I Magnifici Sette tornano in serie TV su MGM+: Matt Dillon è Chris Adams

L'attore premio Oscar per Crash guiderà i sette mercenari nel reboot firmato da Tim Kring, creatore di Heroes. Riprese a Calgary da giugno.

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L'annuncio

Ieri, 25 febbraio, MGM+ ha confermato il nome che attendeva il web da quando la serie era stata annunciata a dicembre 2025: Matt Dillon interpreterà Chris Adams nella nuova versione seriale de I Magnifici Sette, il ruolo che nel film originale del 1960 era di Yul Brynner. Dillon sarà anche executive producer, oltre che protagonista. Le riprese inizieranno a giugno 2026 a Calgary, in Canada.

La descrizione ufficiale del personaggio non lascia spazio a equivoci su quale direzione abbia scelto la produzione: «Stoico, impassibile sotto pressione, con uno sguardo fermo che parla al posto suo, Chris non tollera ipocrisia né crudeltà e segue un codice morale silenzioso fondato sulla giustizia e sulla moderazione». È, in sostanza, Brynner aggiornato — la stessa autorità asciutta, la stessa economia di parole, trasferita in un attore che ha costruito la sua carriera su personaggi complessi e difficili da decifrare.

Michael Wright, responsabile globale di MGM+, ha commentato: «Matt Dillon porta una profondità straordinaria a questo ruolo iconico. La sua capacità di interpretare personaggi moralmente conflittuali lo rende la scelta perfetta». Dillon, nominato all'Oscar per Crash (2004), era uscito di recente in High Desert su Apple TV+ con Patricia Arquette e si appresta a uscire in The Fence di Claire Denis con Tom Blyth, presentato al TIFF. Ha anche un ruolo di Frank Stallone in I Play Rocky, diretto da Peter Farrelly per Amazon MGM Studios.

Cosa è questa serie e da dove viene

La serie — 8 episodi, non una miniserie ma un progetto che può crescere — è scritta e guidata da Tim Kring, il creatore di Heroes (NBC, 2006) e Touch, con una carriera costruita su ensemble narrativi e su storie in cui personaggi diversi si trovano a fare i conti con una missione più grande di loro. È esattamente la struttura de I Magnifici Sette: non c'è un protagonista assoluto, c'è un gruppo. Kring ha dichiarato di voler dedicare spazio narrativo alla backstory di ciascuno dei sette, esplorando cosa li porta ad accettare la missione e cosa rischiano nel farlo.

Gli executive producer sono Donald De Line — già produttore di Billy the Kid su MGM+ e di Ready Player One — insieme a Lawrence Mirisch e Bruce Kaufman. La presenza di Mirisch è significativa: la famiglia Mirisch è legata al franchise dal principio, essendo stata la società di produzione del film del 1960. Il casting è affidato a Seth Yanklewitz. La serie andrà in onda su MGM+ in USA, UK, Belgio, Olanda, Italia, Spagna, Germania, Brasile, Messico, Colombia e Cile.

La lunga storia prima di questa serie

Il progetto ha una preistoria complicata. Quando Amazon ha acquisito MGM nel 2022, tra i titoli del catalogo c'era anche I Magnifici Sette, e la piattaforma aveva messo in sviluppo una serie con Nic Pizzolatto — il creatore di True Detective — come showrunner. Quel progetto non è mai arrivato a produzione. MGM+ ha ripreso il titolo e ha scelto una direzione diversa, con Kring al posto di Pizzolatto e un approccio più classicamente adventuroso rispetto all'ipotetico noir-western di Pizzolatto.

Non è nemmeno la prima serie televisiva basata sul franchise: tra il 1998 e il 2000, CBS aveva trasmesso due stagioni e 22 episodi con Michael Biehn come Chris Larabee Adams e Ron Perlman come Josiah Sanchez. Quella serie aveva persino Robert Vaughn — che nel film del 1960 era uno dei sette originali — come guest star ricorrente nel ruolo di un giudice. Girò al Melody Ranch di Newhall, California, con il tema musicale originale di Elmer Bernstein — lo stesso del film del 1960. Fu cancellata dopo due stagioni senza un finale degno del nome, e rimase a lungo un'incompiuta nella memoria dei fan del western televisivo.

Dal film di Kurosawa al West americano: una genealogia

Il film del 1960 diretto da John Sturges era a sua volta un adattamento de I Sette Samurai di Akira Kurosawa (1954), trasposizione consapevole e dichiarata dell'originale giapponese nell'Ovest americano dell'Ottocento. Il cast originale era un catalogo del western anni '60: Yul Brynner, Steve McQueen, Charles Bronson, James Coburn, Robert Vaughn, Horst Buchholz e Brad Dexter. Il film fu un successo commerciale e critico, e generò tre sequel negli anni '60 e '70, con qualità decrescente e cambi di cast progressivi. Nel 2016, Antoine Fuqua ne firmò il remake con Denzel Washington e Chris Pratt, incassando bene ma senza lasciare una traccia duratura nell'immaginario collettivo.

La serie MGM+ riparte dalla domanda centrale che aveva reso il soggetto di Kurosawa così duratura: cosa spinge uomini violenti e senza radici a difendere chi non sa difendersi? La versione 2026 aggiunge una specificità religiosa — il villaggio è quacchero, la nonviolenza è un principio teologico, non un'ingenuità — che trasforma il dilemma in qualcosa di più acuto. I sette non difendono solo delle persone. Difendono una visione del mondo che nega la legittimità della loro stessa esistenza.

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