FILM

Il film del 1961 dove comunisti e cattolici litigano per una chiesetta a Brescello: Fernandel e Gino Cervi stasera in TV

Don Camillo monsignore e Peppone senatore tornano a Brescello nel quarto capitolo della saga. Analisi del film del 1961 con Fernandel e Gino Cervi.

Condividi

Nel 1961, quando l'Italia era ancora profondamente divisa tra il rosso e il bianco, tra la falce e martello e il campanile, Carmine Gallone porta sullo schermo il quarto capitolo della saga più amata dagli italiani. Don Camillo monsignore... ma non troppo riporta Fernandel e Gino Cervi nei panni dei due eterni rivali, questa volta però con una novità: entrambi hanno fatto carriera. L'appuntamento è per stasera, su Cine 34, alle ore 21.00.

Don Camillo non è più il parroco di campagna che tutti conosciamo. È diventato monsignore e vive a Roma, lontano dalla sua Brescello, dai fedeli, dal campanile e soprattutto dal crocifisso parlante che per anni è stato la sua coscienza. Peppone, dal canto suo, non è più solo il sindaco comunista del paesino emiliano: ora siede in Senato, porta la cravatta e frequenta i palazzi del potere nella capitale.

Ma la nostalgia, si sa, non rispetta le carriere. Entrambi, tra le mura romane, sentono il richiamo di casa. E quando a Brescello scoppia una lite feroce tra comunisti e cattolici, i rispettivi superiori hanno un'idea che definire paradossale è un eufemismo: mandare proprio loro due a placare gli animi.

Il casus belli è una questione che oggi potrebbe sembrare folcloristica, ma che all'epoca riassumeva perfettamente le tensioni dell'Italia del miracolo economico. I comunisti vogliono costruire una Casa del Popolo, simbolo della loro visione laica e collettivista. Il problema è che per farla dovrebbero abbattere una piccola cappella, uno di quei luoghi di culto che punteggiano la pianura padana come presenze silenziose della fede popolare.

Don Camillo e Peppone tornano dunque a Brescello, teoricamente per moderare, praticamente per scontrarsi come sempre. Il film di Gallone, però, non si limita alla dialettica politico-religiosa che ha reso immortali questi personaggi. Ci sono questioni personali che si intrecciano con quelle collettive, rendendo la narrazione più complessa e umana.

Il figlio di Peppone, Walter detto Lenin (un nome che è già un manifesto ideologico), deve sposarsi. Ma non è questo l'unico problema che agita il sonno del senatore. C'è anche la questione di Gisella, la compagna che si trova in una situazione delicata e controversa. Le vicende private entrano in cortocircuito con quelle pubbliche, mostrando come la politica e la fede, nel microcosmo di Brescello, siano inseparabili dalla vita quotidiana.

Fernandel, al suo quarto appuntamento con Don Camillo, conferma di aver compreso profondamente l'anima del personaggio creato da Giovannino Guareschi. Il suo volto equino, la mimica elastica, la capacità di passare dall'ironia alla commozione in un battito di ciglia rendono credibile un prete che parla con Gesù e complotta come un politico navigato. Gino Cervi, specularmente, restituisce un Peppone che dietro la scorza comunista nasconde un cuore in cui la famiglia, l'onore e persino la fede hanno un posto segreto ma innegabile.

Il film è stato girato in vari luoghi dell'Emilia-Romagna, il che permette che venga mantenuta quell'autenticità paesaggistica che è parte integrante della saga. Le campagne, le piazze, i portici, il fiume: ogni inquadratura respira l'Italia profonda, quella dei campanili e delle sezioni di partito, delle osterie e delle sagre. Un'Italia che nel 1961 stava cambiando rapidamente, ma che in quei paesini sembrava voler resistere al tempo.

Don Camillo monsignore... ma non troppo è uno spaccato sociologico di un'Italia che non esiste più, ma che continua a vivere nell'immaginario collettivo. Un'Italia in cui ci si poteva odiare politicamente e volersi bene umanamente, dove le contrapposizioni ideologiche non impedivano il dialogo, dove anche il prete e il comunista, in fondo, parlavano la stessa lingua: quella della terra, della comunità, delle radici.

Continua a leggere su BadTaste