Il regista di Human Centipede dice addio al cinema: il suo ultimo film racconta anni di isolamento artistico
Tom Six, celebre per la trilogia di Human Centipede, ha realizzato un film che mescola documentario e finzione dove parla dei suoi ultimi anni, in particolare dopo la diagnosi di sclerosi multipla.
Tom Six, il filmmaker olandese diventato celebre (e controverso) per la trilogia di Human Centipede, sta per congedarsi dal cinema e dai suoi fan con un progetto tanto personale quanto estremo. Il 15 agosto uscirà su YouTube "The End of Tom Six", un documentario-confessione che il regista ha girato nell'arco di sei anni, documentando il proprio declino fisico causato dalla sclerosi multipla, una malattia che ha tenuto nascosta per quasi un decennio e mezzo.
Secondo quanto rivelato in un comunicato stampa, Six ha convissuto con la sclerosi multipla per 14 anni mantenendo il segreto assoluto. La svolta drammatica nella sua salute sarebbe legata alla battaglia per la distribuzione di "The Onania Club", un film satirico completato nel 2019 che avrebbe ricevuto recensioni entusiastiche dalla critica ma che nessun distributore ha voluto toccare. Il motivo? Un trailer che mostrava donne masturbarsi guardando filmati degli attentati dell'11 settembre, una provocazione talmente radicale da risultare indigesta persino per chi aveva metabolizzato la trilogia di Human Centipede.
Il comunicato non usa mezzi termini: "Nonostante le recensioni brillanti e i fan che imploravano la sua uscita, un'industria cinematografica dominata dalla correttezza politica si è rifiutata di toccarlo. La battaglia prolungata ed estremamente stressante ha accelerato la sua malattia e devastato completamente il suo corpo, fino al punto che ora si sta avvicinando alla fine della sua vita". È una dichiarazione dura, che punta il dito contro i meccanismi dell'industria culturale contemporanea e che solleva domande legittime sui confini della libertà artistica. Six ha sempre rivendicato il diritto di esplorare il grottesco, il disturbante, il limite oltre il quale lo spettatore medio preferisce non spingersi. Ma stavolta il prezzo pagato per questa coerenza artistica appare tragicamente alto.
Resta da vedere quale sarà la reazione del pubblico e della critica a questo progetto finale. Six ha sempre diviso: c'è chi lo considera un provocatore vuoto, interessato solo allo shock gratuito, e chi invece riconosce nella sua opera una riflessione disturbante ma necessaria sui tabù della società contemporanea. "The End of Tom Six" potrebbe rappresentare la sintesi definitiva di questa tensione: un'opera in cui la provocazione non è più uno strumento narrativo ma una necessità esistenziale, l'ultima parola di un artista che ha deciso di mostrare la propria vulnerabilità senza filtri.