Il cane di Good Boy vince il premio come miglior attore: è la prima volta che un animale batte un essere umano
Indy, un cane Nova Scotia Duck Tolling Retriever, ha vinto l'Astra Award battendo Ethan Hawke. Prima vittoria nella storia per un attore a quattro zampe.
Nella storia del cinema, pochi traguardi possono definirsi davvero rivoluzionari. Ma quando un cane vince un premio riservato tradizionalmente agli attori umani, battendo nomi del calibro di Ethan Hawke, Alison Brie, Sally Hawkins e Sophie Thatcher, siamo di fronte a qualcosa di straordinario. Indy, un Nova Scotia Duck Tolling Retriever, ha appena scritto una pagina inedita nella storia dei riconoscimenti cinematografici conquistando l'Astra Film Award per la miglior performance in un film horror o thriller.
Il merito va alla sua interpretazione in Good Boy, film horror diretto da Ben Leonberg che ha letteralmente capovolto le convenzioni del genere raccontando la storia dal punto di vista del cane. Quando il trailer è stato rilasciato, il film è diventato virale per una ragione inaspettata: migliaia di spettatori preoccupati si chiedevano se Indy sarebbe sopravvissuto alla fine. Una reazione che testimonia quanto il pubblico si sia affezionato al protagonista peloso, al punto da dimenticare per un attimo che stava guardando un film.
Il successo non si è fermato al buzz online. Good Boy è diventato uno dei film con il maggior incasso nella storia di Shudder, la piattaforma streaming dedicata all'horror. Un risultato che dimostra come una storia ben raccontata, anche se non convenzionale, possa conquistare un pubblico ampio e appassionato. E ora, con la vittoria agli Astra Awards, Indy ha dimostrato che la sua performance non è stata solo un espediente narrativo, ma una vera e propria prova attoriale.
Ma come si dirige un cane per un film intero. Leonberg ha rivelato i segreti dietro questa impresa titanica, e i numeri parlano da soli: tre anni di lavorazione, oltre 400 giorni di riprese, per un film che dura appena 73 minuti. Il motivo è semplice: Indy poteva girare solo da una a tre ore al giorno. Non si tratta di capricci da diva, ma di necessità fisiologiche e di benessere animale che hanno trasformato la produzione in una maratona di pazienza e dedizione.
Il regista ha spiegato che, pur essendo in grado di eseguire comandi, molte delle scene di Indy sono state costruite attraverso un'attenta regia che mantiene l'illusione della performance. La vera magia sta nel potere del cinema stesso, nella capacità del montaggio e della progressione narrativa di far proiettare allo spettatore emozioni sul volto apparentemente neutro del cane. Quando vediamo Indy fissare qualcosa fuori campo e poi torniamo su un primo piano del suo muso, siamo noi a interpretare paura, curiosità o affetto, anche se in realtà l'animale sta semplicemente guardando il suo addestratore. Questa tecnica, che fonde recitazione vera e propria con manipolazione cinematografica, non è nuova nel mondo del cinema animale, ma raramente è stata applicata con tale maestria in un lungometraggio horror. Il risultato è un film che riesce a farci vivere l'esperienza dal punto di vista di una creatura che non può parlare, ma che comunica attraverso lo sguardo, i movimenti, le reazioni istintive.
La vittoria di Indy agli Astra Awards potrebbe rappresentare un punto di svolta. Non si tratta di sminuire il lavoro degli attori umani, ma di riconoscere che la performance cinematografica può assumere forme diverse, e che il talento e la dedizione necessari a ottenere una scena memorabile non dipendono necessariamente dalla specie dell'interprete.