Il Diavolo veste Prada, il vero motivo per cui Meryl Streep non voleva tornare nel sequel
Meryl Streep ha rivelato di aver rifiutato il primo Diavolo veste Prada per raddoppiare il compenso, scoprendo che la produzione accettò immediatamente: la stessa logica di consapevolezza del proprio valore ha guidato il suo ritorno nel sequel dopo vent'anni.
La storia del rapporto tra Meryl Streep e Miranda Priestly non è mai stata quella di un'attrice che ha trovato il personaggio della vita al primo tentativo. È una storia di calcolo, di orgoglio professionale e di una spregiudicatezza economica che poche star di Hollywood avrebbero il coraggio di raccontare pubblicamente, e che Streep ha invece scelto di condividere in modo dettagliato proprio durante la promozione de Il Diavolo veste Prada 2. Il film è uscito in Italia il 29 aprile 2026, ha incassato oltre 22 milioni di euro e ha riportato sullo schermo il cast originale a vent'anni esatti dall'uscita del primo capitolo. Ma prima che tutto questo accadesse, Miranda Priestly ha rischiato di avere un altro volto.
Il rifiuto del 2006: la sceneggiatura era "fantastica", ma il compenso no
Durante un'intervista nel programma televisivo Today con la conduttrice Jenna Bush Hager, alla presenza di Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, Streep ha ricostruito con franchezza il momento in cui decise di dire no al primo film. "Sapevo che sarebbe stato un successo", ha detto. "Ho letto la sceneggiatura, era fantastica. Mi hanno chiamata, mi hanno fatto un'offerta ma a quel punto io ho detto no." Pausa. "Volevo vedere se raddoppiando la cifra avrebbero accettato lo stesso." E loro hanno accettato subito.
È una delle rivelazioni più oneste che un'attrice del suo calibro abbia mai fatto sul meccanismo delle trattative a Hollywood. Streep non stava dicendo di non voler fare il film: stava testando il mercato, calibrando la propria forza contrattuale con la precisione di chi sa esattamente quanto vale. Il raddoppio del compenso non era una richiesta capricciosa ma un segnale preciso al sistema: sapeva già che il progetto aveva un potenziale enorme, e voleva che il compenso rispecchiasse quella consapevolezza. Il fatto che la produzione abbia accettato immediatamente senza trattare ha confermato che la valutazione era corretta.Vent'anni dopo, lo stesso meccanismo per il sequel
Quella stessa logica ha accompagnato il percorso verso il sequel. Secondo quanto rivelato da Variety, per convincere Streep a riprendere il ruolo di Miranda Priestly nel secondo capitolo, i responsabili di 20th Century Studios hanno dovuto staccare un assegno da 12 milioni di dollari. Non è finita lì: Streep si sarebbe assicurata che anche le sue colleghe ricevessero un trattamento economico analogo, garantendo compensi elevati all'intero cast principale. Hathaway, Blunt e Tucci sono tornati alle stesse condizioni di parità, e questa scelta collettiva ha avuto un impatto concreto sull'intero set: un clima diverso rispetto al 2006, meno gerarchico, con più tempo per stare insieme anche fuori dalla telecamera.
La reticenza iniziale e il cambio di rotta
Non era solo una questione di soldi. Nelle prime fasi di sviluppo del sequel, sia Streep che Hathaway erano descritte come inizialmente riluttanti. Per Hathaway la preoccupazione era artistica: tornare a un personaggio amato rischiava di essere un'operazione nostalgica senza sostanza. Streep aveva dichiarato in diverse interviste di non essere interessata a ripetere se stessa. Quello che le ha fatto cambiare idea è stato il materiale: la sceneggiatura di Aline Brosh McKenna, la stessa del primo film, portava Miranda Priestly in un territorio nuovo, facendola confrontare con la crisi dell'editoria cartacea nell'era digitale. "Il settore si è praticamente dissolto, al punto che tutti stanno cercando di capire come farlo funzionare", ha detto Streep. Una storia sul declino di un impero che lei stessa incarna è esattamente il tipo di sfida che una carriera come la sua può permettersi di accettare.
Un metodo diverso: più vicina al cast, meno distaccata
Nel 2006 Streep aveva adottato un approccio deliberatamente distaccato sul set, mantenendo le distanze dagli altri attori per preservare il mistero e il timore attorno a Miranda. Era una scelta recitativa precisa che aveva funzionato, e che si vede nel film: ogni volta che Anne Hathaway guardava Streep in macchina, c'era qualcosa di genuino in quello sguardo. Nel sequel quella strategia è cambiata. Streep ha trascorso più tempo con il cast, ha sviluppato un rapporto diverso con Hathaway, Blunt e Tucci, e il risultato è visibile sullo schermo: una Miranda che mantiene tutta la sua autorità ma che mostra sfumature di vulnerabilità che nel 2006 erano solo accennate. Hathaway, che durante le riprese nella Galleria di Milano si avvicinò spontaneamente alla collega dopo il primo ciak per dirle "Non sei mai stata più bella di come sei in questo momento", ha descritto quella come una delle scene più emozionanti a cui abbia mai assistito.
Il primo giorno in Italia e Lady Gaga alla sfilata
Le riprese italiane si sono svolte dal 6 al 18 ottobre 2025, con Streep e Tucci che avevano già partecipato alla sfilata di Dolce & Gabbana alla Settimana della Moda di Milano il 27 settembre. Una delle sequenze più discusse del film è quella con Lady Gaga, che porta in scena una versione di se stessa durante una sfilata. La scena è già considerata uno dei momenti più riusciti del film, con un'energia che Hathaway ha descritto come difficile da raccontare a parole. Per la ricostruzione del Cenacolo di Leonardo, le riprese nell'originale avrebbero danneggiato il dipinto: un team di scenografi italiani ha costruito da zero una sala di tre quarti rispetto all'originale. In Italia Il Diavolo veste Prada 2 ha debuttato con il miglior incasso del 2026, superando il Super Mario Galaxy con oltre 2,7 milioni di euro nel solo giorno di apertura.