Il figlio di Rob Reiner nega tutto e si dichiara innocente: i nuovi dettagli sul processo che sconvolge Hollywood

Nick Reiner si dichiara innocente per l'omicidio dei genitori Rob e Michele. Il figlio del celebre regista rischia la pena di morte. Dettagli sul processo.

Condividi

Nick Reiner, 32 anni, si è dichiarato non colpevole davanti alla Corte Superiore di Los Angeles per la doppia accusa di omicidio dei genitori Rob e Michele Reiner. La dichiarazione, confermata da Variety, arriva a oltre due mesi dalla tragedia che ha sconvolto Hollywood e il mondo del cinema internazionale. Il giovane rischia la pena di morte o l'ergastolo se dovesse essere condannato.

Durante l'udienza, Nick ha pronunciato poche parole, limitandosi a formalizzare la sua posizione di innocenza. A rappresentarlo è l'avvocato Kimberly Greene, deputy public defender con quasi vent'anni di esperienza nella difesa pubblica della California meridionale. Greene ha preso in carico il caso dopo che Alan Jackson, il primo legale dell'imputato, si era ritirato il 7 gennaio 2026. Non è stato fatto alcun riferimento allo stato mentale dell'accusato durante l'udienza. Nick rimarrà in custodia cautelare senza possibilità di cauzione presso il Twin Towers Correctional Facility di Los Angeles fino a nuove disposizioni.

Nick Reiner, fonte: YouTube



La vicenda risale al 14 dicembre 2025, quando i corpi di Rob e Michele Reiner furono trovati nella loro abitazione di Brentwood, California. A fare la macabra scoperta fu Romy, la figlia della coppia e sorella di Nick. L'arresto del giovane avvenne la stessa sera, alle 21:15 ora locale. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo, scuotendo profondamente la comunità cinematografica che per decenni aveva ammirato il lavoro del regista. Nathan Hochman, procuratore distrettuale, ha definito Rob Reiner "uno dei più grandi cineasti della sua generazione", aggiungendo: "Dobbiamo alla loro memoria perseguire giustizia e responsabilità per le vite che sono state portate via". Parole che sottolineano non solo la gravità del crimine, ma anche l'impatto culturale che Rob Reiner ha avuto nel panorama cinematografico mondiale.

Il passato di Nick è segnato da una battaglia durissima contro la dipendenza. In un'intervista al podcast Recovery Rocks di Anna David, il giovane aveva raccontato apertamente della sua esperienza: 18 centri di riabilitazione frequentati tra i 15 e i 19 anni. "Ero pazzo", aveva ammesso con brutale sincerità, descrivendo quegli anni come un inferno di ricadute e tentativi di recupero. Una testimonianza che getta una luce complessa sulla storia personale dell'accusato, senza però offrire risposte definitive sul movente o sulle dinamiche della tragedia.

Il processo si preannuncia lungo e complesso. Le accuse sono gravissime e la pena capitale resta sul tavolo come possibilità concreta. La difesa di Kimberly Greene dovrà affrontare un'opinione pubblica già fortemente colpita dalla brutalità del crimine e dalla fama delle vittime. Dall'altra parte, l'accusa punterà a dimostrare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, in un caso che ha tutte le caratteristiche per diventare uno dei processi più seguiti degli ultimi anni.

Fonte / Variety
Continua a leggere su BadTaste