inevitabilmente riacceso anche l'attenzione attorno alla famiglia Stasi. E Ligabò racconta di essersi accorta di un cambiamento proprio negli ultimi tempi. Dopo anni nei quali si era sentita chiusa nel proprio dolore, dice di ricevere oggi saluti, incoraggiamenti e parole gentili persino da persone che non conosce. Piccoli gesti ai quali attribuisce un valore enorme, ma che non vuole trasformare in una forma di rivincita.
Dopo quasi vent'anni trascorsi tra processi, carcere, perdite familiari e un'attenzione mediatica che non si è mai realmente spenta, Elisabetta Ligabò chiude la sua lettera senza chiedere vendette né rivincite. Il desiderio che dice di avere oggi è molto più semplice: riuscire finalmente a vivere “con un po' di pace nel cuore”.
Perché mentre il caso Garlasco continua a produrre nuove indagini, perizie e interrogativi, per la madre di Alberto Stasi c'è una convinzione che non è mai cambiata dall'inizio di questa storia: suo figlio, sostiene ancora oggi, non ha ucciso Chiara Poggi.