Il doppiaggio di Il Diavolo veste Prada 2 è strano? Spettatori indignati sui social, ma la verità è un'altra
Il doppiaggio italiano de Il Diavolo veste Prada 2 è risultato strano alla maggior parte del pubblico eppure le voci sono le stesse del 2006, ma dopo 20 anni sono naturalmente invecchiate. Ecco la verità.
Nelle sale italiane Il Diavolo veste Prada 2 sta sbancando il botteghino con 14 milioni di euro e 1,7 milioni di spettatori nel primo weekend. Eppure, mentre i numeri sorridono e il pubblico affolla le sale, sui social e all'uscita dei cinema si è scatenato un dibattito inaspettato che non riguarda la trama, la regia o le performance degli attori. Il tema che divide gli spettatori è un altro, molto più tecnico ma tremendamente sentito in Italia: il doppiaggio.
"Serve una denuncia per il direttore del doppiaggio", "Hanno cambiato le voci", "Doppiaggio fuori sincrono da cani". Sono solo alcuni dei commenti che in queste ore stanno invadendo Twitter, Facebook e le chat di gruppo. Commenti indignati, confusi, talvolta rabbiosi. Accuse pesanti rivolte a quello che per decenni è stato considerato un fiore all'occhiello del cinema italiano, ossia la nostra tradizione di doppiaggio, eccellenza artistica riconosciuta in tutto il mondo fin dagli anni Trenta.Ma cosa è successo? Perché il pubblico italiano, notoriamente esigente quando si parla di voci, ha avuto questa reazione così negativa? Molti spettatori sono convinti che le voci dei protagonisti siano state sostituite rispetto al film del 2006. Eppure la verità è un'altra: non è cambiato assolutamente niente. I quattro personaggi principali hanno mantenuto esattamente gli stessi doppiatori dell'epoca. Miranda Priestly, l'austera direttrice di Runway interpretata ancora una volta da Meryl Streep, ha la voce storica di Maria Pia Di Meo, maestà del doppiaggio italiano con i suoi 86 anni di età e decenni di carriera alle spalle. Andy Sachs, il personaggio di Anne Hathaway, è doppiata da Connie Bismuto, oggi 51enne. Emily Charlton, interpretata da Emily Blunt, ha la voce di Francesca Manicone, 49 anni. Mentre Nigel, l'immancabile consigliere interpretato da Stanley Tucci, è affidato ancora a Gabriele Lavia, attore e regista ultra ottantenne.
Allora perché tanta confusione? Sono passati vent'anni. Due decenni che hanno lasciato il segno non solo sui volti degli attori sullo schermo, ma anche sulle corde vocali dei doppiatori in sala di registrazione. Proprio come Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci sono visibilmente invecchiati tra il 2006 e oggi, anche chi presta loro la voce ha attraversato un'evoluzione naturale e inevitabile. Le voci maturano, si modificano, perdono certe frequenze e ne acquisiscono altre. A 86 anni, Maria Pia Di Meo conserva tutta la sua maestria professionale, ma la sua voce non può essere identica a quella di vent'anni fa. Lo stesso vale per tutti gli altri interpreti.Questo fenomeno crea una discrepanza percettiva particolarmente forte per chi ha ben presente il primo film. E considerando che Il Diavolo veste Prada è diventato nel tempo un cult assoluto, riveduto decine di volte in tv e in streaming, spesso proprio in preparazione all'uscita del sequel, il confronto diventa immediato, inevitabile e a volte destabilizzante. La memoria uditiva è potente quanto quella visiva: riconosciamo le voci, le portiamo dentro, le associamo a emozioni e ricordi precisi.
A complicare ulteriormente la situazione è intervenuto anche un elemento di confusione aggiuntivo. Nel primo trailer italiano uscito qualche mese fa, il personaggio di Nigel era stato inizialmente doppiato da Franco Mannella, voce sicuramente più fresca e giovane. Una scelta poi rivista nella versione finale del film, con il ritorno di Gabriele Lavia nel ruolo che gli appartiene dal 2006. Questo cambio dell'ultimo minuto ha contribuito ad alimentare dubbi, teorie e discussioni tra gli spettatori più attenti, convincendo molti che effettivamente qualcosa fosse stato modificato.
Il doppiaggio all'italiana resta un'eccellenza, una tradizione che altri Paesi ci invidiano. La professionalità di Maria Pia Di Meo, Connie Bismuto, Francesca Manicone e Gabriele Lavia non è in discussione. La loro capacità di restituire sfumature, emozioni e personalità ai personaggi rimane intatta. Ma le loro voci, come tutto ciò che è vivo e umano, sono cambiate. E forse è proprio questo dettaglio, così naturale eppure così difficile da accettare, il vero segreto dietro la polemica che sta accompagnando il successo de Il Diavolo veste Prada 2.