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Il cimitero del finale di Il buono, il brutto, il cattivo esiste davvero? Sì, ma non è quello che pensi

Sad Hill, il cimitero del finale di Il buono, il brutto, il cattivo, esiste davvero in Spagna. Scopri la storia del set di Sergio Leone e come è stato restaurato.

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Se il western all'italiana è nel tuo DNA cinematografico, avrai visto decine di volte quella scena. Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef che si sfidano nel triello più iconico della storia del cinema, nel cuore di un cimitero monumentale, con la colonna sonora di Ennio Morricone che ti entra nelle vene. Il finale di Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone non è solo una sequenza memorabile: è un pezzo di cultura pop che ha ridefinito il genere western. Ma quella location esiste davvero. E la sua storia è altrettanto affascinante del film stesso.

Il cimitero si chiama Sad Hill, esattamente come nel copione, e si trova in Spagna, nella Valle de Mirandilla, provincia di Burgos, tra i paesini di Contreras e Santo Domingo de Silos. Il dettaglio che sorprende è che quel luogo non è mai stato un vero cimitero. È un set cinematografico, costruito appositamente per il film nel 1966 e mai completamente smantellato. Dietro la sua realizzazione c'è un aneddoto che merita di essere raccontato. Lo scenografo Carlo Simi progettò per Sergio Leone un cimitero dalle dimensioni colossali, funzionale alle esigenze narrative della scena finale. Ma come costruire un set così imponente in tempi brevi e con budget limitati? La soluzione arrivò dall'esercito spagnolo: 250 soldati di una base militare vicina vennero impiegati per realizzare l'opera.

In soli tre giorni, quei militari eressero circa 5.000 tombe, disposte in cerchi concentrici attraversati da raggi che convergevano verso una piazza centrale di una trentina di metri. Una geometria precisa, studiata per permettere a Leone di orchestrare il celebre scontro a tre con la sua regia visionaria, giocando su primi piani, campi lunghi e quella tensione dilatata che è diventata il suo marchio di fabbrica. Terminato il film, il set venne abbandonato. La natura si riprese i suoi spazi: vegetazione, erosione, oblio. Sad Hill rimase lì, dimenticato per decenni, mentre Il buono, il brutto, il cattivo diventava un cult mondiale.

Fino al 2015. Un gruppo di appassionati decise che quel pezzo di storia del cinema meritava di essere salvato. Fondarono un'associazione e avviarono un progetto di restauro, sostenuto da una raccolta fondi originale: chiunque contribuisse poteva far incidere il proprio nome, o quello di una persona cara, su una delle croci delle tombe. Un modo per rendere i fan parte della rinascita di Sad Hill. La riqualificazione del sito è diventata anche un documentario. Nel 2017, Guillermo de Oliveira ha diretto Desenterrando Sad Hill, un film che racconta il recupero del cimitero con le testimonianze di chi lavorò sul set originale. Il documentario è stato candidato ai Premi Goya nel 2019, suggellando il valore culturale dell'operazione.

Oggi Sad Hill è un luogo di pellegrinaggio per i fan di Sergio Leone e della Trilogia del Dollaro. Migliaia di visitatori arrivano ogni anno da tutto il mondo per camminare tra quelle tombe, rivivere la tensione del triello, scattare foto nel punto esatto in cui Eastwood, Wallach e Van Cleef si fronteggiarono. È un'esperienza che va oltre il turismo cinematografico: è un modo per toccare con mano un pezzo di leggenda, per immergersi fisicamente in una delle sequenze più studiate e celebrate della storia del cinema. La storia di Sad Hill racconta anche qualcosa di più profondo: il potere della passione dei fan di preservare la memoria culturale.

Senza quell'associazione di volontari, quel luogo sarebbe rimasto sepolto dalla vegetazione, perduto per sempre. Invece, è tornato a vivere, diventando un simbolo della capacità del cinema di creare mondi che sopravvivono alle loro pellicole. Il cimitero esiste, dunque. Ma non come lo immagini: non ci sono mai stati morti sepolti lì, solo il genio di Sergio Leone, la maestria di Carlo Simi, il sudore di 250 soldati spagnoli e la visione di un cinema che ha saputo trasformare la polvere iberica in un'epica western indimenticabile. E oggi, grazie a chi ha creduto nella sua rinascita, quel set continua a raccontare la sua storia a chiunque voglia ascoltarla.

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