Il cimitero del finale di Il buono, il brutto, il cattivo esiste davvero? Sì, ma non è quello che pensi
Sad Hill, il cimitero del finale di Il buono, il brutto, il cattivo, esiste davvero in Spagna. Scopri la storia del set di Sergio Leone e come è stato restaurato.
Se il western all'italiana è nel tuo DNA cinematografico, avrai visto decine di volte quella scena. Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef che si sfidano nel triello più iconico della storia del cinema, nel cuore di un cimitero monumentale, con la colonna sonora di Ennio Morricone che ti entra nelle vene. Il finale di Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone non è solo una sequenza memorabile: è un pezzo di cultura pop che ha ridefinito il genere western. Ma quella location esiste davvero. E la sua storia è altrettanto affascinante del film stesso.
In soli tre giorni, quei militari eressero circa 5.000 tombe, disposte in cerchi concentrici attraversati da raggi che convergevano verso una piazza centrale di una trentina di metri. Una geometria precisa, studiata per permettere a Leone di orchestrare il celebre scontro a tre con la sua regia visionaria, giocando su primi piani, campi lunghi e quella tensione dilatata che è diventata il suo marchio di fabbrica. Terminato il film, il set venne abbandonato. La natura si riprese i suoi spazi: vegetazione, erosione, oblio. Sad Hill rimase lì, dimenticato per decenni, mentre Il buono, il brutto, il cattivo diventava un cult mondiale.
Fino al 2015. Un gruppo di appassionati decise che quel pezzo di storia del cinema meritava di essere salvato. Fondarono un'associazione e avviarono un progetto di restauro, sostenuto da una raccolta fondi originale: chiunque contribuisse poteva far incidere il proprio nome, o quello di una persona cara, su una delle croci delle tombe. Un modo per rendere i fan parte della rinascita di Sad Hill. La riqualificazione del sito è diventata anche un documentario. Nel 2017, Guillermo de Oliveira ha diretto Desenterrando Sad Hill, un film che racconta il recupero del cimitero con le testimonianze di chi lavorò sul set originale. Il documentario è stato candidato ai Premi Goya nel 2019, suggellando il valore culturale dell'operazione.
Senza quell'associazione di volontari, quel luogo sarebbe rimasto sepolto dalla vegetazione, perduto per sempre. Invece, è tornato a vivere, diventando un simbolo della capacità del cinema di creare mondi che sopravvivono alle loro pellicole. Il cimitero esiste, dunque. Ma non come lo immagini: non ci sono mai stati morti sepolti lì, solo il genio di Sergio Leone, la maestria di Carlo Simi, il sudore di 250 soldati spagnoli e la visione di un cinema che ha saputo trasformare la polvere iberica in un'epica western indimenticabile. E oggi, grazie a chi ha creduto nella sua rinascita, quel set continua a raccontare la sua storia a chiunque voglia ascoltarla.