Il corriere della droga di 87 anni che ingannò El Chapo: la vera storia dietro The Mule di Clint Eastwood
La vera storia di Leo Sharp, 87enne corriere del cartello di Sinaloa arrestato con 104 kg di cocaina. Il caso che ispirò il film The Mule di Clint Eastwood.
C'è qualcosa di profondamente straniante nell'immagine di un uomo di 87 anni fermato sul ciglio di un'autostrada con oltre cento chili di cocaina nel bagagliaio. Eppure è esattamente quello che accadde il 21 ottobre 2011 sulla Interstatale 94, l'arteria che collega Chicago a Detroit, quando Leo Sharp venne arrestato dalla DEA. La sua storia, così paradossale da sembrare un copione hollywoodiano, è diventata il film The Mule, diretto e interpretato da Clint Eastwood nel 2019, quando il leggendario attore e regista aveva già 88 anni. Ma chi era davvero Leo Sharp, l'uomo dietro Earl Stone, il personaggio che Eastwood porta sullo schermo con la consueta intensità asciutta?
Sharp nacque nel 1924 a Michigan City, nello stato dell'Indiana, ma trascorse l'adolescenza a Detroit. I primi vent'anni della sua vita restano avvolti nel mistero: le uniche certezze riguardano il suo servizio militare durante la Seconda guerra mondiale, quando combatté in Italia e ricevette una medaglia al valore. Dopo la guerra si sposò, si separò in circostanze poco chiare e costruì una vita che lo portò a diventare bisnonno. In un'intervista raccontò di aver posseduto una piccola compagnia aerea poi fallita, ma le tracce documentali di questa attività sono scarse.
Quello che invece è certo è che Sharp dedicò la maggior parte della sua vita alla floricoltura, diventando una figura rispettata nel mondo degli emerocallidi, fiori simili ai gigli. Negli anni sviluppò più di 180 varietà, apprezzate soprattutto per le tonalità vibranti che ricordavano il colore delle pesche e per un aspetto quasi porcellanatico. Il suo capolavoro fu l'Ojo Poco, registrato nel 1994, ma la sua fama tra gli appassionati andava ben oltre quel singolo fiore. Gli appassionati andavano in pellegrinaggio alla sua casa sul lago Michigan per ammirare il suo giardino.
Poi arrivò internet. E con internet, come per tanti altri settori, arrivò lo sconvolgimento. Sharp non seppe o non volle adattarsi alla nuova epoca digitale. I suoi guadagni iniziarono a calare anno dopo anno. I cataloghi diventarono più sottili, le pagine a colori si trasformarono in bianco e nero. Per un catalogo dedicato ai colori dei fiori, era praticamente una sentenza di morte commerciale.
Non si sa con esattezza quando Sharp iniziò a lavorare per il cartello di Sinaloa, il più grande al mondo, allora guidato dal famigerato Joaquín Guzmán, meglio conosciuto come El Chapo. Si ritiene che il tutto cominciò intorno al 2000, quando uno dei floricoltori messicani che lo accompagnavano nei suoi viaggi gli propose un lavoro alternativo. Quei floricoltori conoscevano persone, che conoscevano altre persone, che conoscevano qualcuno del cartello. Una catena di contatti che portò Sharp a diventare, prima, un corriere di denaro. Poi, una volta guadagnata la fiducia, arrivò la cocaina.
La scelta di Sharp da parte del cartello aveva una logica cristallina: era considerato affidabile e, soprattutto, insospettabile. Chi mai fermerebbe un 80enne al volante di un pickup per sospetto traffico di droga. Un buon corriere è qualcuno che non sembra un corriere. E Sharp, con i suoi capelli bianchi e la sua età venerabile, era il corriere perfetto.
Il compenso seguiva le tariffe standard per i corrieri statunitensi del cartello di Sinaloa: circa mille dollari per ogni chilo trasportato. Si stima che verso la metà dei primi anni Duemila Sharp avesse già trasportato oltre mille chili di droga attraverso gli Stati Uniti, guidando da una costa all'altra con la calma di chi ha tutto il tempo del mondo.
La polizia arrivò a lui attraverso un'indagine sullo spaccio di cocaina a Detroit. L'agente Jeff Moore, nel film interpretato da Bradley Cooper con il nome di Colin Bates, scoprì nel settembre 2011 che il cartello utilizzava un corriere di 87 anni il cui nome in codice era Tata, semplicemente "nonno" in spagnolo. La prima intercettazione fu quasi comica: mentre concludevano uno scambio di cocaina per un valore di due milioni di dollari, Sharp e un altro uomo chiacchieravano amabilmente. Sharp parlava della sua salute, diceva che sarebbe vissuto fino a cent'anni e offriva cipolle al suo interlocutore. Gli agenti pensarono fosse un codice per qualche droga, invece erano davvero cipolle.
L'arresto avvenne dopo otto giorni di viaggio dalla Florida. Gli agenti della DEA pedinarono Sharp, presidiarono la strada senza farsi notare e lo fermarono con la scusa di un controllo di routine. Il momento è stato ripreso in video: si vede Sharp scendere lentamente dal pickup, ripetere che è vecchio. Quando gli chiesero se avesse armi, rispose con una battuta amara: "Armi? A 87 anni? Per fare cosa? Mi faccia il favore, agente". Raccontò di creare nuove ibridazioni di piante "per rendere il mondo un posto migliore" e disse che stava andando a trovare un amico, senza però sapere dire dove abitasse. Chiese di essere lasciato andare perché si stava facendo buio e non si sentiva sicuro a guidare di notte.
Ma quando aprirono il bagagliaio, trovarono 104 chilogrammi di cocaina. Per Sharp, quella merce valeva circa centomila dollari. Durante il processo Sharp si dichiarò colpevole. La difesa chiese le attenuanti per una presunta demenza senile, ma fu condannato a tre anni di reclusione. Ne scontò solo uno prima di essere rilasciato per motivi di salute. Morì per cause naturali nel dicembre del 2016, all'età di 92 anni.
Il film ha debuttato in Italia nel febbraio 2019, confermando ancora una volta la capacità di Eastwood, all'epoca 88enne, di continuare a dirigere e recitare con una lucidità narrativa rara. Nel cast, accanto a lui, Bradley Cooper nei panni dell'agente della DEA che gli dà la caccia, in un confronto generazionale e morale che attraversa tutto il film.
La storia di Leo Sharp è la dimostrazione che la realtà può superare la finzione. Un veterano di guerra, un artista dei fiori, un bisnonno che a quasi novant'anni divenne una leggenda nel mondo del narcotraffico. Non per ambizione criminale, ma per necessità economica e, forse, per quella strana forma di orgoglio che spinge un uomo anziano a dimostrare di essere ancora utile, ancora capace, ancora vivo. Anche se la strada scelta è quella sbagliata.