Il Ciclone, dove è stato girato? I borghi della Toscana che hanno reso immortale il film di Leonardo Pieraccioni
Tra campagne senza tempo, antichi borghi medievali e scorci di Firenze, Il Ciclone ha trasformato la Toscana in una dei suoi protagonisti. A trent'anni dall'uscita, ecco i luoghi reali che hanno dato vita a una delle commedie italiane più amate di sempre.
Il Ciclone, scritto e diretto da Leonardo Pieraccioni, è approdato al cinema nel 1996, conquistando immediatamente il pubblico. Il successo straordinario della commedia non dipese soltanto dalla leggerezza della narrazione o dall'alchimia del cast, ma anche perchè è riuscita a trasformare la Toscana più genuina in un elemento fondamentale del racconto. Le colline, le strade di campagna, le piazze in pietra e i vicoli medievali sono parte integrante della vita dei protagonisti, contribuendo a creare quell'atmosfera fatta di semplicità, ironia e romanticismo che ancora oggi rende il film amatissimo.
Chi desidera ripercorrere i passi di Levante Quarini e delle ballerine spagnole può ancora visitare gran parte delle location originali, rimaste sorprendentemente riconoscibili.Il casolare dei Quarini: Il luogo simbolo del film è senza dubbio il casolare della famiglia Quarini, dove arriva per errore la compagnia di flamenco destinata all'agriturismo Arcobaleno. È qui che prende forma tutta la vicenda e dove si sviluppano i rapporti tra i protagonisti. La casa utilizzata per le riprese si trova nella campagna aretina, nei dintorni di Laterina, all'interno della tenuta di Villa Monsoglio. Immerso tra campi coltivati, filari e strade sterrate, il podere rappresenta perfettamente l'immagine della campagna toscana più autentica. Questa parte della provincia di Arezzo conserva ancora oggi un paesaggio modellato nei secoli dall'agricoltura, dove oliveti e vigneti si alternano a boschi e piccoli casolari in pietra. È proprio questa dimensione rurale, lontana dalla frenesia cittadina, a trasmettere quel senso di tranquillità che attraversa tutto il film. Pieraccioni non cercava scenografie costruite in studio: voleva un luogo vero, che riuscisse a raccontare una quotidianità semplice e familiare. La scelta si rivelò decisiva per dare credibilità alla storia.
Il Casentino, una valle che sembra uscita da una cartolina: Gran parte delle scene ambientate nel paese sono state realizzate nel Casentino, una delle vallate più affascinanti della Toscana orientale. Attraversata dal primo tratto del fiume Arno e circondata dall'Appennino, questa zona è nota per i suoi boschi secolari, i castelli medievali e i piccoli centri storici che hanno conservato quasi intatta la loro identità. Il Casentino rappresenta una Toscana meno turistica rispetto alle città d'arte, ma ricchissima di storia e tradizioni. Qui convivono pievi romaniche, monasteri, palazzi medievali e antiche botteghe artigiane, elementi che nel film contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa nel tempo. Non è un caso che molti registi abbiano scelto questa valle per raccontare storie profondamente legate alla provincia italiana.Poppi, uno dei borghi più belli d'Italia: Tra le location più riconoscibili spicca Poppi, dominato dal suo celebre castello medievale. Il centro storico conserva ancora l'impianto urbanistico del Medioevo, con strade lastricate, edifici in pietra e portici che sembrano rimasti immutati nei secoli. Passeggiando tra le sue vie è facile riconoscere alcuni scorci che compaiono durante le giornate di lavoro di Levante. Qui si trovano anche gli esterni della farmacia dove lavora Selvaggia e diverse scene di vita quotidiana che raccontano la dimensione di una piccola comunità in cui tutti si conoscono. Dal punto di vista storico, Poppi è uno dei centri più importanti del Casentino. Il suo Castello dei Conti Guidi, ispirazione per Palazzo Vecchio a Firenze secondo molti studiosi, domina ancora il panorama e testimonia il ruolo strategico che il borgo ebbe nel Medioevo. Negli anni il paese è diventato una meta molto amata dagli appassionati di turismo culturale e dagli estimatori del cinema italiano, proprio grazie al legame con Il Ciclone.
Stia, il borgo dove il film prende vita: Un'altra protagonista silenziosa della pellicola è Stia, oggi parte del comune di Pratovecchio Stia. Il suo centro storico conserva una delle piazze porticate più caratteristiche della Toscana: Piazza Tanucci, elegante spazio urbano progettato nel Settecento che nel film ospita alcuni momenti fondamentali della storia. Qui si trova il bar frequentato dai protagonisti, teatro di incontri, conversazioni e momenti di comicità che ancora oggi i fan ricordano con affetto. Affacciata sulla stessa piazza sorge la Pieve di Santa Maria Assunta, edificio di origine romanica che compare nella parte finale della pellicola durante il matrimonio di Franca e Naldone. Oltre al suo valore cinematografico, Stia custodisce una lunga tradizione manifatturiera legata alla lavorazione della lana, attività che ha caratterizzato l'economia locale per secoli e che ancora oggi viene raccontata attraverso musei e iniziative culturali.
Firenze cambia il tono del racconto: Nella parte conclusiva del film la narrazione si sposta a Firenze, dove il tono della commedia lascia spazio a una dimensione più romantica. La città diventa lo scenario della notte trascorsa insieme da Levante e Caterina, regalando alcune delle immagini più poetiche dell'intera pellicola. Le riprese coinvolgono il centro storico, patrimonio mondiale UNESCO, sfruttando la bellezza naturale delle sue piazze e delle sue strade senza trasformarle in semplici cartoline turistiche. Tra le location riconoscibili compare il Grand Hotel Cavour, dove soggiorna la compagnia di ballerine, mentre una delle scene più intense si svolge nella raffinata Piazza della Santissima Annunziata, considerata uno dei migliori esempi di architettura rinascimentale italiana. Il saluto finale tra Levante e Caterina è invece ambientato nella stazione di Santa Maria Novella, uno dei simboli della Firenze contemporanea. Qui il viaggio assume anche un valore simbolico: rappresenta il momento in cui il protagonista decide di lasciarsi alle spalle la propria vita ordinaria per inseguire l'amore.
Rivedere oggi Il Ciclone significa anche osservare una fotografia della Toscana degli anni Novanta, quando molti piccoli borghi conservavano ancora ritmi lenti e un forte senso di comunità.