Il sequel di Dungeons & Dragons è pronto, ma potrebbe rimanere un sogno
La sceneggiatura di Dungeons & Dragons 2 esiste già, ma rischia di non arrivare mai al cinema. I motivi dello stallo e le parole del regista Jonathan Goldstein
Ci sono film che riescono nell'impresa, quasi miracolosa, di conquistare istantaneamente critica e pubblico, convertendo anche lo spettatore più scettico. Dungeons & Dragons: L'onore dei ladri nel 2023 è stato esattamente questo: un'esplosione di ironia e ritmo capaci di far ricredere chiunque temesse l'ennesima operazione commerciale senza anima.
A svelare l'incredibile retroscena al San Diego Comic-Con è stato lo stesso co-regista Jonathan Goldstein. Intervistato ai microfoni di ScreenRant, il cineasta ha confermato che la stesura del copione per Dungeons & Dragons 2 non solo è stata completata insieme al fidato socio John Francis Daley, ma è un lavoro di cui vanno estremamente fieri.
Un testo pensato per valorizzare quel cast affiatatissimo guidato da Chris Pine e Michelle Rodriguez. Il problema, tuttavia, non sta nell'ispirazione artistica, ma nelle mere logiche di bilancio degli studios.
Un incasso non soddisfacente
Per comprendere lo stallo attuale bisogna fare un passo indietro e analizzare la sfortunata parabola commerciale del primo film. Rilasciata nell'infausta primavera del 2023, la pellicola si è trovata stritolata in una morsa letale tra due colossi del botteghino come John Wick 4 e il fenomeno planetario di Super Mario Bros. Il risultato? Un incasso globale di soli 205 milioni di dollari, una cifra del tutto insufficiente a ripagare un budget di produzione imponente e una campagna marketing aggressiva.
A nulla sono serviti il plebiscito della critica (attestato su un lusinghiero 91% su Rotten Tomatoes) e il caloroso passaparola degli appassionati. L'onore dei ladri è diventato da subito un classico istantaneo, ma con i conti in rosso. E nella Hollywood odierna, dove i mega-kolossal ad alto budget richiedono rientri economici pressoché immediati, un franchise che parte in perdita parte inevitabilmente con il freno a mano tirato.
A complicare ulteriormente il quadro ci si sono messe le profonde scosse telluriche che hanno investito l'industria cinematografica negli ultimi anni. Le ristrutturazioni ai vertici di Paramount e i vari riassetti societari hanno congelato qualsiasi progetto ad alto rischio finanziario. Prodotti visivamente opulenti come questo richiedono investimenti da centinaia di milioni di dollari; un azzardo che pochissimi produttori oggi sembrano disposti a correre senza garanzie assolute di ritorno economico.