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I soliti ignoti, 68 anni dopo: la spiegazione del titolo del capolavoro di Mario Monicelli

Il 26 luglio 2026 il capolavoro di Mario Monicelli festeggia 68 anni. Dietro il suo titolo si nasconde una storia sorprendente che nasce dalle pagine della cronaca nera e diventa il simbolo di una delle commedie più amate di sempre.

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Il 26 luglio di 68 anni fa, nelle sale usciva I soliti ignoti, il film diretto da Mario Monicelli che ha rivoluzionato il modo di raccontare la comicità italiana. Non si tratta soltanto di una delle opere più celebri del nostro cinema, ma di un autentico spartiacque culturale, che mette insieme ironia, malinconia e critica sociale in un equilibrio ancora oggi difficilmente eguagliabile. Il film è considerato uno dei capolavori della storia del cinema italiano ed è stato inserito tra i cento film italiani da preservare per il loro valore culturale.

A distanza di quasi sette decenni continua a conquistare nuove generazioni grazie ai suoi dialoghi irresistibili, ai personaggi indimenticabili e a un finale che, inutile sottolinearlo, è iconico. Ma c'è un aspetto che molti spettatori ignorano: il significato del titolo. Dietro quelle tre parole apparentemente semplici si nasconde infatti un'idea geniale che trasforma una fredda espressione giornalistica in una riflessione profonda sulla società italiana del dopoguerra.

L'espressione "i soliti ignoti" era molto diffusa nei giornali italiani degli anni Cinquanta. I cronisti la utilizzavano per raccontare furti e piccoli reati quando gli autori rimanevano sconosciuti. Era una formula impersonale, quasi burocratica, con cui si indicavano delinquenti senza nome e senza volto. Mario Monicelli e gli sceneggiatori ebbero un'intuizione straordinaria: prendere proprio quell'espressione e ribaltarne completamente il senso.

Una scena de I soliti ignoti - Fonte: Lux Film

Nel film, infatti, quelli che nella cronaca sarebbero stati semplicemente "ignoti" diventano persone reali. Hanno un volto, un carattere, sogni, debolezze e soprattutto una grande dose di umanità. Non sono criminali spietati, ma uomini poveri, spesso sfortunati, che cercano disperatamente un'occasione per cambiare vita. È proprio questa scelta narrativa ad aver reso il titolo così memorabile: dietro una definizione anonima si nasconde un gruppo di personaggi ai quali lo spettatore finisce inevitabilmente per affezionarsi.

La storia ruota attorno a una banda di ladruncoli romani che sogna di mettere a segno un grande furto al Monte di Pietà. Dopo che Cosimo finisce in carcere, il piano passa nelle mani di Peppe detto "er Pantera", pugile ormai lontano dai tempi migliori, che raduna un gruppo improbabile di complici. Tra preparativi, errori, contrattempi e continue improvvisazioni, il colpo prende lentamente forma. Per imparare le tecniche dello scasso i protagonisti si affidano perfino a un vecchio esperto del mestiere, convinti che tutto sia ormai sotto controllo.

Naturalmente nulla andrà come previsto. Quello che dovrebbe essere il furto perfetto si trasforma in una lunga sequenza di situazioni esilaranti che culminano in uno dei finali più celebri della storia del cinema italiano: invece della cassaforte, i protagonisti finiscono nella cucina dell'appartamento accanto, trovando come unico "bottino" un piatto di pasta e ceci. Un epilogo diventato leggendario e ancora oggi citato come esempio perfetto della comicità del fallimento.

Una scena de I soliti ignoti - Fonte: Lux Film

Gran parte del successo del film è merito di un cast straordinario, nel quale convivono interpreti già affermati e giovani destinati a diventare autentiche Star del cinema italiano. Vittorio Gassman interpreta Peppe "er Pantera" in una delle prove più sorprendenti della sua carriera. All'epoca era conosciuto soprattutto per ruoli drammatici e molti produttori erano scettici sulla sua scelta. Monicelli, invece, intuì che proprio quell'immagine austore avrebbe reso ancora più divertente il personaggio.

Accanto a lui troviamo Marcello Mastroianni nel ruolo di Mario, Memmo Carotenuto nei panni di Cosimo, Carlo Pisacane nell'indimenticabile Capannelle, Renato Salvatori, Tiberio Murgia e un immenso Totò, che interpreta Dante Cruciani, lo scassinatore ormai in pensione chiamato a impartire lezioni ai maldestri aspiranti ladri. Nel cast figurano anche due future stelle del cinema italiano: Claudia Cardinale, ancora giovanissima, e Carla Gravina, che aveva appena diciassette anni durante le riprese.

Molti storici del cinema considerano I soliti ignoti il punto di nascita della cosiddetta commedia all'italiana. Fino a quel momento la comicità italiana era spesso costruita su sketch, macchiette teatrali e gag fini a sé stesse. Monicelli introduce invece qualcosa di completamente nuovo: si ride, ma dietro ogni battuta si nascondono povertà, disoccupazione, emarginazione e speranze infrante. È una comicità che racconta la realtà senza rinunciare all'ironia.

Una scena de I soliti ignoti - Fonte: Lux Film

Il regista prende ispirazione dai film noir francesi e dai gangster movie americani per costruire una parodia che, però, diventa molto di più. Dietro il meccanismo del "colpo perfetto" si sviluppa infatti il ritratto di un'Italia popolare, ancora lontana dal benessere economico che avrebbe caratterizzato gli anni successivi. Uno degli elementi più affascinanti dell'opera è l'ambientazione: la Roma raccontata da Monicelli non è quella monumentale delle cartoline, ma quella delle periferie, delle case popolari, dei cortili e dei vicoli dove vivono persone che ogni giorno lottano per arrivare a fine mese.

Anche la fotografia contribuisce a creare quest'atmosfera: luci poco glamour, forti contrasti e costumi volutamente semplici restituiscono una città autentica, distante dalle immagini patinate che il cinema aveva spesso privilegiato.

Tra le curiosità meno conosciute c'è l'origine letteraria della storia. L'idea di base e soprattutto il celebre finale prendono spunto dalla novella Furto in una pasticceria, contenuta nella raccolta Ultimo viene il corvo di Italo Calvino. Monicelli e gli sceneggiatori trasformarono quel materiale narrativo adattandolo perfettamente ai tempi comici del film, dando vita a un'opera completamente originale. Ma ancora più affascinante sono le testimonianze arrivate fino a noi.

Vittorio Gassman raccontò nella sua autobiografia che molte scene dovevano essere ripetute perché gli attori scoppiavano continuamente a ridere. Un dettaglio che rende bene l'atmosfera che si respirava sul set e che probabilmente contribuì alla spontaneità di molte sequenze diventate iconiche. E pensare che all'epoca dell'uscita il film non convinse tutta la critica. Molti recensori guardarono con diffidenza la scelta di affidare ruoli comici ad attori conosciuti soprattutto per interpretazioni drammatiche.

Anche la presenza di Totò fu giudicata da alcuni eccessiva. Con il passare degli anni, però, il giudizio cambiò radicalmente. Oggi I soliti ignoti viene considerato uno dei massimi esempi della cinematografia italiana, ha ottenuto due Nastri d'Argento ed è stato candidato all'Oscar come miglior film straniero, oltre a influenzare decine di registi in tutto il mondo. Dove vederlo oggi? Il film è disponibile gratuitamente in streaming su RaiPlay.

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