Il regista di District 9 ha svelato un nuovo progetto rivoluzionario (ma accende polemiche per l'uso dell'AI)
Neil Blonkamp, il regista di cult come District 9 e Elysium, ha svelato al mondo il suo nuovo progetto: un corto sci-fi generato con IA ma senza aver sa
Neill Blomkamp, il visionario sudafricano che nel 2009 ci ha regalato District 9, quel piccolo capolavoro di fantascienza sociale che ha ridefinito il genere con un budget risicato e idee titaniche, è tornato a far parlare di sé. Ma questa volta non con alieni segregati nei bassifondi di Johannesburg, bensì con un esperimento che potrebbe segnare un punto di non ritorno nella storia del cinema: ha appena rilasciato Nightborne, il suo primo cortometraggio generato interamente dall'intelligenza artificiale.
La trama di Nightborne si muove nel territorio familiare a Blomkamp: fantascienza oscura con venature horror. La storia segue un pilota americano dato per morto e un programma militare segreto che riporta in combattimento soldati caduti. Il tutto girato in stile documentaristico, quella cifra stilistica pseudorealistica che aveva reso District 9 così visceralmente credibile. Solo che questa volta, ogni inquadratura, ogni movimento di camera, ogni espressione facciale è stata evocata dall'algoritmo.
Ma attenzione: questo non è un esperimento sterile da laboratorio tecnologico. Blomkamp ha utilizzato volti e voci di 32 persone reali, tutte sotto accordi di licenza regolari. Gli artisti umani hanno creato il concept art di base. Insomma, l'intelligenza artificiale qui è uno strumento, potentissimo e rivoluzionario, ma sempre guidato dalla visione autoriale di un regista che sa cosa vuole raccontare. Non stiamo parlando di un film generato casualmente da un algoritmo impazzito, ma di un'opera diretta, nel senso pieno del termine. E Blomkamp, sul suo profilo X, ha dichiarato senza mezzi termini che il prossimo passo sarà girare un lungometraggio completo con lo stesso metodo.
Per questo, Nightborne rappresenta quindi molto più di un semplice cortometraggio sperimentale. È un manifesto, una dichiarazione d'intenti, forse persino una provocazione. Blomkamp, che ha sempre avuto un rapporto viscerale con la tecnologia come elemento narrativo e tematico nei suoi film, ora la sta usando come mezzo espressivo primario. Non più solo racconto sulla tecnologia, ma racconto attraverso la tecnologia.