Israele ad Eurovision 2027: confermata la presenza dopo le tensioni, ma cambiano le regole
Israele confermata a Eurovision 2027 in Bulgaria. KAN userà HaKokhav Haba per la selezione. EBU studia riforme al televoto contro voto politico e diaspora.
La notizia era nell'aria, ma ora è ufficiale: KAN, l'emittente televisiva pubblica israeliana, ha confermato la partecipazione di Israele ad Eurovision 2027, che si terrà in Bulgaria dopo la vittoria di Dara con "Bangaranga". Una conferma che chiude settimane di speculazioni e che arriva dopo le dichiarazioni di Martin Green, a nome dell'EBU, secondo cui non ci sarà una seconda votazione tra le emittenti partecipanti sulla questione della presenza israeliana al concorso.
La possibilità di una potenziale esclusione dal contest europeo sono dunque archiviate. Green aveva già chiarito che i membri si erano espressi a larga maggioranza in favore della partecipazione di Israele, mettendo fine a un dibattito che negli ultimi anni ha accompagnato ogni edizione della manifestazione canora più seguita al mondo. Con questa certezza, KAN può concentrarsi completamente sulla selezione del proprio rappresentante per la kermesse bulgara.
Ma la conferma di Israele è solo un tassello di un mosaico più complesso. Restano infatti da sciogliere i dubbi sulla partecipazione dei cinque Paesi che hanno boicottato Eurovision 2026: Slovenia, Spagna, Irlanda, Islanda e Paesi Bassi. Le loro decisioni, che siano di ritorno o di ulteriore assenza, potrebbero innescare una reazione a catena e influenzare le scelte di altre emittenti. Al momento appare improbabile che ci saranno nuovi scossoni, ma la situazione resta fluida e monitorata con attenzione dagli appassionati e dagli addetti ai lavori.
Parallelamente alla questione delle partecipazioni, dall'ultima assemblea generale dell'EBU tenutasi a Praga emergono indiscrezioni su possibili riforme del sistema di televoto. Secondo quanto trapelato, l'organizzazione avrebbe discusso o quanto meno presentato un pacchetto di novità volte a ridurre ulteriormente i fattori che possono influenzare i risultati finali del televoto. Non si tratterebbe solo di aggiustamenti marginali, ma di interventi più strutturali rispetto alla precedente riduzione del limite di voti da 20 a 10, già introdotta con l'obiettivo di garantire maggiore equità.
Le nuove misure allo studio dovrebbero andare oltre, affrontando due fenomeni che negli ultimi anni hanno alimentato discussioni e polemiche: l'impatto del voto della diaspora e quello che viene comunemente definito voto politico. Quest'ultimo termine si riferisce a situazioni in cui gli spettatori sostengono determinati artisti non tanto per le qualità artistiche della canzone o della performance, quanto piuttosto per motivazioni geopolitiche o solidaristiche legate agli sviluppi internazionali in corso. I riferimenti impliciti a Israele e Ucraina, Paesi che negli ultimi anni hanno ricevuto televoti particolarmente corposi in contesti di tensione internazionale, appaiono evidenti.
Se queste indiscrezioni venissero confermate, si tratterebbe di una svolta significativa nel meccanismo di voto dell'Eurovision, che da sempre cerca di bilanciare il giudizio professionale delle giurie nazionali con quello popolare del pubblico da casa. Le conferme ufficiali non dovrebbero tardare ad arrivare, considerando che l'Eurovision 2027 si avvicina e le emittenti partecipanti hanno bisogno di conoscere con precisione le regole del gioco.