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In che anno è ambientato C’è ancora domani? Paola Cortellesi ha scelto un momento cruciale della storia italiana

In che anno è ambientato C’è ancora domani? Scopriamo il periodo storico scelto da Paola Cortellesi e perché il 1946 è fondamentale per il film.

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Il bianco e nero, le strade di Roma, i soldati americani ancora presenti in città e una quotidianità che sembra appartenere a un'Italia lontanissima. C'è ancora domani porta immediatamente lo spettatore nel passato, ma Paola Cortellesi non ha scelto un periodo storico qualsiasi per raccontare la storia di Delia. Il film è ambientato nel 1946 e, più precisamente, nella Roma del maggio di quell'anno, poche settimane prima di uno degli appuntamenti più importanti della storia italiana: il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno che avrebbe portato gli italiani a scegliere tra Monarchia e Repubblica.

È un dettaglio fondamentale perché l'intera vicenda si svolge in un Paese appena uscito dalla Seconda guerra mondiale. Roma porta ancora addosso le conseguenze del conflitto, le difficoltà economiche sono evidenti e per le strade sono presenti i militari alleati. È proprio in questo contesto che vive Delia, interpretata dalla stessa Cortellesi. La protagonista abita a Testaccio con il marito Ivano, interpretato da Valerio Mastandrea, i loro tre figli e il suocero Ottorino. La sua è una vita scandita dai lavori necessari per racimolare qualche soldo, dalle faccende domestiche e soprattutto dalle continue violenze fisiche e psicologiche del marito.

Il 1946 permette così al film di raccontare contemporaneamente due Italie. Da una parte c'è quella che sta cercando di rialzarsi dopo la guerra e si prepara a decidere quale forma dare al proprio futuro; dall'altra c'è quella delle donne come Delia, ancora intrappolate in una società nella quale discriminazioni e violenze erano spesso considerate parte della normalità. La stessa Paola Cortellesi ha spiegato che l'idea di C'è ancora domani nasce anche dai racconti delle donne della sua famiglia. Nonne, bisnonne e zie le avevano tramandato storie legate proprio a quella generazione, che nella sua immaginazione avevano assunto i contorni del cinema italiano dell'epoca.

C’è ancora domani, fonte: Vision Distribution

Da qui deriva anche la scelta del bianco e nero. Non serve semplicemente a far sembrare C'è ancora domani un vecchio film: Cortellesi ha raccontato che, ascoltando da bambina quelle storie, le aveva sempre immaginate così, anche perché era cresciuta guardando in televisione il cinema neorealista. L'ambientazione richiama inevitabilmente proprio quell'immaginario. Testaccio diventa il cuore della storia, tra cortili, botteghe, mercati e strade popolari.

Molti esterni sono stati realmente girati nel quartiere romano, mentre gli interni dell'abitazione di Delia sono stati ricostruiti negli studi di Cinecittà, e tra i riferimenti dichiarati dalla regista c'è anche Bellissima di Luchino Visconti, con Anna Magnani. Ma c'è soprattutto un motivo per cui la storia non avrebbe potuto svolgersi in un anno qualsiasi. Il 2 e 3 giugno 1946 le italiane parteciparono per la prima volta a una consultazione politica nazionale, dopo aver già esercitato il diritto di voto nelle elezioni amministrative svoltesi nei mesi precedenti.

C’è ancora domani, fonte: Vision Distribution

In occasione del referendum e dell'elezione dell'Assemblea Costituente, milioni di donne entrarono quindi nei seggi insieme agli uomini per decidere il futuro del Paese. È proprio l'avvicinarsi di quelle giornate a rimanere sullo sfondo per gran parte di C'è ancora domani, fino a diventare decisivo nell'ultima parte del film. Per questo indicare semplicemente gli “anni Quaranta” o il “dopoguerra” significa perdere una parte essenziale della scelta compiuta da Cortellesi.

C'è ancora domani è ambientato nel 1946 perché Delia vive esattamente sulla linea di confine tra un mondo che sembra aver già deciso quale debba essere il suo posto e un futuro nel quale, per la prima volta, può iniziare ad avere voce. Ed è proprio in questo senso che il titolo assume un significato ancora più profondo: mentre l'Italia sta scegliendo che Paese diventare, anche Delia comincia a capire che il proprio domani potrebbe non essere già scritto.

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