FILM

Il Diavolo Veste Prada 2, il vero motivo per cui non rivedremo il fidanzato di Andrea nel nuovo film

Il sequel de Il diavolo veste Prada 2 è pronto al lancio, tra grandi ritorni e assenze: il regista David Frankel spiega perché il cameo di Adrian Grenier è saltato

Condividi

A distanza di quasi vent’anni dal successo originale, Il diavolo veste Prada torna al centro della scena con un sequel che non è solo un’operazione nostalgica, ma un equilibrio delicato tra memoria e riscrittura. E proprio in questo processo di costruzione si inserisce una delle assenze più discusse: quella di Adrian Grenier, volto di Nate nel primo capitolo, rimasto fuori dal nuovo progetto.

A chiarire i contorni della vicenda è stato il regista David Frankel, che ha raccontato come l’idea di un cameo fosse stata effettivamente presa in considerazione. Non si è trattato di una scelta artistica netta, né di un’esclusione pianificata.

La decisione su Nate e la reazione dell'attore

Piuttosto, una questione di tempi. La produzione, arrivata nelle fasi finali a ridosso dell’uscita, non ha lasciato spazio a inserimenti dell’ultimo minuto. Una decisione che, nel linguaggio dell’industria cinematografica, racconta più di quanto sembri: quando una macchina produttiva accelera, anche le idee più suggestive rischiano di restare ai margini.

L’assenza di Grenier assume un peso simbolico perché riguarda uno dei legami emotivi del film originale. Il suo personaggio rappresentava un punto di equilibrio nella vita di Andy Sachs, interpretata da Anne Hathaway.

Escluderlo significa, in qualche modo, segnare una distanza narrativa tra passato e presente, suggerendo che il sequel non sarà una semplice prosecuzione lineare, ma una rilettura più adulta delle dinamiche iniziali.

Copyright by production studio and/or distributor

Il cast principale, infatti, torna quasi al completo. Accanto a Hathaway, ritroviamo Meryl Streep, Emily Blunt e Stanley Tucci, volti che hanno contribuito a rendere iconico il primo film. Una reunion che per anni è sembrata improbabile, quasi irrealizzabile, e che invece ha preso forma solo quando è emersa un’idea narrativa considerata all’altezza dell’eredità del titolo.

Non è un caso che la scintilla sia arrivata relativamente tardi. Per lungo tempo, lo stesso Frankel aveva respinto l’ipotesi di un sequel, proprio per il timore di compromettere l’equilibrio raggiunto nel 2006. Il cambiamento è arrivato quando il progetto ha trovato una direzione più chiara, capace di giustificare il ritorno senza tradire lo spirito originario.

Gli altri aggiustamenti

Nel frattempo, il film ha subito anche altri aggiustamenti in corsa. Tra questi, il taglio di un cameo di Sydney Sweeney, inizialmente previsto ma eliminato per esigenze di ritmo narrativo. Una scelta che conferma quanto il montaggio finale sia stato orientato a una maggiore essenzialità, evitando sovraccarichi e deviazioni rispetto al cuore della storia.

A emergere, in controluce, è una produzione attenta a bilanciare aspettative e coerenza interna. Anche la presenza di Lady Gaga, con un cameo mirato, sembra rispondere a questa logica: aggiungere valore senza trasformare il film in una vetrina di apparizioni.

Il caso Grenier, però, resta emblematico. L’attore ha reagito con una certa ironia, trasformando la propria esclusione in uno spunto autoironico all’interno di uno spot pubblicitario. Un gesto che, più che chiudere la questione, la rende ancora più interessante: perché racconta un rapporto non conflittuale con il progetto, ma segnato da una distanza inevitabile.

Il risultato è un sequel che si presenta con una promessa implicita: non replicare il passato, ma reinterpretarlo. In questo senso, l’assenza può diventare parte del racconto tanto quanto una presenza. E quando Il diavolo veste Prada 2 arriverà in sala, il pubblico non cercherà solo ciò che riconosce, ma anche ciò che è cambiato — dentro e fuori dallo schermo.

Foto copertina: Copyright by Twentieth Century Fox and other relevant production studios and distributors

Continua a leggere su BadTaste