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Il principe abusivo girato tra castelli francesi e i vicoli di Napoli: le location del film di Alessandro Siani

Scopri tutte le location de Il principe abusivo: dal castello della Loira a Napoli, passando per Merano e Bolzano. Le location delle riprese del film di Siani.

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Il principe abusivo rappresenta uno dei successi più significativi della commedia italiana del nuovo millennio. Diretto e interpretato da Alessandro Siani nel 2013, il film ha incassato 14 milioni di dollari, conquistando per alcuni mesi il titolo di pellicola con il maggior incasso dell'anno, prima di essere superato da Sole a catinelle di Checco Zalone. Ma oltre ai numeri da box office, questa commedia romantica che mescola nobiltà e plebe, fiaba e realtà napoletana, racconta anche una storia di location straordinarie sparse tra tre nazioni europee.

Il castello fiabesco nel quale vive la principessa Letizia insieme al padre e al ciambellano è in realtà situato nella Valle della Loira, in Francia. Questa regione, patrimonio dell'umanità UNESCO, è celebre proprio per i suoi castelli rinascimentali che sembrano usciti da un libro di fiabe. La scelta di questa location esterna permette al film di stabilire immediatamente un'atmosfera da conte de fées, quel senso di irrealtà necessario per far funzionare la premessa narrativa.

Ma è negli interni che la produzione ha mostrato la sua vera maestria nel creare illusioni cinematografiche. Quelle che sullo schermo appaiono come le sale del castello della Loira sono in realtà ambienti girati in vari palazzi distribuiti tra Bolzano, Merano e Roma. Una soluzione produttiva che ha permesso di mantenere l'estetica nobiliare senza i costi proibitivi di riprese prolungate in Francia, sfruttando al contempo il patrimonio architettonico italiano, ricco di residenze storiche perfettamente conservate.

Merano, in particolare, si è rivelata una location chiave per il film. La Passeggiata d'Inverno della città termale altoatesina fa da sfondo a uno degli incontri tra i due protagonisti, offrendo quel mix di eleganza mitteleuropea e natura curata che ben si sposa con l'ambientazione aristocratica della storia. I giardini del Castello Rubein, edificio risalente al XII secolo sempre a Merano, rappresentano invece lo scenario dove Antonio, il personaggio interpretato da Siani, può godere della bellezza del parco mentre impara come si sta a corte.

Un'altra location meranese che contribuisce a costruire l'atmosfera è il Teatro Civico Puccini, dove viene girato il soporifero concerto di musica da camera a cui il maldestro Antonio partecipa insieme alla principessa. La scelta di questo teatro storico aggiunge autenticità alle scene mondane, quelle che servono a sottolineare quanto il protagonista sia fuori posto in quel mondo patinato.

Se Merano e l'Alto Adige rappresentano il mondo della nobiltà europea, Napoli incarna invece la realtà popolare, autentica e vivace da cui proviene Antonio. Il Quartiere Stella, uno dei rioni più antichi del centro storico partenopeo, è il luogo dove il protagonista vive "a scrocco", muovendosi tra le vie che si diramano intorno a piazzetta Stella. Questa zona conserva intatta l'atmosfera dei vicoli napoletani tradizionali, dove la vita si svolge ancora in strada e dove i rapporti di vicinato seguono codici non scritti ma ferrei.

La sequenza finale del film trova invece la sua collocazione a Castel dell'Ovo, l'antico maniero che sorge sull'isolotto di Megaride, nel golfo di Napoli. Qui Antonio, Letizia e i loro amici si imbucano a un matrimonio, in una scena che simbolicamente riporta la principessa nel mondo reale, quello napoletano, suggellando il percorso narrativo che ha visto i due protagonisti avvicinarsi superando le barriere di classe.

L'esordio alla regia di Alessandro Siani si è dunque avvalso di un mosaico di location che attraversa confini geografici e culturali. Dal castello della Loira ai vicoli di Napoli, passando per l'eleganza mitteleuropea di Merano, il film costruisce visivamente quella distanza sociale che la trama si propone di colmare. Un viaggio per immagini che ha contribuito non poco al successo di una commedia capace di parlare a un pubblico nazionale, mescolando riferimenti riconoscibili della napoletanità con atmosfere da favola universalmente comprensibili.

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