I favoriti agli Oscar 2026 (ma c'è un vincitore assoluto)

Tanti i nomi in lizza, come ogni anno, ma un attore su tutti si prepara a rubare la scena

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Los Angeles si prepara a srotolare il tappeto rosso per la 98ª edizione degli Academy Awards ma l’aria che si respira tra i tavoli del Sunset Tower è ben diversa da quella della solita, stanca celebrazione dell’industria.

Il 2026 sembra davvero l’anno dello "strappo". Un momento di rottura che segna il passaggio dal glamour più ostentato (che, in fondo, un po' ci piace sempre) alla narrazione più nervosa, a tratti, provocatoria. Al passo coi tempi, insomma.

La pole position

L’avrete già capito, al centro della scena brilla il duello che sta dividendo la critica internazionale.

Da una parte abbiamo l'inarrestabile ascesa di Timothée Chalamet, che con Marty Supreme ha definitivamente rimposto nell’armadio i panni dell'idolo delle folle per indossare quelli del fuoriclasse che sta capendo di poter fare davvero tutto; dall'altra c’è la maestosità ferita di un Leonardo DiCaprio inedito diretto da Paul Thomas Anderson in One Battle After Another. Un film che, pur tra i dubbi del botteghino, è stato celebrato in ogni modo dalla stampa specializzata.

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Ma qualche colpo di coda c’è (e menomale). Questo è l'anno in cui il cinema d'autore (quello di Chloé Zhao con il lirico Hamnet o di Ryan Coogler con le atmosfere di Sinners) tenta l'assalto finale alla cittadella dei blockbuster.

Le previsioni danno Anderson come favorito per la regia dopo ben undici nomination a vuoto; ma il vero interrogativo rimane la tenuta di un'Academy sempre più divisa tra il desiderio di consacrare volti nuovi (come la straordinaria Jessie Buckley) e la necessità di omaggiare i veterani.

Ma manca poco al verdetto, quando finalmente scopriremo se questo sarà l'anno dell'incoronazione definitiva dei "nuovi maestri" o se Hollywood sceglierà, ancora una volta, di rifugiarsi nei suoi rassicuranti miti del passato.

Ma davvero Timothée Chalamet sta battendo Leo DiCaprio?

Ormai è sotto gli occhi di tutti, Chalamet sta occupando sempre più spazio nell’industria dorata di Hollywood. Non bastava la sua ipnotica presenza scenica, con quella mascella cesellata e quella chioma che sembra godere di una gravità tutta sua.

Timothée ha lasciato tutti di stucco per la ferocia con cui, a trent’anni appena compiuti, ha deciso di sfilare la corona dalle mani dei patriarchi di Hollywood. Fino a ieri la corsa all’Oscar 2026 come Miglior Attore sembrava un duello all'ultimo sangue, oggi i mercati delle scommesse ci dicono che siamo (quasi) davanti a un one man show.

Nel film di Josh Safdie, Marty Supreme, il "Golden Boy" ha salutato con nonchalance il suo consueto languore e si è lanciato in una mimesi nevrotica, quasi urticante. La sua quota per la statuetta è schizzata dal 62% al 78%.

E il buon Leo DiCaprio? A settembre, la sua interpretazione nel kolossal contro-culturale di Paul Thomas Anderson sembrava la polizza assicurativa per il suo secondo Oscar. Poi qualcosa si è rotto. La sua probabilità di vittoria è precipitata dal 75% a un misero 16%.

È la solita, vecchia storia, trita e ritrita: Leo è troppo bravo perché la sua eccellenza faccia ancora notizia? O forse il pubblico (e i giurati) preferiscono l'elettricità sporca di Chalamet alla maestria levigata di un veterano che non ha più nulla da dimostrare?

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