Il creatore di John Wick lancia il nuovo thriller più crudo di sempre (con la star di Breaking Bad)
“Normal”, il nuovo thriller anti-azione di Derek Kolstad con Bob Odenkirk, arriva in digitale: trama, cast e perché è già un caso da vedere
Non si può negare che ci sia qualcosa di profondamente spiazzante nel vedere il nome di Derek Kolstad — l’uomo che ha ridefinito il cinema d’azione con la saga di John Wick — accostato a un progetto che dell’azione sembra voler fare a meno.
Una nuova sfida
Il termine chiave è uno solo: “anti-azione”. Dove John Wick trasformava ogni scontro in coreografia, Normal fa l’esatto opposto: smonta, rallenta, svuota. La violenza non è più spettacolo, ma conseguenza. Non c’è estetica, non c’è compiacimento. C’è solo un senso crescente di instabilità.
Al centro della storia c’è Ulysses, interpretato da Bob Odenkirk, volto ormai abituato a muoversi sul filo tra ironia e tensione. È uno sceriffo ad interim che arriva nella cittadina di Normal, in Minnesota, aspettandosi una parentesi tranquilla. Il nome del luogo sembra promettere stabilità, routine, prevedibilità. Ma è proprio questa normalità apparente a rivelarsi il primo inganno.
Wheatley, che arriva da esperienze molto diverse tra loro — dal blockbuster Meg 2: The Trench fino ad alcuni episodi di Doctor Who — sceglie qui una regia asciutta, quasi trattenuta. Non cerca il virtuosismo, ma una tensione sotterranea che cresce senza mai esplodere davvero. Il risultato è un film che disorienta più di quanto intrattenga nel senso classico del termine.
Il ricco cast
Il casting contribuisce a rafforzare questa identità ibrida. Accanto a Odenkirk, spiccano nomi come Henry Winkler e Lena Headey, presenze che portano con sé un bagaglio di ruoli iconici ma qui vengono utilizzate in modo quasi controintuitivo. Non c’è mai un personaggio completamente leggibile, mai una traiettoria rassicurante.
C’è poi un elemento che merita attenzione: il percorso di Odenkirk. Dopo aver lavorato con Kolstad in Nobody, l’attore torna a confrontarsi con un immaginario che gioca con il genere action, ma questa volta lo svuota dall’interno. Il suo Ulysses non è un eroe, né un anti-eroe. È un uomo che reagisce, spesso in ritardo, a un mondo che gli sfugge.
In un panorama dominato da sequel, formule e spettacolarizzazione, Normal si presenta come un oggetto anomalo. Non cerca di piacere a tutti, e probabilmente non ci riuscirà. Ma proprio per questo lascia un segno più profondo. Perché quando il cinema decide di sottrarre invece che aggiungere, il rischio è alto. E il risultato, quando funziona, è qualcosa che resta.